Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Archive for the ‘violenza di genere’ Category

La credibilità di chi denuncia uno stupro

Posted by vacrigistina su 5 luglio 2011

Delusione e rabbia, le emozioni provate leggendo l’articolo di Mario Platero di domenica 3 luglio pubblicato sul Sole24ore, sul presunto stupro di Strauss-Kahn. Emozioni che oltre a spingermi a scrivere alla redazione, probabilmente mi indurranno anche a non comprare più il quotidiano di Confindustria. Ma credo che poco importi, dato che forse la redazione di quel giornale si arrocca ancora sullo stereotipo che “l’economia non è affare da donne”, rivolgendosi soprattutto ad un target di lettori uomini e facendo scrive in larga maggioranza giornalisti uomini. In ogni caso mi sono sentita in dovere di intervenire, perché ogni silenzio supporta il rafforzamento degli stereotipi e l’uso di un linguaggio e un giornalismo sessista, fattori che ovviamente contribuiscono alla violenza di genere, o comunque non concorrono alla sua eliminazione. Ma forse la carta dei doveri del/la giornalista e la deontologia professionale non trattano né la questione della violenza di genere né la questione di un linguaggio rispettoso dell’identità femminile e non sessista. Ma torniamo al punto. Tralasciando la questione di innocenza o colpevolezza che è materia di giudici, e non di lettori/lettrici ne tantomeno di giornalisti/e, ciò che mi offende e mi solleva dubbi sulla capacità di analisi del giornalista che ha scritto l’articolo (dovrei forse sospettare anche di un velato maschilismo?), è la criminalizzazione della donna che ha denunciato lo stupro, e quindi della VITTIMA, almeno fino a prova contraria (nuovamente nella materia dei giudici e non dei/lle giornalisti/e) di questa vicenda, che mi fa si preoccupare ma non mi sorprende, o meglio non mi appare, a fronte delle statistiche e delle vicende storiche più o meno recenti, così inverosimile.

La donna non è “attendibile”, perché fidanzata/spostata o amante di un uomo attualmente incarcerato per reati di droga? Perché ha sui suoi conti bancari 100 mila euro (acquisiti in modo legalo o illegale)? Perché è un’immigrata (e per giunta africana che parla Fulani) che ha fatto carriera come cameriera velocemente? Perché è una presunta – più o meno occasionale – prostituta (tesi sostenuta ovviamente della difesa, di cui lo stesso giornalista sottolinea la mancanza di prove!)? O perché dopo l’interrogatorio (che ricordiamo riguarda uno stupro, cioè una violenza fisica grave e con conseguenze anche psicologiche) urla nei corridoi?

Mi chiedo, come questi aspetti evidenziati nell’articolo influenzino l’attendibilità in merito alla denuncia di uno stupro subito. Cosa dovrei leggere tra le righe dell’articolo, che una prostituta è una bugiarda? Che una compagna di un trafficante, mente quando denuncia una violenza?O se una donna fa carriera come cameriera di hotel significa che “sa mungere denaro ai clienti” cioè si prostituisce (elemento considerato tipico d’altronde della carriera femminile?!) e quindi è sospettabile? O forse peggio ancora, che non ci dobbiamo stupire (e forse neppure chiederne giustizia) se chi accetta di essere pagato per prestazioni sessuali viene violentata? E’ davvero grave pensare (e scrivere su un giornale) che una prostituta non è credibile nella denuncia di uno stupro perché in questo modo si legittimano gli stupratori delle prostitute (e si incentivano perché difficilmente punibili legalmente?)

Ma poi magari, in fondo una prostituta se l’è cercata, come quelle donne che girano di notte sole, o quelle che indossano abiti succinti. Alla fine se sei una cameriera di hotel e prostituta, qualche dubbio lo sollevi no? Un po’ come quelle donne che denunciano di essere state violentate pur avendo indosso i jeans, un po’ come le mogli che denunciano la violenza sessuale del marito, ma ci sono restate anni insieme. Non sono credibili. Ed ecco che da vittime diventano prostitute, bugiarde, isteriche, approfittatrici.

Povera Nafissatou Diallo, si era illusa che in quello che è ritenuto il più grande paese democratico del mondo, non fosse difficile denunciare uno stupro, come in alcuni paesi del continente da cui è emigrata, che richiedono la testimonianza di 4 o 5 uomini affinché una donna che è stata violentata possa ricevere giustizia per l’atto di violenza subito. Si era pure illusa, di venire trattata almeno con dignità. Non sapeva che in questo occidente così ancora uomo, non servono testimoni per essere legittimate a denunciare una violenza, ma prove di castità e di buona condotta morale.

Pensando a te, e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, ho scritto questa lettera. Pensando a te e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, boicotterò tutti quei giornali che criminalizzano le vittime (anche se presunte).

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Mondiali e diritti delle donne – Gironi C e D

Posted by vacrigistina su 21 giugno 2010

Secondo articolo sulla situazione delle donne nei paesi che partecipano ai mondiali di calcio 2010. 

Molte delle informazioni sono state riprese dalle schede dei rapporti annuali di Amnesty (anni 2010-2009-2008), in alcuni casi è stato possibile rintracciare anche ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Sul sito  di Amnesty sono disponibili maggiori informazioni e le schede del report annuale 2010 relative ai paesi partecipanti al mondiale.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Girone C

Regno unito  (15° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty International) Nel novembre 2009, il governo ha lanciato una strategia per affrontare la violenza contro le donne, in linea con gli impegni assunti nel quadro della Piattaforma d’azione delle Nazioni Unite di Pechino del 1995.  Il governo ha annunciato un progetto pilota della durata di tre mesi per fare fronte al problema dei diritti umani delle donne a rischio di violenza e il cui status di immigrazione è incerto.

A causa della regola «nessun ricorso a fondi pubblici», per donne soggette al controllo di immigrazione e che avevano subito violenze nel Regno Unito, inclusa violenza domestica e tratta di persone, è stato quasi impossibile accedere ai benefici per l’abitazione o ai sussidi in denaro che necessitavano. Tale regola stabilisce che alcune categorie di immigrati, che hanno il permesso di entrare e rimanere nel Regno Unito per un periodo limitato di tempo, non hanno il diritto (a parte alcune limitate eccezioni) di ottenere tali sussidi.

Nel 2007 il Regno Unito ha sottoscritto la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro la tratta di esseri umani. A dicembre è stato reso noto che l’Autorità per l’indennizzo alle vittime di reati penali avrebbe concesso un risarcimento in denaro a quattro donne vittime di tratta nel Regno Unito a fine di sfruttamento sessuale. Tale decisione potrebbe costituire un precedente e consentire ad altre donne vittime di tratta di avere diritto a un risarcimento. Nel 2007 alcune ONG si sono dette preoccupate per la mancanza di idonee strutture, finanziate dal governo, per accogliere le vittime della tratta

Stati uniti (31° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2009, il dottor George Tiller è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in Kansas, da un attivista antiabortista. Il dottor Tillet era stato vittima di una serie di minacce e attacchi per aver praticato aborti legali in stato avanzato di gravidanza, a donne il cui stato presentava un grave rischio per la loro salute o il cui feto non sarebbe sopravvissuto. Dopo l’omicidio del dottor Tiller, il governo federale ha aumentato la protezione per altri medici abortisti. Tuttavia, le minacce e vessazioni nei confronti di medici e sanitari sono continuate.

Il numero di decessi prevenibili, derivanti da complicanze collegate alla gravidanza è rimasto elevato: centinaia di donne hanno perso la vita nel corso dell’anno. Vi sono state disparità nell’accesso all’assistenza sanitaria prenatale sulla base del reddito, dell’etnia o dell’origine nazionale, con le donne afroamericane quattro volte più esposte al rischio di morire per cause legate alla gravidanze rispetto alle donne caucasiche. Agli inizi dell’anno erano circa 52 milioni le persone al di sotto dei 65 anni che non avevano un’assistenza sanitaria, di più rispetto all’anno precedente

 Nel 2007 le donne native e dell’Alaska hanno continuato a essere vittime in modo sproporzionato di stupri e violenze sessuali senza riuscire a ottenere giustizia in modo adeguato. Gli ostacoli che esse hanno incontrato erano dovuti al complesso intrico di giurisdizioni tribali, statali e federali che permettono ai responsabili degli abusi di sfuggire alla condanna, alla scarsità di fondi che il governo stanzia per i servizi essenziali e all’incapacità delle autorità statali e federali di perseguire i casi.

 Algeria  (117° posto nella classifica gender gap)

 (Amnesty International) A luglio 2009, l’Algeria ha revocato le riserve all’art. 9.2 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), relativo alla parità di diritti delle donne in merito alla nazionalità dei loro figli. Gli emendamenti al codice sulla nazionalità del 2005, avevano già consentito alle donne algerine coniugate con cittadini stranieri di confermare la nazionalità dei loro figli. Alcune clausole discriminatorie continuano a essere inserite nel codice di famiglia, in particolare in merito a matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità e parallelamente continuano a esserci riserve da parte dell’Algeria riguardo a diversi altri articoli della Cedaw.

Il rapporto del 2008 della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha apprezzato gli avanzamenti nei diritti delle donne in Algeria, ma criticato il fallimento delle autorità nell’affrontare in modo appropriato la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne. La Relatrice Speciale ha richiesto alle autorità di indagare la violenza sessuale commessa durante il conflitto interno, di risarcire le sopravvissute e di assicurare i responsabili alla giustizia.

Secondo la polizia giudiziaria, tra il mese di gennaio e giugno 2008 sono state ricevute 4.500 denunce di violenza e molestie nei confronti di donne. Si ritiene che la cifra reale sia molto più elevata. 

In Algeria è prevista la poligamia e all’interno della famiglia e della società predomina il sistema patriarcale.  

Slovenia (52°posto nella classifica del gender gap)

  Girone D

 Germania (12° posto nella classifica del gander gap)

Australia (20° posto classifica del gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2008, il governo australiano ha istituito il consiglio nazionale per ridurre la violenza sulle donne e i loro figli. Ad agosto, l’Alta corte d’Australia ha confermato la condanna della proprietaria di un bordello di Melbourne, Wei Tang, la prima persona a essere condannata ai sensi della legislazione contro la schiavitù introdotta nel 1999.

Nel 2007 Amnesty ha denunciato che nel mese di dicembre, una Corte distrettuale ha definito lo stupro di gruppo di una ragazzina indigena di 10 anni come «un’esperienza infantile», inserendo inopportunamente nel processo la questione del consenso. I 9 uomini giudicati colpevoli non hanno ricevuto pene detentive.

 Serbia

(fonte Amnesty international) Nel 2009 Modifiche apportate al codice penale hanno accresciuto le sanzioni per la violenza domestica e la tratta e hanno introdotto il reato di sfruttamento consapevole di una persona vittima di tratta. Un progetto di legge sulla violenza domestica è stato oggetto di critiche da parte di Ngo, perché non prevedeva il rafforzamento dei meccanismi di protezione, né garantiva il perseguimento di chi aveva violato gli ordini di protezione.

L’Ompf ha riferito in merito a 400 casi di aggressioni a sfondo sessuale avvenuti in Kossovo tra il 2003 e il 2008, di cui solo il 10 per cento sono stati oggetto di esame forense. Oltre un terzo delle vittime avevano meno di 16 anni. Un sondaggio del 2009 ha rilevato che la maggior parte delle violenze sessuali non venivano segnalate alle autorità.

(fonte osservatorio balcani) Nel 2007 l’organizzazione non governativa Governo femminile della Serbia, denunciava che il primo diritto negato alle donne è la questione della violenza familiare. Viviamo in una società che non è orientata verso le persone, ma verso la violenza

Nonostante il fatto che i datori di lavoro durante l’assunzione facciano domande vietate per legge sullo stato civile e sulla maternità, le donne temono a denunciarli perché hanno paura i subire gravi conseguenze.

Ogni giorno una donna muore di una forma curabile di cancro perché non è andata in tempo dal medico, perché non ha i soldi per il medico. Soltanto l’otto percento delle donne è in possesso in modo indipendente degli immobili, fino al 17 percento di esse ha il contratto di condivisione sulla proprietà di qualche bene mobile o immobile, e le macchine vengono registrate in massa a nome degli uomini, questo è un ostacolo per l’ ingresso delle donne nell’imprenditoria” a causa della difficile possibilità di ottenere finanziamenti.

 Nel 2006 la Rete delle donne kosovare e le Donne in nero della Serbia si sono unite in una Coalizione pacifista, rivendicando un ruolo nella definizione dello status del Kossovo e avanzando precise richieste riguardanti le condizioni delle donne in questa zona.

 Sempre sul sito dell’osservatorio balcani è disponibile un articolo del 2005 sul ruolo delle donne in Serbia.

Non possono mai essere dimenticati gli stupri etnici e le violenze commesse contro le donne durante il lungo periodo di conflitto in Jugoslavia.

Ghana (80° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) La violenza contro donne e ragazze ha continuato a essere un fenomeno diffuso e si ritiene che le violenze all’interno della famiglia colpiscano una donna su tre. Secondo l’Unità di sostegno alle vittime della violenza domestica istituita presso la polizia, i casi denunciati di violenza contro donne e ragazze sono aumentati nel corso del 2009.

(fonte peacereporter) Le associazioni ghanesi per i diritti delle donne hanno richiamato l’attenzione sulle pratiche tradizionali di infibulazione che ancora si registrano nel nord del paese. La legge, che nel 1994 ha dichiarato illegali questi interventi operatori, non sarebbe abbastanza severa in quanto non punisce la complicità dei genitori, della famiglia e dei membri della comunità, che consentono ai chirurghi che praticano la mutilazione genitale femminile di agire indisturbati.

In Ghana è diffuso un sistema patriarcale e la poligamia.

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Mondiali e diritti delle donne – Girone A e B

Posted by vacrigistina su 17 giugno 2010

Amnesty international ha denunciato violazioni dei diritti umani in Sud Africa nel periodo di organizzazione dei mondiali di calcio 2010. Sul sito sono disponibili maggiori informazioni e le schede del report annuale 2010 relative ai paesi partecipanti al mondiale.

Tra le diverse richieste che Amnesty ha rivolto al governo del Sud Africa c’è anche quella di “accrescere gli sforzi per contrastare le violazioni dei diritti delle donne all’uguaglianza e alla dignità, che costituiscono elementi fondamentali dei programmi di prevenzione e di trattamento dell’Hiv”

Vorrei dedicare i prossimi articoli ad una breve (e purtroppo non esaustiva) indicazione relativa alla situzione delle donne, e soprattutto ai diritti umani delle donne, nei vari paesi che partecipano al mondiale. Molte delle informazioni sono state riprese dalle schede dei rapporti annuali di Amnesty (anni 2010-2009-2008), in alcuni casi è stato possibile rintracciare anche ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Girone A

Sudafrica: (6° nella classifica del gender gap 2009)

(fonte Amnesty international) I dati forniti dalla polizia per l’anno con termine marzo 2009 hanno fatto registrare un aumento del 10,1 per cento dei reati sessuali, stupro compreso, ai danni di adulti e bambini, con 30.000 casi di donne al di sopra dei 18 anni

Il Consiglio sudafricano di ricerca ha pubblicato i risultati di uno studio che dimostra che più di due/quinti degli uomini intervistati aveva usato violenze fisiche nei confronti della partner.

Un’altra indagine mostra che la polizia non adempie agli obblighi sanciti dalla legge sulla violenza domestica. Vi sono stati inoltre una serie di comprovati reclami contro la polizia per non aver, tra le altre cose, arrestato i perpetratori di violenza che non rispettavano l’ordine di protezione o per non aver consigliato alla parte querelante le opzioni previste dalla legge e per “aver scacciato” chi intendeva sporgere denuncia.

Anche i dati del gender gap mostrano una scarsa legislazione contro la violenza contro le donne; in Sud Africa inoltre è abbastanza diffusa la poligamia e il sistema patriarcale.

Le donne hanno continuato a essere sproporzionalmente colpite e infettate da Hiv e Aids. A giugno, lo studio sull’incidenza dell’Hiv condotto dal South African Human Sciences Research Council ha dimostrato che le donne tra i 15 e i 19 anni avevano un tasso d’incidenza di oltre il 6 per cento, più del doppio dei loro coetanei maschi, e che questo aumentava a oltre il 32 per cento per le donne dai 25 ai 29 anni. Le donne africane dai 20 ai 34 anni sono state individuate come gruppo maggiormente a rischio nel paese.

Messico: (99° della classifica del gender gap 2009)

(Amnesty international)La violenza contro donne e ragazze nella comunità e nell’ambiente domestico è rimasta diffusa nella maggior parte degli stati. Sono stati denunciati decine di casi di omicidio in cui donne erano state rapite e stuprate, negli stati di Chihuahua e Mexico. Tutti gli stati hanno adottato provvedimenti legislativi per migliorare la prevenzione e la sanzione dei casi di violenza di genere ma l’applicazione delle nuove leggi è rimasta molto limitata. L’impunità per l’omicidio e altri crimini violenti contro le donne ha continuato a essere la norma.

Nel 2009 on sono cessati gli omicidi e i rapimenti di donne e ragazze a Ciudad Juárez. Secondo quanto riportato, almeno 35 donne sono state rapite e a fine anno non si avevano notizie sulla loro sorte. Il governo dello stato ha pubblicato un rapporto sui progressi nella prevenzione e sanzione degli omicidi di donne ma non ha fornito un pieno resoconto di tutti i casi denunciati. A novembre, la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito che nel caso “campo di cotone” (Campo Algodonero), il Messico era colpevole di discriminazione e di mancata protezione nei confronti di tre giovani donne assassinate nel 2001 a Ciudad Juárez e di non avere garantito un’inchiesta efficace sul loro rapimento e omicidio.

Il diritto all’interruzione di gravidanza in Messico non è garantito a livello legislativo. Nel 2007 il distretto federale ha previsto una decriminalizzazione dell’aborto; come reazione 17 delle 31 Assemblee legislative del Messico hanno approvato emendamenti alle costituzioni statali, garantendo il diritto legale alla vita sin dal momento del concepimento.

Il governo ha pubblicato una direttiva aggiornata per gli operatori medico-sanitari che si occupano di donne vittime di violenza, in base alla quale, le sopravvissute allo stupro hanno il diritto di essere informate riguardo all’accesso all’aborto legale. Alcuni governi statali hanno fatto sapere ai media che la direttiva non sarebbe stata applicata nei loro stati.

Uruguay: (57° nella classifica del gender gap 2009)

(fonte amnesty international) Le donne vittime di violenza di genere hanno continuato a incontrare ostacoli nell’ottenere protezione, giustizia e risarcimenti. La mancanza di risorse e l’inadeguata formazione dei magistrati hanno ostacolato l’applicazione della legislazione sulla violenza domestica. Secondo dati ufficiali, tra novembre 2008 e ottobre 2009, erano state uccise 23 donne.

A novembre 2008 il presidente Tabaré Vázquez ha posto il veto su un progetto di legge sui diritti sessuali e riproduttivi che era stato precedentemente approvato dal Congresso. La legge avrebbe permesso l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza e in caso di stupro e di pericolo per la vita della donna. Meno di un mese prima, il Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne aveva espresso preoccupazione per l’alta incidenza di mortalità materna, la cui causa principale era riconducibile alla pratica di aborti non sicuri.

Il Comitato ha inoltre criticato l’Uruguay per l’assenza nella propria legislazione di una definizione chiara e diretta di discriminazione nei confronti delle donne, e per le clausole discriminatorie presenti nel codice penale. Una proposta di riforma del codice penale era stata presentata al Senato nel 2005. Ai sensi dell’attuale legislazione l’aborto è punibile fino a nove mesi di carcere per le donne e due anni di carcere per la persona che pratica l’aborto.

Francia: (18° nella classifica del gender gap 2009)

Amnesty international non denuncia particolari situazioni a danno dei diritti delle donne. Come in tanti altri paesi europei, oltre al gender gap ancora presente, sono soprattutto la violenza di genere e la violenza domestica i problemi maggiore per le donne francesi. Sono poi presenti problemi di discriminazione nei confronti delle donne migranti.

Girone B

Argentina: ( 24° nella classifica del gender gap)

La violenza di genere ha continuato a destare grave preoccupazione. E’ stata emanata una legge per prevenire e punire la violenza sulle donne. Questa prevede l’assistenza legale gratuita per le donne vittime di violenza e stabilisce protocolli per la raccolta e la registrazione sistematica di dati ufficiali sulla violenza di genere. Tuttavia, a fine del 2009, la legge non aveva ancora trovato applicazione.

Nigeria: (108° nella classifica del gender gap)

(fonte Amnesty) La violenza sulle donne ha continuato a essere dilagante, compresa la violenza domestica, lo stupro e altre forme di violenza sessuale, sia da parte di funzionari statali che di privati cittadini. Le autorità hanno regolarmente disatteso il loro compito di esercitare la diligenza dovuta nell’impedire e affrontare la violenza sessuale, sia da parte di attori statali che non statali, contribuendo a creare una radicata cultura d’impunità.

Mentre alcuni stati della Nigeria hanno adottato legislazioni per tutelare le donne dalla discriminazione, la Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne non aveva ancora trovato applicazione a livello federale e statale, a quasi 25 anni dalla sua ratifica.

Nel 2008 con all’incirca 59.000 decessi materni all’anno, la Nigeria si attestava al secondo posto mondiale. Il tasso di mortalità materna della Nigeria è stato all’incirca di 1 su 100 nati vivi. Tra i fattori che hanno contribuito a tale primato si citano la mancanza di accesso ai servizi sanitari e la loro inefficienza, la corruzione, aborti insicuri, e malattie come l’eclampsia e la malaria.

(fonte peacereporter) L’applicazione del diritto penale islamico da parte dei tribunali del nord del paese ha provocato un forte peggioramento della situazione dei diritti umani in generale e, in particolare, della situazione femminile. grave la situazione dei diritti delle donne, come dimostrano i due famosi casi di Amina Lawal e di Safya Yakubu Hussaini, condannate alla lapidazione ma salvate grazie alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale.

Da ricordare inoltre le tante ragazze provenienti dalla Nigeria vittime di tratta a fini di sfruttamenti sessuali e che arrivano anche nel nostro paese.

In Nigeria inoltre – secondo i dati del gender gap report – è diffusa la poligamia, predomina il sistema patriarcale, ci sono casi di mutilazioni genitali femminili, anche se in percentuale minore rispetto a tanti altri paesi africani.

Corea del Sud: (non presente nella classifica del gender gap)

(fonte Terra news e Peacereporter) Un rapporto pubblicato lo scorso anno dalla Commissione per i diritti umani in Corea del Nord, una Ong con base a Washington, dal titolo Lives for sale, “Vite in vendita”, raccontava le storie di 53 donne cadute nella rete dei trafficanti.

Sono in crescita infatti le donne che per scappare dalla povertà del paese di origine finiscono nelle mani dei trafficanti, che con la promessa di un lavoro in Cina, le obbligano alla prostituzione o al concubinaggio.

Grecia: (85° nella classifica del gender gap)

La Grecia ha continuato a essere sia un paese di transito, sia la destinazione finale per donne e ragazze vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Ciononostante, il numero di donne e ragazze riconosciute come vittime dalle autorità è rimasto basso e ha reso impossibile alle donne l’esercizio del proprio diritto all’assistenza e alla protezione. Le poche donne identificate come vittime della tratta hanno potuto esercitare tali diritti solo a condizione che collaborassero con le autorità nei procedimenti giudiziari contro i loro sospetti trafficanti. In tal modo, oltre a non tenere in alcuna considerazione i timori delle donne di essere vittime di ritorsione, non vi è stata rispondenza alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, che la Grecia non ha né ratificato, né applicato. Alle donne non è stato accordato neppure il periodo di riflessione garantito loro dal diritto greco, il cui scopo era quello di far assumere alle donne decisioni totalmente consapevoli sulla misura della loro collaborazione con le autorità.

Nel 2009 oltre alle preoccupazioni dovute alle insufficienti misure intraprese dal governo per l’identificazione delle vittime di tratta, il progetto di linee guida proposto da una coalizione di Ngo, tra cui Amnesty International, non è stato adottato. La mancanza di finanziamenti statali ha portato alla chiusura di alcuni centri di accoglienza per le vittime di tratta.

Nel gennaio 2007 è entrata in vigore la legge 3500/06 sulla lotta alla violenza domestica. Tuttavia, alcune parti della legge non sono state pienamente in linea con il dovere dello Stato di proteggere i diritti delle donne.

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Mondiali e sessismo

Posted by vacrigistina su 15 giugno 2010

Appena pubblicato l’articolo sui mondiali, e aver scritto un altro articolo che presto pubblicherò, aprendo la cassetta della posta di casa mia ho scoperto un terzo fattore legato ai mondiali che mi crea qualche problema: la pubblicità sessista (a domicilio).

Nella mia cassetta ho infatti trovato un volantino di una pizzeria della zona che promuove le offerte previste per i mondiali. Ecco qua la foto del volantino:

Penso che l’immagine si commenti da sola. La pizzeria in occasione dei mondiali seleziona i migliori prodotti, cioè donne formose. La metafora donna=prodotto basterebbe , ma con la scelta della foto, credo che sia veramente disgustosa e offensiva. Spero che chi troverà questo volantino nella cassetta della posta, abbia la dignità e l’intelligenza d fare ordini a questa pizzeria e di non dare soldi a chi offende e mercifica le donne.

Colgo l’occasione per segnalare l’articolo del sito Maschile Plurale I mondiali degli uomini dove si parla delle ragazze che vengono fatte prostituire in occasione dei mondiali.

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Stupratele tanto abortiscono

Posted by vacrigistina su 12 maggio 2010

Domenica a Massa Carrara si è svolto un convegno sulla pillola RU486 organizzato da Forza Nuova. All’incontro è intervenuto Roberto Fiore che dopo aver espresso le sue posizioni anti abortiste e aver paragonato l’interruzione di gravidanza all’eutanasia è stato contestato da alcune donne del comitato “Usciamo dal silenzio”. In risposta alle contestazioni (condivisibili) è stata urlata la frase, difficile da commentare per la sua gravità e violenza,  “strupatele tanto abortiscono”.

Per maggiori informazioni potete leggere l’articolo pubblicato su l’Antefatto e sul Tirreno di Massa Carrara

In risposta a quanto accaduto sul blog di Forza Nuova è stata pubblicata la posizione del partito fascista che accusa le femministe (?) presenti di essersi “rese protagoniste di un tristissimo spettacolo sul finire della conferenza, durante il quale hanno inveito con rabbia e astio nei confronti del nostro segretario nazionale Roberto Fiore, ospite dell’evento, che dal canto suo ha tenuto toni bassi e moderati, rispondendo alle loro farneticazioni con calma e precisione“.  E ancora: “Le femministe hanno quindi ben pochi motivi per fare dello strumentale vittimismo di convenienza: la loro azione si è dimostrata per quello che è, ovvero una becera e premeditata provocazione ai limiti della democraticità e del comune senso di civiltà”  (che invece a quanto sembra Forza Nuova e Fiore hanno).

Fiore, sempre sul sito di Forza Nuova, ha inoltre precisato che il suo “intervento volgeva proprio all’ esaltazione dell’ orgoglio femminile e materno che deve al dilà delle avversità economiche, sociali e culturali difendere quella fortunata condizione naturale che le porta ad essere portatrici di Vita e di Futuro per la nostra nazione. Pertanto oggi posso solamente dire alle donne che sarebbero state raggiunte dal demenziale insulto che Forza Nuova le criticherà fortemente sempre per le loro posizioni, ma le difenderà sempre come nostre sorelle, madri, mogli e figlie” In proposito alle azioni di difesa della destra avevo già scritto qualcosa in questo post ; vorrei far notare la visione fallocentrica del partito: le donne – qui quelle femministe – esistono solo nelle relazioni familiari e in relazione quindi agli uomini; le donne hanno un’orgoglio femminile (bleah) perchè possono procreare per la nazione. Anche per questa visione (oltre a tutte le altre posizioni che qua non sto a riprendere) oltre che per la posizione antiabortista espressa nell’intervento, le donne che si sono alzate e hanno contestato non solo non meritano insulti ma al contrario si meritano applausi. Quelli di Forza Nuova sono fascisti, hanno fatto bene a ricordarlo “le femministe” presenti. E dai fascisti non ci si può aspettare altro che violenza fisica e verbale e una visione del mondo patriarcale.

Per quanto riguarda la definizione usata da Fiore per qualificare l’insulto,  altro che demenziale chi ha pronunciato quella frase ha compiuto un vero e proprio atto di incitamento all’odio e alla violenza di genere. Demenziale definirei piuttosto il paragone aborto-eutanasia. Anche se ovviamente non sarebbe del tutto insensato se il paragone volesse evidenziare la posizione di certe forze sociali e politiche, partiti fascisti e chiesa cattolica in primis, versoquesti due diritti e verso il corpo delle donne e delle persone, volesse evidenziare la loro ipocrisia verso quello che loro definiscono vita ma vita non è ancora o non è più bilanciata da un’indifferenza – silenzio – razzismo verso quella che è vita ma che loro giudicano vita inferiore.

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Gendercide e Femminicidio

Posted by vacrigistina su 16 marzo 2010

Dopo l’ennesimo episodio di violenza, riprendo i dati della ricerca condotta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna (Fonte Zeroviolenzadonne)

La ricerca svolta da un gruppo di volontarie della Casa delle donne, raccoglie e analizza tutti i casi di donne uccise in Italia riportati dalla stampa, riconducibili alla violenza di genere. I dati anche se sottostimati, considerando che non esistono dati ufficiali sul femminicidio e in assenza di indagini commissionate dalle istituzioni, sono molto importanti.

Anno 2009: 119 donne uccise

Anno 2008: 112 donne uccise

Anno 2007: 107 donne uccise

Anno 2006: 101 donne uccise

Periodo 2006 -2009: totale donne uccise 439

Nella ricerca emerge che per quanto riguarda la provenienza sia delle donne che degli autori, le donne nel 70% dei casi e gli autori nel 76% sono italiani. Un altro dato significativo riguarda il luogo del delitto, che quasi per il 70% dei casi è l’abitazione della vittima, inoltre le donne uccise per mano del partner o dell’ex, rappresentano la quasi totalità dei casi. Per approfondimenti si rimanda all’articolo pubblicato da Zeroviolenzadonne

E a proposito di violenza di genere, qualche giorno fa, in diversi siti e su diversi giornali è stato ripreso l’articolo Gendercide e l’ultimo numero dell’Economist, che ha dedicato la copertina a questo tema. Si è parlato di neologismo, ma in realtà il termine era già ampiamente utilizzato da associazioni e movimenti di donne che si occupano di contrastare la violenza di genere. Ma si sa, dato che non sono a livello dell’Economist, restano più o meno nell’ombra e nel silenzio. Per capirlo basta visitare il sito Gendercide Watch, dove si può trovare anche una definizione del termine: Gendercide is gender-selective mass killing. The term was first used by Mary Anne Warren in her 1985 book, Gendercide: The Implications of Sex Selection. Warren drew “an analogy between the concept of genocide” and what she called “gendercide.”

Quindi, tanto per chiarire, l’Economist non ha inventato il neologismo, anche se ha il merito di avere fatto conoscere questa parola anche a chi meno informato (interessato?) sulla tematica.

Una confusione simile del resto riguarda anche il termine femminicidio, che ancora oggi fatica ad entrare nel linguaggio comune (e word continua a darlo come errore). Il termine femminicidio può esser inteso nella sola accezione di uccisione delle donne oppure ricomprendere anche i casi di tutte quelle violenze, sia fisiche che psicologiche, rivolte contro la donna e volte al suo annientamento. In proposito segnalo anche se un pò datata l’intervista sul sito Il paese delle donne, all’autrice del libro Barbara Spinelli “Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale” edito nel 2008 da FrancoAngeli.

E, come più volte sottolineato, dato che il linguaggio è lo strumento fondamentale di qualsiasi gruppo di persone per comunicare idee e per dare un significante ad un significato, e dato che quello che non si può indicare con un segno linguistico non esiste, scegliere di non usare espressioni come femminicidio o gendercide, fa si che tali fenomeni non siano percepiti per quello che in realtà sono, fa si che i numerosi episodi di violenza restino separati, sconnessi, fa si che la spiegazione degli episodi sia sempre specifica e non ricondotta al fenomeno della violenza di genere. Per questo è importante che certe parole siano utilizzate, soprattutto dai media.

Un altro blog che vorrei segnalare sul quale potete trovare un aggiornamento costante sugli episodi di violenza di genere, e già il nome dà un’idea di quello che succede, e del femminicidio è Bollettino di guerra.

Per chiudere riporto le parole che alcune donne hanno pronunciato nella performance In mourning and in rage organizzata da Leslie Labowitz e Suzanne Lacy ( esposta nella mostra fotografica di cui avevo parlato nell’articolo L’avanguardia di essere donna):

Sono qui per le dieci donne che sono state violentate e strangolate tra il 18 ottobre e il 29 novembre 1977

Sono qui per le 4033 donne violentate l’anno scorso a Los Angeles

Sono qui per quel mezzo milione di donne che vengono picchiate in questo momento nelle loro case

Sono qui per le donne la cui esistenza è ostacolato ogni giorno dalla minaccia di violenze

Sono qui per le migliaia di donne rappresentate come vittime di violenza nei film, in tv e nelle riviste

Sono qui per la rabbia di tutte le donne

Sono qui per le donne che stanno combattendo


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La violenza ha mille volti, impara a riconoscerli

Posted by vacrigistina su 6 marzo 2010

Pubblicizzo un’altra campagna di comunicazione, questa volta sul tema della violenza di genere, pensata da un gruppo di donne tra cui la copywriter Eliana Frosati, la femminista Alessandra Bocchetti e la deputata del PD Anna Paola Concia.

La campagna sociale è creative commons e chiunque potrà divulgarla liberamente. L’adesione è quindi aperta a tutti i soggetti e media che vorranno promuoverla. Per adesso, oltre al Comune di Roma, due giornali, di opposta tendenza politica ma diretti entrambri da donne, L’Unità e Il Secolo d’Italia hanno aderito alla campagna e da lunedì 8 marzo pubblicheranno i manifesti sulle pagine del quotidiano.

La campagna è efficace dal punto di vista comunicativo perchè semplice, diretta e chiara; è innnovativa perchè a differenza di precedenti campagne non mostra le donne – vittime di violenza ma piuttosto le reazioni delle donne che hanno subito o che subiscono violenza. Tema della campagna quindi il cambiamento e la capacità delle donne di reagire alla violenza maschile.

Nei manifesti ci sono foto di coppie eterosessuali giovani, con alcune frasi molto dirette, sincere, senza fronzoli. Qualche esempio:

Un violento non merita il tuo amore. Merita una denuncia

Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore ti può far molto male

Se il tuo sogno d’amore finisce a botte, svegliati

Nelle foto il volto dell’uomo è coperto dal cartello, questo ci suggerisce più significati: il primo, veicolato direttamente dallo slogan della campagna è quello che la “violenza ha mille volti”. Ma oltre a questo primo immediato significato, il volto coperto dell’uomo fa si che siano le donne ad essere protagoniste della campagna, perchè protagoniste delle proprie vite, perchè sono loro stesse chiamate ad agire per mettere fine alla violenza che subiscono. Coprire il volto dell’uomo, inoltre, lo rende anonimo, lo spersonalizza, come si merita un compagno violento; non dare un volto all’uomo, infine, fa si che questa violenza non venga identificata nell’uomo stesso e nelle sue possibili giusticazioni o nella sua storia, ma venga vista come un problema sociale, generalizzato, ampiamente diffuso, venga vista per quel che è: violenza maschile contro le donne, violenza di genere.

Nelle foto inoltre le donne sono sorridenti. Anche in questo caso un doppio significato. Il sorriso può esser nato in conseguenza della “liberazione dalla violenza”, o può suggerire l’idea che anche donne “normali” e sorridenti, in realtà vivono storie drammatiche, il loro sorriso nasconde il crimine della violenza. Sappiamo infatti quanto sia bassa la percentuale di donne che escono allo scoperto, che denunciano. Queste donne continuano a vivere la loro falsa vita serena, il loro falso amore, che nascondo agli altri (e anche a se stesse) quello che stanno vivendo e subendo, che fanno finta di essere felici. Sappiamo anche quanto sia difficile, alcune volte, capire quello che sta succedendo ad una nostra amica, conoscente, vicina, quanto sia difficile vedere dietro quel sorriso l’infelicità e la sofferenza.

Il messaggio centrale della campagna è racchiuso nello slogan: impara a riconoscere la violenza, le azioni violente, i compagni violenti e agisci conseguentemente, cioè lascia il compagno, denuncialo, riprenditi la tua vita.

Ma lasciamo, addesso che siano le immagini a parlare:

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Ennesimo stupro

Posted by vacrigistina su 9 febbraio 2010

Violenza di genere: roma donna denuncia violenza subita la sera del 31 gennaio da un conducente degli autobus dell’azienda atac
Ieri il tg2 edizione notturna ha dato la notizia sottolineando che il fatto è ancora da accertare (che può andar anche bene) ma perchè invece di approfondire il tema della violenza di genere, riportando notizie di stupri, si lascia aperta la possibilità ed il dubbio che la denuncia sia falsa? perchè si fa crede che la fonte (cioè la donna che denuncia) non sia poi così attendibile e sicura?
I media hanno poi sottolineato l’origine straniera della donna, come se fosse rilevante in questo ennesimo episodio di violenza di genere. Ma perchè poi nessuno ha fatto notare che il violentatore (probabilmente) è italiano? forse perchè non è rumeno?

Da notare l’articolo del corriere della sera che nel titolo dichiara che la donna è una quarantenne etiope e nel testo dell’articolo che la donna ha origini somale…??? Altro che cultura di genere, qua manca proprio la cultura generale!!

Alemanno si dichiara offeso doppiamente in quanto il violentatore è un conducente dei mezzi pubblici…. ma alemà ma questa sicurezza su cui tanto hai fatto propaganda in campagna elettorale? forse ti sei reso conto che non è questa la chiave di lettura della violenza di genere…o forse era solo propaganda….

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Leggere per rompere il silenzio

Posted by vacrigistina su 6 febbraio 2010

Dopo molti mesi di silenzio da parte mia, che evito di spiegare nei dettagli ma che trova le sue cause principali nell’alienazione della vita quotidiana e nello svuotamento interiore dovuto a ritmi frenetici ed ad un lavoro poco soddisfacente, vorrei riprendermi questo mio (ma spero non solo) spazio proponendo un libro (dato che in questi mesi la scrittura è stata sostiutita dalla lettura) che racconta una storia su cui troppo spesso media e società hanno taciuto, una storia silenziosa perchè senza voce mediatica ma purtroppo molto reale. Si tratta del femminicidio di Ciudad Juarez, in Messico.

A Ciudad Juarez dal 1993 sono state uccide migliaia di donne: più di 400 sono state trovate morte nei campi intorno alla città e altre 600 ragazze sono scomparse. Le donne sono state torturate, violentate, massacrate, mutilate in alcuni casi bruciate o rese irroconoscibili. Avevano un’età compresa tra i 6 e i 25 anni e provenivano da famiglie povere orginarie di altre città, per lo più arrivate a ciudad juarez per trovare lavoro come operaie nelle maquilladoras. Spiegare tale efferata violenza di genere (che ha cioè come vittime le donne solo in quanto tali) è per me molto difficile, ma quello che si palesa nella sua semplcità e scontatezza, è la presenza di “un’allenza nella violenza” di diversi soggetti: polizia, magistratura, governo locale e assassini. L’indifferenza delle istituzioni e di coloro che dovrebbero garantire la sicurezza prima e la giustizia poi, è in questo caso vera e propria complicità nei crimini. E se non complici almeno in parte responsabili anche i media che trattano il femminicidio come “non notizia”.

Ciudad Juarez è diventato il posto al mondo più pericoloso le donne, ma nonostante questo oggi ancora non è stata presentata una spiegazione ufficiale e veritiera su quello che è successo, nonostante questo il silenzio continua e con il passare del tempo si rafforza.

Io ne parlo adesso in questo spazio, perchè stimolata da una discussione con una mia amica e dal recente libro edito dalla casa editrice FrancoAngeli, che vi propongo: Ciudad Juarez. La violenza sulle donne in America Latina, l’impunità, la resistenza delle Madri.

Potete consultare la scheda del libro sul sito della casa editrice

E parlando di Ciudad Juareza non posso non proporre anche se meno recente, il libro a fumetti Luchadoras delal disegnatrice Peggy Adam.

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se l’estrema destra vuole difenderci…noi ci difenderemo anche dall’estrema destra!!!

Posted by vacrigistina su 3 marzo 2009

Se l’estrema destra vuole difenderci…noi ci difenderemo anche dall’estrema destra!!

Ma quanti “principi azzurri”, quanti “cavalieri” pronti a correre in nostro aiuto, a difendere il nostro onore e il nostro corpo dal nemico straniero…quanti “veri uomini” che proteggono le “loro donne” da chi arriva nel Belpaese per distruggere e violentare… ringrazio dal profondo tutti coloro che in questo periodo sono scesi in strada per vendicarsi, al fine di “colpirne uno per educarne cento”, che scegliendo tra uomini dell’Europa dell’est e uomini del nord Africa, hanno colpito qua e là…in nostro nome… li ringrazio perchè con le loro gesta mi hanno ricordato ancora una volta la differenza….

La differenza tra loro…e me….tra uomini e donne…li ringrazio perchè mi hanno ricordato che, pur essendo io la vittima, non sono io MAI la bestia…e questo è già qualcosa…

Li ringrazio perchè mostrano a tutte il volto della violenza, esercitandola… li ringrazio perchè mi ricordano cosa significa essere di destra, cosa significa essere razzista…e soprattutto cosa significa e come si può facilmente strumentalizzare le donne ed il loro corpo…

Organizzano ronde, atti squadristi, si incappucciano e si armano di bastoni ed accendini…in nostro nome…ma loro, come gli altri, i politici, i giornalisti, i preti… non possono e non sanno agire in nostro nome…non sono neppure degni di immaginare cosa possa significare subire uno stupro…come non possono neppure immagine le tante altre violenze che loro in passato ed oggi ci fanno…

In questo piccolo blog, è già stato più volte affrontato il tema dello stupro, se così si può definire, e quindi adesso sembra più utile ed interessante soffermarsi su altre sfaccettature del problema… su come per esempio, i media riportano le notizie di violenze, sul loro perverso piacere di mostrare il luogo preciso dove “si è consumata la violenza”, sul loro perverso piacere a sottolineare nazionalità e dettagli poco utili, sulla loro incapacità di trattare l’argomento in modo più approfondito, con riflessioni più sensate che sappiano collocare il fatto in un quadro d’insieme, che sappiano vedere la violenza per quel che è realmente… soffermarsi per esempio sull’improvviso risveglio di politici che in campagna elettorale hanno raccolto voti invocando il tema della sicurezza ed oggi oltre che tagliare i fondi alla forze dell’ordine propongono ronde dei cittadini (ma inorridiscono sulla giustizia fai da te)..soffermarsi anche su questa inclusione della violenza sessuale nella propaganda sul tema della sicurezza…nel vedere quindi lo stupro come conseguenza di un problema di sicurezza, o di immigrazione clandestina…
Sarebbe utile poi soffermarsi sulla strumentalizzazione delle donne da parte delle destre (perchè si c’è ne sono più di una, ma sotto alcuni punti di vista sono molto, ma molto simili tra di loro e anche con parte della pseudo-sinistra)…sarebbe utile pensare, pensare bene…e poi cominciare a reagire, noi donne, iniziando a ridicolizzare chi serio non lo è mai stato, chi ha sempre venduto le donne, chi le ha, in mille modi diversi, maltrattate… e cominciare a ridere di coloro, che da bravi fascisti difendo le donne per chiuderle in casa, per mandarle in chiesa, per farle mogli e serve, vergini o puttane, di chi parla di diritto sul proprio corpo ma vuole cancellare la legge 140 o promuovere la legge 40… ridere delle ridicole nuove norme dell’ennesimo inutile decreto legge…ridere della proposta di castrazione chimica di un partito che si è fatto strada con lo slogan “quelli della lega ce l’hanno duro”… ridire dell’ennesima presentatrice che quotidianamente propone immagini di veline nude, di donne con poco contenuto o comunque nascosto bene dietro strati di silicone, che urla con faccia stizzita “basta con gli stupri”, di ridire di tutto ciò che ancora oggi ci rende vittime imbavagliate, manichini alla mercè del primo acquirente…esistono mille associazioni, mille gruppi di donne che da anni e anni si occupano sia di aiutare altre donne che hanno subito violenza sessuale, maltrattamenti, violenza domestica, tratta, prostituzione forzata e schiavitù…mille e mille donne che da anni parlano di questo tema, leggono, studiano, riflettono e che hanno proposte più valide di una banca dati del dna degli stupratori.. loro si che hanno il diritto (ed il dovere oggi) di parlare in nostro nome…iniziamo con ascoltarle, con intervistarle, con finanziarle…
E poi se ci saranno ancora clown che faranno ronde, clown che avanzeranno proposte insensate, clown che faranno finto giornalismo, noi ci difenderemo ridicolizzandoli ridendo e proponendo…

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Adesso è chiaro il problema dell’Italia: ci sono troppe gnocche

Posted by vacrigistina su 25 gennaio 2009

Consapevole dell’atteggiamento superficiale, medievale e maschilista del caro presidente B. (mostrato in più occasioni a dir poco sconcertanti) non mi stupisco della battuta di cattivo gusto (anche perchè consapevole che B.manca proprio di gusto su tutti i fronti) sul tema degli stupri e della sicurezza… e non mi stupisco della reazione ipocrita del cao W. che probabilmente riesce solo a fare un blanda opposizione su questi temi, e riesce a fare il “critico letterario” dei discorsi e delle frasi di B.

Credo che il povero B. proprio non capisca dove si trovi l’errore…mica è colpa sua se l’Italia è piena di gnocche, no?o se non si può utilizzare le forze dell’ordine (pagate con le nostre tasse) per la sicurezza cittadina piuttosto che per fare i piantoni sotto casa di personaggi politici anche poco rilevanti, piuttosto che per chiaccherare sotto le ambasciate di non so quale paesino, per fermare ragazze con una canna, per controllare false zone ztl, per togliere la patente a chi raggiunge 0.59….mica ne ha colpa lui….

mica,poi, lui è complice (ed artefice in Italia) di un sistema mediatico che promuove un’immagine della donna umiliante, offe nsiva..mica è stato lui a diffondere programmi che fanno del corpo femminile una delle principali attrazioni?mica è stato lui ad essere coinvolto in scandali simili al Sex-Gate di Clinton?

no, povero, mica è colpa sua…

in fondo lui apprezza le donne, e come spesso ricorda, ha nominato più ministre di Prodi…e che ministre poi, pure gnocche…lui si che apprezza le donne, e nel suo partito ci sono più gnocche che nel Pd!!

povero B. viene accusato e lui proprio non capisce il motivo…e credo che ormai sia troppo vecchio per sradicare in lui questa idea di donne=corpo, donne=gnocca…

io quasi quasi lo ringrazierei per rendere palese l’atteggiamento dell’uomo medio italiano, per fare motivo di vanto della stupità e dell’ottusità del pensiero fallocentrico..per ricordarci che, alla fin fine, se ci stuprano è solo perchè siamo gnocche…

B. dice che “in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell’umorismo”, so io su cosa avrei tanto voglia di fare un pò di umorismo, caro presidente….ma non se la prenda caro presidente…sto solo scherzando, ovviamente, cerco solo di prendere con leggerezza il fatto che prima o poi ci lascerai…spero di essere in grado di superare il trauma con leggerezza ed umorismo…come lei suggerisce e consiglia e sicuramente si aspetta, giusto?

Per quanto riguarda il problema dello stupro, avevo già scritto qualcosa ad inizio mese…ci sarebbe da trattare la questione su quali strumenti andrebbero utilizzati per eliminare o almenoo ridurre la violenza sulle donne….per quanto mi riguarda non credo che aumenta il numero di poliziotti nelle strade o illuminare maggiormente le strade (cosa che sicuramente però si mostra utile per evitare gli escrementi dei cani) possa rappresentare la strada giusta, anche se da un lato può infondere un senso di maggior sicurezza, ragazze ricordate che non è lì il problema…ragazze che non c’è posto sicuro in una società maschilista e patriarcale, in un paese dove le più importanti cariche istituzionali ci violentano con le parole, in un paese dove le trasmissioni con più audiance ci violenta con le immagini..in una società del genere siamo quotidianamente violentate, siamo quotidianamente dimenticate ed offese..ragazzze ricordate il passato, il presente e non rinunciate alla notte, alla libertà e alla vostra vagina.

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Nuovo anno, vecchie violenze

Posted by vacrigistina su 6 gennaio 2009

La notte tra il 31 dicembre ed il 1 gennaio, notte di festeggiamenti per salutare l’arrivo del nuovo anno, come tradizionalmente è sempre stato e sempre sarà, nonostante la guerra, quella vecchia e irrisolta guerra che è ripresa ufficialmente una decina di giorni fa, nonostante la crisi economica, che come ci stanno ripetendo tra “erba e neve”, incidenti stradali e menù natalizi, caratterizzerà il nostro immediato futuro, nonostante i nostri politici e la nostra classe dirigente abbia toccato il fondo tra tangenti, leggi incostituzionali, spazzatura e tentativi censori, nel silenzio e nella irresponsabile indifferenza della maggioranza delle persone che possiedono la tanto preziosa cittadinanza italiana..nonostante tutto si festeggia l’arrivo del nuovo anno, con il cuore speranzoso, la pancia piena e i neuroni rallentati…

in una notte di festa, insieme ai molti più o meno gravi incidenti, alcune persone decidono di fare violenza ad altre…alcuni uomini decidono di violentare, di stuprare, di picchiare…

i “nostri efficienti” media ci hanno riferito che a capodanno:

– una ragazza è stata violentata e picchiata da un gruppetto di ragazzi alla festa “Amore2009” di Roma..

– a ladispoli un giovane ha violentato una ragazza: la sera del 31 dicembre la ragazza era stata avvicinata mentre si trovava nella stazione ferroviaria di Ladispoli. Dopo essere stata percossa la giovane era stata portata nello spogliatoio di un campo sportivo, situato a pochi metri dalla stazione ferroviaria, dove è stata violentata

– a marino (vicino roma): un uomo dopo aver passato il Capodanno ad una festa, ha condotto nella sua abitazione una ragazza e ne ha abusato più volte. La giovane è riuscita a divincolarsi e a scendere in strada, chiedendo aiuto, ed è stata soccorsa dai poliziotti

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il 2009 si apre quindi con la violenza di genere…fa molto arrabbiare ma non stupisce…

come prima cosa suggerisco di non cadere nella visione superficialistica e qualunquistica (con una base di razzismo ma anche di ipocrisia) che individua la causa principale nella presenza di uomini stranieri, provenienti da culture e paesi per niente paritari e poco attenti al problema della violenza di genere, perchè se anche questo è sicuramente reale come problema, ricordiamoci che la maggior parte delle violenze maschili alle donne vengono fatte da uomini italiani dop e doc, nelle maggior parte dei casi verso amiche, mogli o compagne, sorelle o nipoti, figlie o ex fidanzate…

il problema della violenza sulle donne come si sa è un tema complesso che fortunatamente sta assumendo un’attenzione crescente…e soprattutto inizia a non esser più nascosto nè dalle donne che subiscono violenza nè dai media..è già qualcosa…

lo stupro esiste da sempre forse…come da sempre esiste una società patriarcale e maschilista..e credo che sia davvero arrivato il momento storico per cambiare queste realtà…intanto noi ragazze, noi donne dobbiamo impedire che la paura ci privi della nostra libertà…di uscire per locali, di andare a ballare da sole, di camminare di notte per le strade, di svestirci e vestirci come e quanto ci pare, di conoscere persone, di vivere… questa è il primo passo il secondo di una lunga lista di cose da fare, è secondo me, riappropiarsi e sviluppare una forte consapevolezza di genere per sradicare gli elementi discriminatori e maschilisti che ancora caratterizzano e sorregono la nostra “civiltà”…

per avviare una efficace battaglia contro la violenza sessuale è necessario chiedersi cos’è lo stupro… per approfondire suggerisco di reperire un numero mensile della rivista diario (n°6 anno VI, ottobre 2006) dedicato interamente allo stupro (e così intitolato)…
Secondo la giornalista femminista Susan Brownmiller, autrice del primo saggio uscito a metà anni settanta sulla violenza sessuale, “lo stupro non è esclusivamente l’atto di qualche psicopatico (come fino a quegli anni si riteneva) sadico: esso è assai più diffuso di quanto si creda. Anzi, si sta addirittura scoprendo che lo stupro non è un atto tanto deviante quanto al contrario, essenzialmente CONFORMISTA”. Conforme cioè all’atteggiamento sessista della maggioranza degli uomini e dei ragazzi, conforme alla merceficazione del corpo femminile e al suo contemporaneo anniettamento, allo sfruttamento del corpo delle donne, amanti e partorienti, conforme all’idea di inferiorità, o meglio di diversità inferiore del genere femminile, conforme alla banalità del male…

lo stupro non è un caso isolato, un modo deprovevole per festeggiare il capodanno (e già ridurlo a questa definizione fa veramente star male..) ma è qualcosa che riguarda tutti e tutte perchè è il prodotto di una nostra società, perchè viene solo in parte condannato e perchè quotidianamente viene alimentato di mille e diversi comportamenti e abitudini sessiste e bestiali…e come tale lo stupro deve essere trattato per essere finalmente eliminato..

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