Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

DonneNellaCrusca

data 09/dicembre/2008

Per un uso della lingua italiana rispettoso dell’identità di genere: il primo passo consiste nel seguire le regole della grammatica…

La lingua italiana presenta alcune regole grammaticali (o norme linguistiche) che spesso non vengono applicate o seguite. Gli errori grammaticali, però non in tutti i casi possono esser attribuiti all’ignoranza, non sempre la causa è il basso livello d’istruzione o la disattenzione…in alcuni casi, quotidianamente, nel parlare e nello scrivere, anche persone colte ed istruite commettono errori, generalmente non considerati gravi, ma che comunque contrastano con le regole della nostra bella lingua(oltre che con la nostra intelligenza)..questi errori sono causati dal MASCHILISMO CULTURALE che ancora oggi domina, se non più la nostra società, sicuramente il nostro linguaggio…e da quello che piùprecisamente possiamo definire USO SESSISTA DEL LINGUAGGIO..

il linguaggio è lo strumento fondamentale delle popolazioni e di qualsiasi gruppo di persono, non solo per comunicare con gli altri ma anche per dare forma e contenuto alle nostre idee e alle nostre immagini mentali, quello che non si può indicare con un segno linguistico non esiste… e le differenze linguistiche tra i vari popoli determinano differenze anche nel modo di pensare e vedere la realtà ed il mondo…per esempio il sistema dei colori giapponese prevede più di un verde o di un blu e prevedono più parole per identificare le varie sfumature dei colori…quindi non sembrerebbe sbagliato pensare che le giapponesi riescono a distinguere più colori di noi italiane…

con l’esempio del sistema dei colori giapponesi e delle parole esistenti in giapponese per definire i colori, si sottolinea come sia importante “dare un nome” per “far esistere” realmente una cosa o una persona e per farla entrare nelle menti degli individui…

L’oscuramento linguistico della forma femminile di alcune professioni (solitamente prestigiose) ed incarichi istituzionali comporta la non-comunicazione e, in sostanza, la negazione dellea donna che svolge tali professioni, come se ormai dato che storicamente la professione è stata svolta da uomini esista unicamente la declinazione maschile che identifica una determinata professione… è utile sottolineare che molte donne che svolgono tali lavori ci tengono ad usare il termine maschile (annullando la loro identità di genere ma anche commettendo un errore grammaticale) perchè sentono che il nome femminile toglie pregio e valore alla professione, la ridicolizza…queste donne sono incosapevoli ingranaggi di un sistema linguista sessista che vuole annullarle in quanto donne, di una società che ancora oggi faticosamente riconosce qualità e competenza alle donne in quanto lavoratrici che ritiene che le donne non sia adatte a determinate professioni, queste donne collaborano a distruggersi e a togliersi valore…quindi invitiamo in primis le donne a non usare in modo sessista la lingua italiana ed a seguire le regole della nostra grammatica!

Per impedire che le donne siano ancora escluse da alcuni luoghi, o cancellate o peggio ancora mascolinizzate, per dare, riprendendo i termini di De Saussure, un “significante” ad un “significato” che ormai esiste e si diffonde sempre di più nella nostra società, è quindi fondamentale iniziare a coniare e a diffondere nuovi “segni” capaci di dare nome alle nuove cose della nostra società, capaci di esprimere i cambiamenti culturali e sociali….il primo passo però non è quello di “inventare” nuovi segni, ma di far diventare di uso comune alcune PAROLE CHE GIA’ ESISTONO PERCHè PREVISTE NELLA NOSTRA LINGUA….SI TRATTA DI RISPETTARE LE REGOLE DELL’ITALIANO…io personalmente non riesco proprio a spiegarmi, se non con il termine maschilismo o sessismo linguistico, perchè nel 2008 risulti difficile usare la parola avvocata o sindaca per esempio…che sia ignoranza?che sia mancanza di istruzione?boh cmq NON SI RISPETTA UNA REGOLA CHIARA E SEMPLICE:

in italiano esistono due generi maschile e femminile, esistono alcuni sostantivi che hanno l’uno o l’altro genere e parole che possono essere declinate al maschile o al femminile, la regola generale prevede che il maschile singolare in -O (plur. in I) ed il femminile in -A (plur. in E) ….. vediamo alcuni esempi:

CUOCO – CUOCA – MAESTRO, MAESTRA ….quindi non ci dovrebbero essere dubbi, che invece a quanto sembra nascono (e vengono risolti generalmente con la stessa soluzione sbagliata) in giornaliste, in scrittrici, in presentatrici ecc., sui seguenti sostantivi (i dubbi di solito riguardano professioni e mestieri che fino a un pò di tempo fà erano vietati alle donne o fortemente mascolinizzati o caratterizzati da una maggioritari presenza maschile e dalla quasi totale assenza femminile…oggi però le cose sono cambiate..ma aldilà di questo non vedo proprio il motivo per fare errori grammaticali e per non seguire anche in questi casi le regole della nostra lingua…):

AVVOCATO, AVVOCATA ( E NO AVVOCATESSA!!!)

DEPUTATO, DEPUTATA

MAGISTRATO, MAGISTRATA

MINISTRO, MINISTRA

SINDACO, SINDACA

SOLDATO, SOLDATA

ARCHITETTO, ARCHITETTA

e ancora l’italiano prevede che per i sostantivi che terminano in aio il femminile sia –aia, come per esempio fornaio, fornaia – lavandaio, lavandaia, e quindi anche NOTAIO, NOTAIA

facile no? direi quasi ovvio…ma invece le persone continuano a sbagliare..e si inorridisce di fronte ad un dasse al posto di un desse (nella mia città errore molto diffuso) ma non di fronte all’espressione “il ministro Laura Rossi” oppure ” il bravo magistrato Sandra Rossi” mah…misteri???non direi….

ma continuiamo perchè i dubbi, ed i conseguenti errori, riguardano molte altre parole…vediamo altre semplici regole…

i sostantivi maschili singolare che terminano in -TORE presentano il femminile in -TRICE come per esempio imperatore, imperatrice quindi anche

SENATORE, SENATRICE

AMBASCIATORE, AMBASCIATRICE

DIRETTORE, DIRETTRICE

PITTORE, PITTRICE / SCRITTORE, SCRITTICE (parole già più diffuse)

poi esistono i nomi in -E (che sono definiti di genere comune) e anche qui il PANICO!!!mah…in questi casi quindi è necessario usare correttamente l’articolo: se ci si riferisce ad una donna usiamo l’articolo femminile, se ci si riferisce ad un uomo invece quello maschile, tanto difficile?? Vediamo alcuni esempi:

il / la nipote – il/ la coniuge – il/la custode quindi anche

IL /LA GIUDICE

IL /LA PRESIDE

IL /LA VIGILE (E NO VIGILESSA CHE ORRORE!!)

ed infine ci sono alcuni termini corretti ormai diffusi (wowwwww):

DOTTORE,DOTTORESSA – INFERMIERE, INFERMIERA – PROFESSORE, PROFESSORESSA…

E NON FINISCE QUI OVVIAMENTE……TO BE CONTINUED….

ALCUNI LINK

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3945&ctg_id=44

http://www.noidonne.org/index.php?op=articolo&art=1425

ALCUNE LETTURE

Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, A. Sabatini, 1987

Si dice o non si dice. Guida pratica allo scrivere e al parlare. A.Gabrielli

Approfondimento di alcune parole….

AVVOCATO: s. m. in italiano il femminile è AVVOCATA

nel mio vecchio vocabolario si legge una cosa simpatica:

avvocato: (s.m.) dottore in diritto abilitato ad assistere una parte, davanti a tutte le corti di appello in processi civili e penali..

avvocata: (s.f.) patrona, titolo della madonna / scherz. donna ciarliera e presuntuosa

e ancora si trova…

avvocatessa: (s.f.) donna che esercita l’avvocatura /scherz moglie dell’avvocato / scherz. donna dall’eloquenza facile, che ama fare polemica

2 Risposte to “DonneNellaCrusca”

  1. giusi said

    Cri, e co.co. pro. al femminile come si dice??

  2. vacrigistina said

    beh si dice co.co.pro….anche se in alcuni casi dobbiamo anche valutare il co.co.pro.no-ma (contratto collaborazione a progetto di non-maternità…che comprende tutti i casi in cui donne laoratrici precarie perdono il “lavoro” percheè incinta o rinunciano alla maternità per i “grandi progetti aziendali” che si concretizzano in 500 euro al mese!! Purtroppo, cara Giusi, la precarietà è un sostantivo femminile..in tutti sensi, perche per le donne gli effetti della precarietà possono rivelarsi ancor più dannosi…anche se in realtà esistono molti sociologi che sottolineano come la diffusione di nuovi contratti atipici (ma soprattuto di contratti part-time) abbia avuto effetti positivi sulla crescita dell’occupazione femminile….ma qui si avvia un ampio argomento di discussione…se ti va ne riparliamo…

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