Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Posts Tagged ‘La politica delle e per le donne’

Una corsa al potere senza fine

Posted by vacrigistina su 11 marzo 2010

Ieri sera ho avuto modo di vedere un bellissimo spettacolo su Simone Weil (A modo di un melo in fiore di Maria Sandias) e di ascoltare subito dopo un’interessante riflessione di Ida Dominijanni sulla visione del potere, sviluppata a partire da un estratto del testo di Simone Weil “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”, scritto nel 1934, quando la filosofa aveva soli 25 anni.

Per Simone Weil “non c’è mai potere ma solamente corsa al potere… senza termine, senza limite, senza misura…”

Questo non significa che non ci sia esercizio del potere, repressione, oppressione, al contrario secondo la Weil la società si basa sulla divisione, che si trasforma in conflitto, tra chi comanda e chi esegue. Vedere il potere come una corsa verso il raggiungimento, o meglio il mantenimento, di se stesso, significa vedere il potere come limitato (come ogni fenomeno), il potere non è assoluto e quando lo diviene (come i totalitarismi passati e presenti) non è mai per sempre. Il potere investe il “cuore stesso della vita sociale” incidendo sul nostro modo di stare con gli altri, il desiderio di potere si rivela come un’illusione, un’aspirazione continua che non si realizza mai completamente. Il potere si esaurisce nella corsa al potere, una corsa che non ha mai fine e che sfinisce anche i potenti. L’esercizio del potere non si stacca mai dal problema del suo mantenimento. Non c’è quindi potere ma una ricerca infinita e faticosa del potere. E anche questa ricerca implica oppressione e repressione, la ricerca e la necessità di garantire il mantenimento del potere provoca enormi danni ai chi è comandato, ma anche a chi comanda.

Quale pensiero si adatta meglio a quello che stiamo vivendo oggi nel nostro paese democratico, dove quindi il potere non può (potrebbe) essere assoluto, ma delegato e limitato, dove assistiamo ogni giorno alla ricerca del mantenimento del potere da parte di chi, provvisoriamente, lo detiene? Una ricerca che si esprime in parlamento, con l’uso ordinario del voto di fiducia, con leggi che hanno l’obiettivo di non far “cadere il re dal suo trono”, con regolamenti che limitano la libertà di informazione, nella sua accezione di diritto passivo e attivo, con leggi che limitano gli spazi su cui si può indagare e informare, con attacchi alle istituzioni garanti di principi costituzionali, con azioni che mescolano i confini tra il controllore e il controllato, con attacchi alla divisione dei poteri, con leggi che aumentano le garanzie di sopravvivenza e i privilegi di chi governa, con l’ambivalenza delle regole, alcune devono essere rispettate (la par condicio) altre sono solo “pura forma” che ledono la sostanza (le regole per la presentazione delle liste). Il Presidente del consiglio e il governo che lo supporta e rappresenta, ci sta dando una vera dimostrazione della corsa al potere, senza limite senza misura, senza fine. Un potere che ha paura di esaurirsi, di finire, una paura che crea più danni ai cittadini del potere stesso.

Il problema oggi è che non esiste più la necessità di contrastare il potere, di mettersi in conflitto con esso, di limitare la ricerca del potere, di ostacolare la sua corsa; oggi non esiste più la capacità di trasformare la paura di chi detiene il potere, in una sua debolezza, in un fattore di crisi del potente.

Mentre Ida Dominijanni parlava mi sono resa conto che quello che avevo considerato sempre una certezza in realtà adesso sta iniziando a vacillare: mi sono sempre detta che oggi l’instaurazione di un regime dittatoriale nel nostro paese sarebbe stata impossibile, impensabile, assurda, perché non sarebbe stata permessa dai noi cittadini/e, nati/e, cresciuti/e e abituati/e alla democrazia e all’esercizio della libertà. E mi sono sempre chiesta come avessero fatto a permettere lo sviluppo del fascismo, pensando che oggi sia diverso, che noi siamo diversi.

Ma questa certezza, di fronte all’indifferenza verso alcuni fatti che ledono le nostre libertà, i diritti costituzionali, i principi su cui si fonda la democrazia, l’indifferenza verso il potente che delinque, di fronte all’affermazione del principio più becero “vince chi è furbo”, di fronte ad un’opinione pubblica che latita e che anche se si esprime in mille modi nuovi e diversi, come per esempio la rete, non riesce ad aggregarsi, non riesce a incidere. Di fronte al fondo che si sposta sempre più in profondità, proporzionalmente all’aumento del grado di sopportazione e alla diminuzione del voglia/necessità/capacità di indignazione, la certezza che oggi un regime non si possa instaurare, vacilla. E però insieme all’incertezza, in modo molto contraddittorio, vacilla anche l’entusiasmo di esercitare il mio diritto/dovere al voto. Che fare quindi? Come riuscire a diventare (di nuovo) il granello di sabbia che inceppa la ruota del sistema? Come diventare l’ostacolo della corsa al potere?

Come convertire tutti i pensieri in azioni? Come trasformare le azioni in pensieri? Simone Weil riusciva a farlo, ha dedicato la sua vita a “testimoniare”, e la sua testimonianza nasceva dall’esperienza concreta (della fabbrica, della guerra, dei campi), Simone Weil quando non ha più potuto testimoniare a rinunciato alla vita. E io nei confronti di questo, nei confronti di quello che sta succedendo, mi sento profondamente vigliacca, stupida, inutile. Ma poi mi dico, che in fondo anch’io, anche se in maniera minore, sto testimoniando con questo mio blog. Testimoniando la condizione delle donne, testimoniando che c’è qualcuna che non sta in silenzio. Ma questo può bastare?

Poi torno sempre al punto di partenza: il potere con cui oggi facciamo i conti, il potere che la storia ci ha mostrato e trasmesso è sempre potere maschile, perché inventato, progettato, costruito ed esercitato dagli uomini. Torno sempre alla domanda centrale delle mie riflessioni: come ci possiamo porre noi donne nei confronti del potere? Come possiamo lavorare per la sua demolizione? Decidiamo di rifiutarlo o di esercitarlo nostro malgrado o a nostro modo? Torno sempre al disagio generale di fronte al potere, e al disagio particolare, di donna di fronte al potere maschile…

Tra l’altro Simone Weil ha scritto anche il Manifesto per la soppressione dei partiti politici, nei quali vedeva “un male allo stato puro o quasi”, partiti che avevano secondo la Weil l’ideale “un partito al potere e tutti gli altri in prigione” (ovviamente pensiero che va adattato ai tempi in cui l’ha scritto, cioè dei totalitarismi europei).

E anche i partiti che oggi si contendono l’esercizio del potere, sono partiti maschili, perché costruiti da uomini su tempi e modi maschili. In questi partiti alcune donne hanno deciso di entrare, con esiti più o meno positivi. Ma, anche qui, non è il caso di chiederci cosa e come, possiamo fare noi donne, qualcosa magari che vada oltre i partiti e che duri di più di un movimento? E che sia espressione di tutta la società e non solo di una sua parte.

Annunci

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 3 Comments »

Donne e politica – intermezzo

Posted by vacrigistina su 23 febbraio 2010

E’ arrivato il momento di proporre una nuova questione: le quote rosa
Una breve premessa però sulla scelta della definizione è d’obbligo: prendo le distanze dall’aggettivo rosa perché non fa che avvallare gli stereotipi che con tanta fatica quotidiana, cerco di far notare e di eliminare.
Tornando al tema delle quote, lo propongo per due ragioni. Primo perchè non si può parlare di elezioni, politica e candidate senza porre l’accento sull’assenza delle donne dai luoghi decisionali. Secondo perchè in Campania, esiste una legge regionale che prevede le quote per le donne, e mi sembrava interessante farlo notare anche in questo spazio.

Probabilmente le nuove candidature di cui ho parlato nel precedente post, che considerando l’importanza della carica, risultano superiori quantitativamente alle precedenti elezioni, farebbero supporre che il cambiamento sta avvenendo anche senza una legge che preveda una quota minima di donne nelle liste elettorali. E per cambiamento si intende la partecipazione delle donne alla politica e conseguentemente il loro ingresso nelle istituzioni.
Ricordiamo che la legge proposta dall’allora ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo, fu respinta a larga maggioranza in parlamento. Votarono contro rappresentanti, uomini ovviamente interessanti a mantenere il loro culetto al caldo sulle comode poltrone da parlamentari, di tutti i partiti, anche quelli di centrosinistra , che poi si fecero vanto nelle successive elezioni politiche di aver riservato (la scelta del termine non è casuale, dato che la partecipazione delle donne sembra sempre essere una concessione degli uomini, se a parlare/votare/decidere sono proprio coloro che per secoli e secoli hanno goduto di privilegi e hanno costruito modi e tempi sulle loro esigenze), posti nelle liste a candidate di genere femminile. Peccato che i posti erano pochi (fatta eccezione per la Sinistra arcobaleno e per Sinistra critica) e in posizioni difficilmente eleggibili.

Sulla questione delle quote, comunque, il dibattito (almeno in passato) è articolato.
Da un lato ci sono critiche alle leggi che prevedono quote perché sembrano essere una concessione più che un intervento strutturale capace di intervenire sui reali ostacoli che rendono difficile la partecipazione delle donne alla vita politica attiva (o meglio a quella di rappresentanza).
Pure e dure alcune donne ritengono che “i posti non ce li devono dare, ma che ce li dobbiamo prendere”. Opinione condivisibile, ma forse poco realistica e poco attenta ai problemi, di tempo soprattutto, ma anche di relazioni di potere, che svantaggiano le donne.
Da un altro punto di vista, le critiche alle quote nascono dalla paura che tale misura sia solo di facciata: garantire un numero minimo di posti alle donne non significa garantire la partecipazione, nè tanto meno la sua qualità.

Aggiungo un altro spunto: vogliamo entrate davvero nei palazzi di vetro costruiti e sostenuti da braccia maschili? Se si, a che prezzo? Se si a che modo? Queste domande celano la mia preoccupazione per l’omologazione della “politica delle donne” agli usi e ai costumi della politica che fino ad oggi è stata maggioritaria, cioè quella degli uomini; politica che è bene ricordare, ha costruito una società piena di ingiustizie, violenze, guerre ecc ecc.

Esistono poi le sostenitrici delle quote. Donne che partendo dai reali problemi che ancora oggi esistono, ritengono che inizialmente, per riequilibrare la presenza, sia necessario garantire un numero di posti significativo alle donne (il 40% o nelle migliori delle ipotesi il 50%). Le quote sono quindi, in questa prospettiva, il primo passo. I passi successivi, dovrebbero esser fatti, dalle donne che entrate nelle istituzioni prendono decisioni e attuano azioni utili per il miglioramento della situazione femminile. Donne che agiscono sempre seguendo il principio del gender mainstreaming.
Ma guardandomi attorno, non mi sembra che questo accada, non almeno per le donne che fanno politica (fatta eccezione per le ministre per le pari opportunità). Nella maggior parte dei casi, le donne che entrano nelle istituzioni, perdono (qualcuno direbbe che sono costrette ma sinceramente non condivido) la loro identità di genere (sempre che poi l’abbiano avuta prima di essere elette).

E forse è su questo che dovremmo lavorare di più. La stupida frase “le donne sono le peggior nemiche delle donne”, merita forse in questo caso di esser presa in considerazione almeno parzialmente. Probabilmente ciò deriva dal fatto anche che le donne che vengono scelte dai colleghi di partito, lo sono proprio perchè omologate ad un modello rispondente alle logiche del potere dominante.

Direi quindi che forse non è tanto il numero delle donne ma piuttosto la qualità, che si esprime in consapevolezza dell’identità di genere, sulla quale dovremmo interrogarci e riflettere.
Che me ne faccio insomma di 100 candidate se queste poi si comportano come gli uomini? Se non intervengono in maniera trasversale sulle pari opportunità? Se non cooperano per la costruzione di una società più paritaria? e arrivate nei luoghi di potere, intendano ed esercitano questo potere nell’unica accezione che oggi è conosciuta, cioè quella maschile? (Per non dire poi che me ne faccio di 100 candidate se queste sono come la Binetti-donna cilicio?)

Insomma la tematica, non si riduce alla matematica, non può esser semplicemente risolta con un algoritmo (menomale perché le donne si sa che biologicamente non sono portate per tale disciplina, e che al massimo si possano dedicare ai conti della spesa, senza però considerare l’inflazione perché è troppo complicata per i loro cervellini).

Per quanto mi riguarda credo che le quote possano rappresentare un’utile azione, se “transitoria” e soprattutto supportata da altre azioni positive, in modo particolare azioni mirate a diffondere la cultura di genere, a promuovere la condivisione di ruoli e lavori (domestici e di cura) e a eliminare gli stereotipi.

Concludo, senza concludere la riflessione, ma proponendo un articolo sul sito In genere.

So già che ne riparleremo di questo tema…purtroppo!

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , | 1 Comment »

Donne e politica – atto II

Posted by vacrigistina su 20 febbraio 2010

Manca poco più di un mese alle elezioni regionali, è iniziata la par condicio ma forse l’attenzione verso il voto non è così alta. E non stupisce. Perchè le persone dovrebbero prepararsi a votare con consapevolezza quando le istituzioni e la politica che le costruisce stanno ad livello così basso di credibilità, di moralità, di legalità e di contenuti?

Ma, dato che il diritto al voto, soprattutto per noi donne, è stata una conquista e dato che a queste elezioni non si fa che parlare di donne, anche se ormai più dirottata verso l’astensionismo consapevole, mi sento in dovere di scrivere due righe sulle candidate.

E vediamo quindi chi sono le donne candidate alla presidenza delle Regioni.

Nel Lazio, oltre alle ormai note Renata Polverini ed Emma Bonino, la rete civica dei cittadini candida Marzia Marzioli. Brutto segno però che il principio numero uno del programma della rete sia “Una regione a misura D’UOMO”. Anche se qualcuno potrà pensare che è soltanto un’espressione, ribadisco il concetto più volte trattato in questo spazio dell’importanza di un linguaggio non sessista.

In Puglia, dopo il suo splendido balletto, l’UDC ha candidato Adriana Poli Bortone, ex (?) missina, ex ministra dell’Agricoltura del primo governo Berlusconi, ex deputata, ex membro del Parlmanto Europeo per Alleanza Nazionale ( e si sa finiscono tutti lì), per nove anni sindaca di Lecce. Ma che ci fa con l’UDC?

In Umbria sono le candidate sono tutte donne: la vincitrice delle elezioni primarie del Centrosinistra Catiuscia Marini, per i radicali Maria Antonietta Farina Coscioni deputata radicale del PD e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, per il Pdl Fiammetta Modena, attualmente avvocata di Perugia, ed infine la sorprendente Paola Binetti per l’Udc, che non ha bisogno di presentazioni perchè (purtroppo) ormai conosciuta. La Binetti è entrata nell’UDC solo da pochi giorni dopo l’uscita dal Pd , a causa dell’appoggio alla candidura dell’ “anticlericale” Emma Bonino nel Lazio.

In Toscana la sola candidata donna è del Pdl: Monica Faenzi, sindaca del Comune di Castiglion della Pescaia e deputata (sul sito openparlamento si può consultare la sua attività e la sua presenza alle sedute parlamentari, ecco il link diretto).

In Emilia Romagna è stata candidata dal Pdl Anna Maria Bernini, sul sito Openpolis si può vedere che cosa fa in parlamento.

In Piemonte si è nuovamente candidata l’uscente presidente Mercedes Bresso (biografia politica sul sito openpolis )

Nessuna candidata per le regioni Marche, Calabria, Basilicata, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria.

Sul sito Donna Tv sono disponibili gli interventi delle 4 candidate del Pdl tenuti alla conferenza stampa di qualche giorno fa. Interventi pieni di ringraziamenti al Presidente Silvio Berlusconi, per la sua magnanima scelta di candidare delle donne. Ma i candidati uomini di solito ringraziano il segretario del loro parito con questa enfasi e prostrazione?

Sul sito Donna Tv, sempre nello speciale elezioni, sono disponibili alcuni video di e per Emma Bonino.

Comunque dopo questa breve presentazione, rimandando ad un altro post le riflessioni sul significato e sul non signficato della presenza femminile nella politica, direi che il premio per la scelta oculata delle candidate (oltre all’appoggio alla candidatura della Polverini) lo vince l’UDC: una fascista e una bacchettona… olè!

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

I dubbi di una vagina che sta cambiando

Posted by vacrigistina su 30 maggio 2009

E’ da un pò di tempo che non scrivo più (in realtà ho iniziato una nuova pagina ma è il suo status di bozza dopo giorni e giorni ancora non è stato modificato!). Sarà in parte dovuto dall’arrivo del primo caldo, che impedisce di tenere sulle gambe incrociate il mio adorato Ibook, sarà che passo al computer ogni giorno tra le 8 – 9 ore per lavoro, sarà che mi sto vedendo un telefilm nei tempi vuoti che ha un effetto più dannoso della nicotina, sarà sarà…in realtà il granello di sabbia che sta inceppando la ruota della mia voglia-capacità di scrivere è il profondo oceano di dubbi che, in questo momento, mi sta accompagnando quotidianamente….non sento di avere molto da dire, nè sugli eventi più o meno piccoli che stanno avvenendo nel nostro paese, nè sulle piccole esperienze personali…non ho, in questo momento, osservazioni meritevoli da esprimere, ma piuttosto una serie di domande, di interrogativi…

e quindi, mi son detta perchè no?alla fine se per tempo, per fatica e per difficoltà non riesco quotidianamente a scrivere su questo spazio, forse riuscirò a trovare il modo di scrivere, ogni giorno, perlomeno una o più brevi frasi, o meglio una o più domande.

Per iniziare:

E’ da vigliacche non provare più a diventare quelle che volevamo essere, oppure, è il giusto atteggiamento maturo e realistico? Oggi, le ragazze come me, come noi, chi e come vogliono davvero essere? Madri, compagne, amanti, mogli, single, letterate, giornaliste, fotografe? Ricche, di successo, impegnate, stanche, belle, libere, colte, spensierate, aperte, indipendenti? Qual è oggi il modello di donna che ognuna di noi sceglie per sè? Qual è l’immagine che propiettiamo di noi stesse nel domani?

Posted in Le domande della vagina, varie | Contrassegnato da tag: , , , , | 2 Comments »