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La credibilità di chi denuncia uno stupro

Posted by vacrigistina su 5 luglio 2011

Delusione e rabbia, le emozioni provate leggendo l’articolo di Mario Platero di domenica 3 luglio pubblicato sul Sole24ore, sul presunto stupro di Strauss-Kahn. Emozioni che oltre a spingermi a scrivere alla redazione, probabilmente mi indurranno anche a non comprare più il quotidiano di Confindustria. Ma credo che poco importi, dato che forse la redazione di quel giornale si arrocca ancora sullo stereotipo che “l’economia non è affare da donne”, rivolgendosi soprattutto ad un target di lettori uomini e facendo scrive in larga maggioranza giornalisti uomini. In ogni caso mi sono sentita in dovere di intervenire, perché ogni silenzio supporta il rafforzamento degli stereotipi e l’uso di un linguaggio e un giornalismo sessista, fattori che ovviamente contribuiscono alla violenza di genere, o comunque non concorrono alla sua eliminazione. Ma forse la carta dei doveri del/la giornalista e la deontologia professionale non trattano né la questione della violenza di genere né la questione di un linguaggio rispettoso dell’identità femminile e non sessista. Ma torniamo al punto. Tralasciando la questione di innocenza o colpevolezza che è materia di giudici, e non di lettori/lettrici ne tantomeno di giornalisti/e, ciò che mi offende e mi solleva dubbi sulla capacità di analisi del giornalista che ha scritto l’articolo (dovrei forse sospettare anche di un velato maschilismo?), è la criminalizzazione della donna che ha denunciato lo stupro, e quindi della VITTIMA, almeno fino a prova contraria (nuovamente nella materia dei giudici e non dei/lle giornalisti/e) di questa vicenda, che mi fa si preoccupare ma non mi sorprende, o meglio non mi appare, a fronte delle statistiche e delle vicende storiche più o meno recenti, così inverosimile.

La donna non è “attendibile”, perché fidanzata/spostata o amante di un uomo attualmente incarcerato per reati di droga? Perché ha sui suoi conti bancari 100 mila euro (acquisiti in modo legalo o illegale)? Perché è un’immigrata (e per giunta africana che parla Fulani) che ha fatto carriera come cameriera velocemente? Perché è una presunta – più o meno occasionale – prostituta (tesi sostenuta ovviamente della difesa, di cui lo stesso giornalista sottolinea la mancanza di prove!)? O perché dopo l’interrogatorio (che ricordiamo riguarda uno stupro, cioè una violenza fisica grave e con conseguenze anche psicologiche) urla nei corridoi?

Mi chiedo, come questi aspetti evidenziati nell’articolo influenzino l’attendibilità in merito alla denuncia di uno stupro subito. Cosa dovrei leggere tra le righe dell’articolo, che una prostituta è una bugiarda? Che una compagna di un trafficante, mente quando denuncia una violenza?O se una donna fa carriera come cameriera di hotel significa che “sa mungere denaro ai clienti” cioè si prostituisce (elemento considerato tipico d’altronde della carriera femminile?!) e quindi è sospettabile? O forse peggio ancora, che non ci dobbiamo stupire (e forse neppure chiederne giustizia) se chi accetta di essere pagato per prestazioni sessuali viene violentata? E’ davvero grave pensare (e scrivere su un giornale) che una prostituta non è credibile nella denuncia di uno stupro perché in questo modo si legittimano gli stupratori delle prostitute (e si incentivano perché difficilmente punibili legalmente?)

Ma poi magari, in fondo una prostituta se l’è cercata, come quelle donne che girano di notte sole, o quelle che indossano abiti succinti. Alla fine se sei una cameriera di hotel e prostituta, qualche dubbio lo sollevi no? Un po’ come quelle donne che denunciano di essere state violentate pur avendo indosso i jeans, un po’ come le mogli che denunciano la violenza sessuale del marito, ma ci sono restate anni insieme. Non sono credibili. Ed ecco che da vittime diventano prostitute, bugiarde, isteriche, approfittatrici.

Povera Nafissatou Diallo, si era illusa che in quello che è ritenuto il più grande paese democratico del mondo, non fosse difficile denunciare uno stupro, come in alcuni paesi del continente da cui è emigrata, che richiedono la testimonianza di 4 o 5 uomini affinché una donna che è stata violentata possa ricevere giustizia per l’atto di violenza subito. Si era pure illusa, di venire trattata almeno con dignità. Non sapeva che in questo occidente così ancora uomo, non servono testimoni per essere legittimate a denunciare una violenza, ma prove di castità e di buona condotta morale.

Pensando a te, e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, ho scritto questa lettera. Pensando a te e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, boicotterò tutti quei giornali che criminalizzano le vittime (anche se presunte).

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Stupratele tanto abortiscono

Posted by vacrigistina su 12 maggio 2010

Domenica a Massa Carrara si è svolto un convegno sulla pillola RU486 organizzato da Forza Nuova. All’incontro è intervenuto Roberto Fiore che dopo aver espresso le sue posizioni anti abortiste e aver paragonato l’interruzione di gravidanza all’eutanasia è stato contestato da alcune donne del comitato “Usciamo dal silenzio”. In risposta alle contestazioni (condivisibili) è stata urlata la frase, difficile da commentare per la sua gravità e violenza,  “strupatele tanto abortiscono”.

Per maggiori informazioni potete leggere l’articolo pubblicato su l’Antefatto e sul Tirreno di Massa Carrara

In risposta a quanto accaduto sul blog di Forza Nuova è stata pubblicata la posizione del partito fascista che accusa le femministe (?) presenti di essersi “rese protagoniste di un tristissimo spettacolo sul finire della conferenza, durante il quale hanno inveito con rabbia e astio nei confronti del nostro segretario nazionale Roberto Fiore, ospite dell’evento, che dal canto suo ha tenuto toni bassi e moderati, rispondendo alle loro farneticazioni con calma e precisione“.  E ancora: “Le femministe hanno quindi ben pochi motivi per fare dello strumentale vittimismo di convenienza: la loro azione si è dimostrata per quello che è, ovvero una becera e premeditata provocazione ai limiti della democraticità e del comune senso di civiltà”  (che invece a quanto sembra Forza Nuova e Fiore hanno).

Fiore, sempre sul sito di Forza Nuova, ha inoltre precisato che il suo “intervento volgeva proprio all’ esaltazione dell’ orgoglio femminile e materno che deve al dilà delle avversità economiche, sociali e culturali difendere quella fortunata condizione naturale che le porta ad essere portatrici di Vita e di Futuro per la nostra nazione. Pertanto oggi posso solamente dire alle donne che sarebbero state raggiunte dal demenziale insulto che Forza Nuova le criticherà fortemente sempre per le loro posizioni, ma le difenderà sempre come nostre sorelle, madri, mogli e figlie” In proposito alle azioni di difesa della destra avevo già scritto qualcosa in questo post ; vorrei far notare la visione fallocentrica del partito: le donne – qui quelle femministe – esistono solo nelle relazioni familiari e in relazione quindi agli uomini; le donne hanno un’orgoglio femminile (bleah) perchè possono procreare per la nazione. Anche per questa visione (oltre a tutte le altre posizioni che qua non sto a riprendere) oltre che per la posizione antiabortista espressa nell’intervento, le donne che si sono alzate e hanno contestato non solo non meritano insulti ma al contrario si meritano applausi. Quelli di Forza Nuova sono fascisti, hanno fatto bene a ricordarlo “le femministe” presenti. E dai fascisti non ci si può aspettare altro che violenza fisica e verbale e una visione del mondo patriarcale.

Per quanto riguarda la definizione usata da Fiore per qualificare l’insulto,  altro che demenziale chi ha pronunciato quella frase ha compiuto un vero e proprio atto di incitamento all’odio e alla violenza di genere. Demenziale definirei piuttosto il paragone aborto-eutanasia. Anche se ovviamente non sarebbe del tutto insensato se il paragone volesse evidenziare la posizione di certe forze sociali e politiche, partiti fascisti e chiesa cattolica in primis, versoquesti due diritti e verso il corpo delle donne e delle persone, volesse evidenziare la loro ipocrisia verso quello che loro definiscono vita ma vita non è ancora o non è più bilanciata da un’indifferenza – silenzio – razzismo verso quella che è vita ma che loro giudicano vita inferiore.

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