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Anniversario sentenza costituzionale n°33/1960 (le mestruazioni non contano più)

Posted by vacrigistina su 19 maggio 2010

Presentata il 13 maggio e depositata in cancelleria il 18 maggio la sentenza costituzionale n°33 del 1960 segna un passaggio fondamentale nel cammino verso la parità tra donne e uomini nel nostro paese.

La sentenza infatti si pronuncia sull’incostituzionalità della norma contenuta nell’art.7 legge del 17 luglio 1919 n° 1176, articolo, sulla base del ricorso presentato nel 1959 da Rosa Oliva contro il Ministero dell’Interno per l’impossibilità, in quanto donna, di partecipare alla selezione concorsuale per la carriera prefettizia. Tale norma infatti escludeva le donne da tutti gli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di diritti e di potestà politiche, limitando quindi per esempio l’accesso alla carriera prefettizia e alla magistratura.

La corte costituzionale dichiara la legge incostituzionale perché in contrasto con l’art.3 Cost. e l’art.51, stabilendo che il legislatore non può dettare norme attinenti al requisito del sesso e non può infrangere il principio fondamentale dell’eguaglianza.   

A seguito di questa sentenza, nel 1963 è stata emanata la legge n°66 che abroga la legge 1176 e stabilisce che “La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge. L’arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari”.

La legge relativa alla forze armate, è stata poi emanata nel 1999, dopo ben 36 anni!

L’eguaglianza che oggi a molte giovani donne sembra tanto scontata, e sembra raggiunta totalmente, fino a 50 anni fa, era esplicitamente negata da leggi e ordinamenti. Grazie all’iniziativa di una coraggiosa e determinata donna, è stato possibile eliminare una grave discriminazione. E oggi a che punto stiamo? Come possiamo agire per andare oltre l’eguaglianza formale e arrivare all’eguaglianza sostanziale? Molte sono le risposte. Al convegno tenuto dal “Comitato 50 anni verso la parità” (sono previste altre iniziative per celebrare questo importante anniversario), le presenti Rosa Oliva e Maria Rita Saulle – giudice costituzionale – hanno invitato a “richiamare” l’attenzione della corte costituzionale su altre norme che possono in un qualche modo limitare l’eguaglianza e discriminare le donne, soffermandosi in particolare sulle norme spesso disattese relativi alle azioni positive. Intanto sarebbe già una buona cosa ricordare questo momento, ricordare che fino a non molto tempo fa a causa delle nostre mestruazioni non potevamo fare le giudici o le magistrate, e tenendo ben presente che i diritti e la possibilità di esercitarli non sono mai stati regalati del potere di turno e sono sempre in pericolo. I diritti purtroppo in queste nostre società falsamente democratiche e egualitarie, vanno conquistati e una volta conquistati vanno difesi. Non ci possiamo distrarre e non ci possiamo crogiolare sulle conquiste altrui. Anche se oggi siamo tornando ad livello ancora più basso: moltissime sono le ragazze e le donne che non conoscono e riconoscono le conquiste delle donne, per le donne e per una società migliore, moltissime sono pronte a sputare sul piatto dove mangiano (spesso accontentandosi delle briciole o scambiando per caviale gli avanzi di lombo o peggior ancora volendo adeguarsi al gusto del caviale) servito dai movimenti femministi e da donne coraggiose e determinate. Oggi, forse schiacciate dal benessere e dalla precarietà esistenziale, siamo ad un livello ancor più basso perché non sappiamo più riconoscere i nostri diritti, riconoscere le offese e le discriminazioni, non sappiamo più dare voce ai nostri desideri e alle nostre idee, non ci sembra poi così anormale e ingiusto non aver diritti o non poterli esercitare.

Ma adesso ricordiamo i bei momenti: auguri sentenza costituzionale 33/60!

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Immagini amiche delle donne: se ci offendi non vale

Posted by vacrigistina su 4 marzo 2010

Pubblicizzo con piacere la campagna dell’UDI (segnalata in un commento), che partirà il prossimo 8 marzo, e che ha come obiettivo quello di far rispettare la risoluzione del Parlamento Europeo del settembre 2008, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donna e uomo, e di “sanzionare” le pubblicità che sfruttano il corpo femminile e la donna a fini puramente commerciali, offendendo la nostra identità di genere e rafforzando la visione della donna-oggetto.

Sul sito dell’UDI al seguente indirizzo potete trovare maggiori informazioni sulla campagna, sulle iniziative e su come aderire: http://unionedonne.altervista.org/index.php/campagne-udi/immagini-amiche.html

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Ci sono donne che non devono chiedere mai

Posted by vacrigistina su 1 marzo 2010

Giovedì sera, mentre mi stavo addormentando guardando Annozero che per effetto par condicio aveva come ospiti Morgan, mi sono improvvisamente riattivate le sinapsi, quando tra una pubblicità e l’altra è apparso, come per miracolo, uno spot realizzato da Comune di Torino in collaborazione con l’associazione Scambiaidee e con il patrocinio di Pubblicità Progresso. Lo spot è soltanto uno dei canali scelti per la campagna di comunicazione promossa dal Comune di Torino, “Ci sono donne che non devono chiedere mai”, pensata per il prossimo 8 marzo.

Lo spot, e la campagna di comunicazione, finalmente affrontano il problema chiave della disparità di genere: la craezione di ruoli, supportati da stereotipi, che hanno conseguenze direttamente negative sulla vita delle donne, e indirettamente sulla società nel suo complesso.

Penso che sia indiscutibile l’esistenza di una disparità nella distribuzione dei compiti e dei lavori domestici e di cura a discapito delle donne. E poiché il tempo è un’entità finita (purtroppo) per svolgere i vari lavori attribuiti alla loro naturale propensione, le donne devono rinunciare ad altre attività, che vanno dal lavoro retribuito al godimento del tempo libero. Per quanto sia riscontrabile un cambiamento, ed oggi finalmente esistono coppie eterosessuali che collaborano ed equamente si dividono i lavori domestici, tale mutamento è paragonabile alla punta di un icerberg, sia perché ancora molto ridotto, sia perché molto lento a realizzarsi.

Quindi lo spot ed il messaggio che esso veicola “NON ESISTONO RUOLI” mi sembrano estremamente utili, perché il mantenimento di una visione dicotomica delle attività, dei ruoli e delle funzioni è la prima leva discriminatoria che innesca le altre discriminazioni e iniquità, che vanno dal licenziamento di una manager diventata anche madre, alla femminilizzazione/mascolinizzazione di alcune professioni, all’esclusione da alcune attività, come quella politica, che richiedono molta disponibilità di tempo, ecc. ecc.

Insomma il godimento degli uomini in questi secoli del lavoro delle donne nelle case, con le bambine, con le anziane, si configura come proprio e vero sfruttamento di forza-lavoro (per giunta gratis) che ha permesso agli uomini di lavorare nella polis, nell’agorà (con gli effetti, tra l’altro disastrosi che vediamo).

In mezzo quindi a tanta pubblicità televisiva che sfrutta a fini commerciali, alimentandoli e rafforzandoli, gli stereotipi di genere, tipo quelle dei detersivi che mostrano sempre donne che lavano e fanno lavatrici, fino ad arrivare alla peggiore, cioè a quella delle sottilette Kraft che mostra una bambina che prepara la cena per il bambino-marito distratto guardando la partita di calcio, fa davvero piacere vedere un bello spot… peccato che sia uno e brevissimo .

Concludendo, se ci sono donne che non devono chiedere mai, io spero proprio di essere una di loro…spero cioè di aver scelto/o di scegliere un compagno che abbia veramente la consapevolezza che non esistono ruoli e che la condivisione e la collaborazione siano regole di vita scontate…Ancora una volta purtroppo siamo costrette noi ragazze far i conti con una educazione familiare sbagliata, ingiusta e discriminatoria, ma se posso dare due consigli, primo non sottovalutate l’importanza di questa condivisione, soprattutto se avrete figlie, se lavorate, se avrete genitori da accudire, è davvero fondamentale distribuire in maniera equa ili lavori di cura, secondo non perdete troppo tempo, se il vostro attuale compagno non ha capito come deve esser una vita di coppia, trovatene un altro e lasciato solo a stirarsi le camicie…

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