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Perché, perché la domenica non ci porti pure me?

Posted by vacrigistina su 15 giugno 2010

Ci ho pensato bene, ma non riesco a trovare qualcosa nel complesso più irritante dei mondiali di calcio. Tutti quei soldi, tutta quella pubblicità, tutte quelle bandiere, tutto quel dire e commentare.

I mondiali sono il trionfo dell’ignoranza, dell’ipocrisia e del conformismo. Strade deserte, gente che si affretta, e organizza tempi ed impegni in base al programma delle partite. Qualcuno ha pure parlato di permessi straordinari da lavoro per vedere le partite dell’Italia. Assurdo. Ci mancherebbe questa immensa discriminazione, o meglio stronzata, per rinunciare alla minima speranza che ancora ho verso i miei diritti di lavoratrice a progetto. Ma di assurdità legate ai mondiali ce ne sono parecchie.

Due sono le cose che diventano davvero intollerabili:

* le persone che di calcio non ci capiscono niente, che non hanno mai messo piede in uno stadio, che prima di seguire le partite domenicali del campionato se atee andrebbero in chiesa o andrebbero a lavorare, ma che quando ci sono i mondiali, organizzano serate tra amici per tifare tutti insieme, che programmano i loro impegni in base alla partita, che di improvviso non perderebbero gli undici uomini in maglietta azzurra per niente al mondo. E questa incomprensibile perchè improvvisa passione per il calcio, nasce in molte donne – almeno quelle dalla mie età. Molte ragazze che non sanno neppure le regole del calcio, che non hanno neanche molto spirito patriottico, anzi tutt’altro, si lasciano trascinare in questi sentimenti da tifose. Qualcuna accetta inviti in maniera confusa, il suo corpo si muove verso la casa con il maxischermo o la piazza dei festeggiamenti, ma la sua testa è altrove…Altre invece diventano vere proprie promotrici di eventi, organizzatissime, si muniscono perfino di colori per dipingersi la faccia e le unghie. Spero che qualche interrogativo sia concesso.

Ma perché accettare così passivamente i gusti del momenti? Essere così vittime dell’agenda setting? Perché, perché, come mai? Cosa succede nella vostra mente? Io non riesco davvero a capirlo e non posso accontentarmi delle risposte “ma si fa per passare una serata tutte insieme, così per divertirsi”. No, ci sono mille modi per divertirsi, e altrettanti per stare insieme. E poi allora perché la domenica non andate mai allo stadio per stare tutte insieme e per divertirvi? Ve lo dico io, che vi conosco, perché non siete appassionate di calcio, perché le partite vi annoiano, perché non ve ne può frega de meno di chi vince perde o pareggia… Vi fa anche un po’ schifo, ma quando arrivano gli azzurri, boh, d’improvviso non c’è niente di più divertente e simpatico che incollarsi alla tv a vedere 22 uomini giocare a calcio (anche se magari fuori ci sono 30 gradi). E so anche che non è neppure la voglia di “sentirsi italiane”, molte di voi sono disgustate da questo paese e non fanno che dire quanto vorrebbero andare all’estero….e poi cos’è per voi quest’Italia? Ci vogliono smantellare la costituzione, ma tutti difendiamo più che i costituenti, l’allenatore della nazionale. Un paese che ci offre solo contratti a progetti, ma in un modo o nell’altro alimentiamo il mercato calcistico. Un paese governato da persone che cercano di aggirare, neppure tanto di nascosto, la democrazia e altre che si abbeverano nelle sacre acque del Po pisciando nel Tevere, ma tutte di improvviso sono orgogliose di essere italiane. Si urla davanti al pericolo di un’azione di attacco davanti alla porta azzurra, e si fanno spallucce di fronte alle manovre finanziarie che ci rovineranno a livello economico. Peggio ancora ci interessiamo ad avere un’opinione in merito agli schemi decisi dal mister, e poco ci importa di capire perché lo schema occupazionale di questo paese prevede sempre la solita formazione: politici all’attacco, imprenditori in allenamento, sindacati in debole difesa subito sfondata, stagisti e co.co.pro in panchina, migranti a raccattare le palle, donne a fare i massaggi.

Ridicole, tristi, irritanti, ipocrite e conformiste. E non c’è peggior cosa di una donna  conformista. Ecco diciamola la verità. E’ questa. E come non mi sono mai sentita offesa dalle critiche al mio poco “amore verso la nazionale” o per il mio atteggiamento definito snob solo perché libero dai condizionamenti del momento, o dalle accuse di essere noisa e rigida intellettualmente, spero che non si offendano le persone, che si rispecchiano in questo bel quadretto di neo-tifose calcistiche.

Seconda cosa davvero irritante (e questa comunque mantiene un certo andamento costante, anche quando i mondiali non ci sono):

* gli articoli e i servizi dei giornali e dei tele o radio giornali. Gli allarmi lanciati sul “pericolo abbandono donne” “sul rischio di solitudine delle donne in questo periodo”. C’è chi per arginare il pericolo gravissimo che non ci sia abbastanza tenerezza e attenzione verso le donne, che ha organizzato il bacio gratis per strada. La stampa definita e ritenuta femminile, propone una serie di consigli per non sentirsi sole o per non farsi abbandonare dei mariti e compagni.

Insomma ci mettono in guardia, noi donne, dalla possibilità che il nostro compagno preferisca vedere la partita alla nostra compagnia. E forse mettono in guardia anche gli uomini: insomma non si sa mai, cosa può fare la tua compagna mentre con gli amici bevi birra davanti alla tv??

Eccolo qua lo stereotipo classico. Eccoci di nuovo qua, ad annegare negli stereotipi promossi e consolidati dai nostri media. Media che non parlano quasi mai del pericolo della violenza domestica, che non dedicano più di 2 minuti al mese alla violenza di genere, ma che però ci aiutano a capire il rischio solitudine causa mondiali.

Stereotipi. Anche se il calcio è ancora oggi un gioco sessuato, cioè il gusto e la passione verso il calcio, è legata al genere: se nasci bambino hai molte più probabilità di appassionarti al calcio di una bambina (con le rare eccezioni che sempre ci sono in questi casi) a causa di tutti i condizionamenti sociali, culturali e comportamentali dell’ambiente in cui vivi (famiglia, scuola, società). Questo è purtroppo innegabile. Una società meno condizionata da sovrastrutture legate al genere, non farebbe diventare il calcio gioco maschile.

Ok. Fino a qui ci siamo. Ma perché legare a questo dato oggettivo lo stereotipo della donna che si dispera perché l’uomo va a vedere la partita? Cos’è, ci siamo fermati davvero agli anni di Rita Pavone? E poi perché dare così tanto peso all’assenza dell’uomo? Al tempo dedicato ai mondiali? Penso che sempre, aldilà dei mondiali, i componenti delle coppie abbiano i loro impegni, i loro interessi, i loro spazi. Qual è quindi il pericolo?

E quale sarebbe poi la soluzione? Non si capisce se sia meglio baciare uno sconosciuto per strada o scimmiottare i gusti del proprio compagno, o peggio ancora rassegnarsi a soffrire per questi momenti di abbandono, o forse la cosa migliore sarebbe approfittare della casa libera per le pulizie. Confido nel prossimo editoriale del Tg1 per scoprire come risolvere il problema.

Intanto i primi risultati:

Stereotipi battono cambiamento per 2 a 0.

Ipocrisia batte sincerità 3 a 0.

Conformismo batte autonomia mentale 4 a 1.

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