Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

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Mondiali e sessismo

Posted by vacrigistina su 15 giugno 2010

Appena pubblicato l’articolo sui mondiali, e aver scritto un altro articolo che presto pubblicherò, aprendo la cassetta della posta di casa mia ho scoperto un terzo fattore legato ai mondiali che mi crea qualche problema: la pubblicità sessista (a domicilio).

Nella mia cassetta ho infatti trovato un volantino di una pizzeria della zona che promuove le offerte previste per i mondiali. Ecco qua la foto del volantino:

Penso che l’immagine si commenti da sola. La pizzeria in occasione dei mondiali seleziona i migliori prodotti, cioè donne formose. La metafora donna=prodotto basterebbe , ma con la scelta della foto, credo che sia veramente disgustosa e offensiva. Spero che chi troverà questo volantino nella cassetta della posta, abbia la dignità e l’intelligenza d fare ordini a questa pizzeria e di non dare soldi a chi offende e mercifica le donne.

Colgo l’occasione per segnalare l’articolo del sito Maschile Plurale I mondiali degli uomini dove si parla delle ragazze che vengono fatte prostituire in occasione dei mondiali.

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Rai per una notte: una prospettiva di genere della serata

Posted by vacrigistina su 26 marzo 2010

Bell’evento, quello di ieri sera. Non ero in piazza, ma anche da casa ho percepito l’energia positiva. E’ bello vedere che le persone, di fronte al pericolo della censura e all’attacco al diritto di espressione e informazione (attivo e passivo), reagiscono. Vedremo che succederà. Ovviamente possono esser sollevate alcune critiche e possono nascere alcune perplessità sull’organizzazione e sui propositi, ma fa bene sentire parole come quelle pronunciate da Milena Gabanelli (che probabilmente ha fatto il discorso più bello), a Gad Lerner e a Barbara Serra (che ci ha ricordato i principi del giornalismo anglosassone e la differenza tra la televisione pubblica inglese e quella italiana), Mario Monicelli. Come fa bene leggere che Vittorio Feltri è stato sospeso dall’Ordine dei giornalisti (ma nonostante questo sono a favore dell’abolizione dell’ordine).

Una cosa nella serata mi ha colipto più di tutte: le lavoratrici intervistate. E’ stato infatti dedicato un spazio (molto piccolo) a tre realtà del mondo del lavoro, e a parlarne sono state tre donne. La storia della fabbrica dell’Omsa (dove lavorano 320 operaie sul totale di 400 dipendenti), della Renopress di Faenza e dell’ISPRA. Storie di cassaintegrazione, di delocalizzazione delle fabbriche, di precariato e di tagli alla ricerca. Tre donne della nostra realtà, di quella che troppo spesso viene dimenticata dai media, di quella realtà che viene continuamente manipolata dalla tv con la sua operazione di vetrinizzazione sociale e mercificazione del corpo delle donne. E’ stato proprio bello vedere che a rappresentare il mondo del lavoro ci fossero donne. Ed è probilmente la cosa che più mi è piaciuta.

Mi è piaciuta molto meno, la metafora usata da Luttazzi per “descrivere” la situazione dell’Italia. Ho un’idea molto alta della satira, anzi adoro la satira (sarà anche perchè sono nata nella città del Vernacoliere), e credo che il diritto di satira sia sempre e comunque da difendere. E più è pesante e più mi piace, la satira. Ma come percepisco e conseguentemente critico il sessismo della pubblicità, della tv, dei media, del linguaggio in generale, ecc., lo faccio anche per la satira. Forse sbaglio. Non so, ma da donna sentirmi paragonata al “servilismo di alcuni giornali”, sentirmi paragonata a Minzolini, non è proprio piacevole. E neppure divertente. A me piace molto Luttazzi e approvo il suo modo di far satira. Forse sarebbe bastata una parola per spiegare bene che non si voleva offendere le donne, e che poi alla fine il sesso anale passivo è bisex. Ma quella frase non c’è stata. C’è ne sono state purtroppo altre per descrivere il comportamento sessuale della donna: servile, sottomesso, una resistenza falsa che viene poi abbandonata per raggiungere l’orgasmo da sottomissione. Non è tanto la metafora del sesso anale doloroso e spiacevole, che ci può anche stare. E’ stata l’associazione atteggiamento sessuale della donna (secondo Luttazzi ovviamente) all’atteggiamento passivo, mediocre e servile degli italiani e delle italiane, che anche se cercano falsamente e lievemente di resistere poi si lasciano prendere e alla fin fine li piace pure. Mi dispiace Luttazzi ma hai proprio scelto una metafora infelice, perchè sessista. E il sessimo anche nella satira, fà schifo, fa arrabbiare e non fa ridere.

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