Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Archive for the ‘La politica delle e per le donne’ Category

Accade alla Maddalena di Chiomonte. Messaggio alle forze dell’ordine

Posted by vacrigistina su 5 luglio 2011

Direi che non c’è bisogno di aggiungere niente….ecco una donna che ha trovato le parole per dirlo e il modo più giusto e bello di farlo.

Annunci

Posted in La politica delle e per le donne, manifestazioni, varie | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

In Toscana incarichi politici importanti a donne

Posted by vacrigistina su 26 aprile 2010

Che bello trovare un interessante articolo sul quotidiano il Tirreno, che molto spesso nel dare notizie di genere, se così le possiamo definire, fa spesso errori di prospettiva e di linguaggio. Peccato solo per le virgolette alla parola “assessore”,e la sostituzione della parola assessora con assessore ma sempre meglio dell’espressione donne assessori. Meglio poi di altri quotidiani toscani che titolano “giunta rosa”.

l’articolo che commenta la scelta del nuovo presidente della Toscana di nominare due donne – Daniela Scaramucci e Anna Marson – rispettivamente assessora alla sanità e dell’urbanistica

Daniela Scaramucci , manager della McKinsey, ha svolto una ricerca – Women matter – dimostrando che le aziende con una maggiore presenza femminile ai vertici hanno un’organizzazione più efficace e migliori performance. Questo ci fa ben sperare che la assessora possa nel suo ruolo istituzionale portare con sè una consapevolezza di genere e una differenza nella gestione del “potere”.

Di Anna Marson, docente di tecnica e pianificazione urbanistica, un’intervista interessante è consultabile sul sito Tempi e spazi

Nella Giunta Toscana su 10 assessorati 5 sono stati assegnati a donne – cose che potrebbe essere scontata o non rilevante ma che come sappiamo bene non è ancora così – e anche per il posto di vice è stata nominata una donna.

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

25 aprile

Posted by vacrigistina su 25 aprile 2010

Stamattina mi sono alzata,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
Stamattina mi sono alzata
E ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
O partigiano portami via
Che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiana
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E se io muoio da partigiana
Tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E seppellire lassù in montagna
Sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E le genti che passeranno
Mi diranno o che bel fior.

È questo il fiore della partigiana
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
È questo il fiore della partigiana
Morta per la libertà.

È questo il fiore della partigiana
Morta per la libertà.

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

Cresce la Lega Nord, cresce l’indifferenza verso le donne

Posted by vacrigistina su 30 marzo 2010

Non vorrei scivolare nella riflessione sui risultati elettorali delle candidate, perché in merito avevo già scritto e poco cambia adesso con i primi risultati elettorali. Qualcosa di più significativo potrà esser detto con una valutazione delle politiche che verranno attuate e con l’auspicabile lettura di genere della partecipazione politica alle elezioni. La vittoria della Polverini conferma quello che molte di noi già sanno: le battaglie per i diritti delle donne sono considerate sempre secondarie alle logiche di partito o a false differenze sui temi economici. Quelle battaglie che la Bonino, più sicuramente della Polverini, ha portato avanti non hanno acquisito un rilievo tale da far acquisire la fiducia delle elettrici verso chi ha sempre preso una posizione chiara e decisa su alcune tematiche che ci riguardano da vicino. Non so se è giusto che sia così, ma questo è successo.

Comunque piuttosto che soffermarmi su questo aspetto, vorrei aprire una riflessione su quella che è stata definita una vittoria della Lega Nord a queste elezioni regionali. Tralasciamo la lettura precisa dei dati che potrebbe rilevare se effettivamente questa interpretazione è quella più giusta,e prendiamo per buona la vittoria della Lega. Ecco questa vittoria è una sconfitta delle donne e della loro partecipazione attiva alla politica.

E si, arrendiamoci al successo politico del movimento per l’indipendenza della padania (tra i commenti che ho sentito ieri sera non ce n’era neppure uno allarmato dalla deriva xenofoba di questo paese, perché va bene il territorio va bene la vicinanza alle persone e ai problemi dei lavoratori, ma la lega nord è un partito razzista, o almeno è un partito pieno di esponenti razzisti e quindi le cose sono due: o le persone stanno diventando sempre più razziste o semplicemente sono completamente indifferenti verso la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo e degli immigrati che vivono in Italia, difficile dire cosa sia meglio).

Se ha vinto il partito del “ce l’ho duro” e del concorso “Miss Padania”, un partito senza donne candidate a posizioni importanti ha vinto anche grazie i voti delle donne. Questo significa che l’attenzione delle donne è rivolta altrove. In realtà all’interno del movimento leghista è presa in considerazione la “prospettiva femminile”.

Esiste infatti all’interno della Lega Nord, un Gruppo politico femminile,che assomiglia poco però ai gruppi femministi che un tempo si formavano all’interno dei partiti, ma che vede le donne come gruppo a parte all’interno di un movimento politico, alla pari dei giovani, e che invece di rendere trasversale la tematica di genere in linea con i cambiamenti a livello europeo, non fa che ghettizzare la voce e il raggio di azione delle militanti. Al di fuori di questo gruppo, come si pone il partito leghista nei confronti della partecipazione delle donne alla vita politica e sociale del paese? si pone il problema di rimuovere gli ostacoli che limitano la vita delle donne nei vari aspetti sociali ed economici? A me non risulta, ma vorrei tanto sbagliarmi.

Ma torniamo al gruppo politico femminile. Come slogan, il gruppo ha ripreso una frase di Papa Benedetto XVI (in barba a tutte le frasi belle e significative che hanno detto e scritto le donne!).

Ecco i primi principi del gruppo: sviluppare e promuovere l’identità della donna nella cultura occidentale – trasmettere i valori legati alla tradizione e all’amore per la propria terra – tutelare la famiglia naturale e gli interessi famigliari, morali, economici e politici della donna. Nelle posizioni successive vengono la tutela della salute della donna, il contrasto alla violenza di genere, la promozione della parità nel mondo del lavoro, l’implementazione dei servizi per l’infanzia. Il GPF ha creato anche uno sportello Famiglia, che (come si legge sul sito) “Con il motto “Ogni famiglia è un’azienda”, lo sportello offrirà consulenza in questi ambiti: salute, psicologia, alimentazione, pensioni e fiscalità, legale e condominiale”.

Le attività del gruppo si concentrano sulla violenza di genere e gli stupri, promuovendo soluzioni come la castrazione chimica e l’inasprimento delle pene (Organizzano anche un “Women’s day” dedicato alla sensibilizzazione sulla violenza di genere, ma ovviamente la prospettiva è quella della difesa della donna padana, madre e moglie).

Grande attenzione poi alle violenze verso delle donne fatte da “extracomunitari”, e questo è pericoloso, non solo perché in contrasto con i dati che mostrano che la violenza di genere è perpetrata soprattutto all’interno delle famiglie da parte di italiani, ma perché può portare ad una visione etnica della violenza sulle donne, che invece come sappiamo non ha patria. L’opposizione a pratiche di mutilazioni genitali femminili, che sappiamo esser diffuse soprattutto in alcune culture e paesi, non può in questo caso esser valutata positivamente perché viene strumentalizzata dalla visione di chi per cultura e religione si sente superiore, viene strumentalizzata contro i migranti piuttosto che muoversi realmente a favore delle donne che subiscono torture e crimini di questo tipo. Manca una cultura del rispetto dell’altro da cui possa muoversi un discorso sinceramente critico verso certi crimini che vengono fatti in determinati paesi e le conseguenti azioni da promuovere a tutela delle donne. Si parla soprattutto di necessità di sicurezza, come se aumentare i poliziotti e le ronde possa risolvere i problemi culturali di un paese sessista e maschilista. Ma questo già si sapeva. Come io sapevo di poter trovare poco in comune con un gruppo che ha una certa visone della donna. Resta però il fatto che questa visione sta vincendo, ( a livello regionale e nazionale) e noi donne che riflettiamo su come allargare la cittadinanza attiva delle donne per creare società più giuste, su come rimuovere gli stereotipi, su come contrastare la mercificazione delle donne e un linguaggio discriminatorio, siamo chiamate a riflettere adesso sul perché le donne scelgano la Lega Nord. Probabilmente perché non c’è sul loro territorio un’alternativa femminile credibile su ciò che riguarda direttamente le donne, probabilmente perché nessun partito mette come primo punto del suo programma la parità tra uomo e donna, o più probabilmente perché c’è una visione distorta delle tematiche di genere e dei diritti delle donne. O ancora più probabilmente perché l’indifferenza verso certi temi è ancora troppo grande. Da questo forse dovrebbero partire quei partiti che vogliono davvero cambiare per promuovere un cambiamento politico e sociale, ma da questo dovremmo partire anche noi donne che tanto ci dedichiamo alla diffusione di una cultura di genere in questo paese. Credo che sia davvero necessario sviluppare una riflessione di genere, sull’ampliamento dei consensi ottenuti dalla lega Nord, e ancora più necessario è creare consapevolezza tra le donne per stimolare una presa di coscienza che incida sul voto, e che lo trasformi in un “voto in ottica di genere”. Resta il problema della rappresentanza (reale) di genere, per la quale poi spendere questo voto.

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Comment »

Una corsa al potere senza fine

Posted by vacrigistina su 11 marzo 2010

Ieri sera ho avuto modo di vedere un bellissimo spettacolo su Simone Weil (A modo di un melo in fiore di Maria Sandias) e di ascoltare subito dopo un’interessante riflessione di Ida Dominijanni sulla visione del potere, sviluppata a partire da un estratto del testo di Simone Weil “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”, scritto nel 1934, quando la filosofa aveva soli 25 anni.

Per Simone Weil “non c’è mai potere ma solamente corsa al potere… senza termine, senza limite, senza misura…”

Questo non significa che non ci sia esercizio del potere, repressione, oppressione, al contrario secondo la Weil la società si basa sulla divisione, che si trasforma in conflitto, tra chi comanda e chi esegue. Vedere il potere come una corsa verso il raggiungimento, o meglio il mantenimento, di se stesso, significa vedere il potere come limitato (come ogni fenomeno), il potere non è assoluto e quando lo diviene (come i totalitarismi passati e presenti) non è mai per sempre. Il potere investe il “cuore stesso della vita sociale” incidendo sul nostro modo di stare con gli altri, il desiderio di potere si rivela come un’illusione, un’aspirazione continua che non si realizza mai completamente. Il potere si esaurisce nella corsa al potere, una corsa che non ha mai fine e che sfinisce anche i potenti. L’esercizio del potere non si stacca mai dal problema del suo mantenimento. Non c’è quindi potere ma una ricerca infinita e faticosa del potere. E anche questa ricerca implica oppressione e repressione, la ricerca e la necessità di garantire il mantenimento del potere provoca enormi danni ai chi è comandato, ma anche a chi comanda.

Quale pensiero si adatta meglio a quello che stiamo vivendo oggi nel nostro paese democratico, dove quindi il potere non può (potrebbe) essere assoluto, ma delegato e limitato, dove assistiamo ogni giorno alla ricerca del mantenimento del potere da parte di chi, provvisoriamente, lo detiene? Una ricerca che si esprime in parlamento, con l’uso ordinario del voto di fiducia, con leggi che hanno l’obiettivo di non far “cadere il re dal suo trono”, con regolamenti che limitano la libertà di informazione, nella sua accezione di diritto passivo e attivo, con leggi che limitano gli spazi su cui si può indagare e informare, con attacchi alle istituzioni garanti di principi costituzionali, con azioni che mescolano i confini tra il controllore e il controllato, con attacchi alla divisione dei poteri, con leggi che aumentano le garanzie di sopravvivenza e i privilegi di chi governa, con l’ambivalenza delle regole, alcune devono essere rispettate (la par condicio) altre sono solo “pura forma” che ledono la sostanza (le regole per la presentazione delle liste). Il Presidente del consiglio e il governo che lo supporta e rappresenta, ci sta dando una vera dimostrazione della corsa al potere, senza limite senza misura, senza fine. Un potere che ha paura di esaurirsi, di finire, una paura che crea più danni ai cittadini del potere stesso.

Il problema oggi è che non esiste più la necessità di contrastare il potere, di mettersi in conflitto con esso, di limitare la ricerca del potere, di ostacolare la sua corsa; oggi non esiste più la capacità di trasformare la paura di chi detiene il potere, in una sua debolezza, in un fattore di crisi del potente.

Mentre Ida Dominijanni parlava mi sono resa conto che quello che avevo considerato sempre una certezza in realtà adesso sta iniziando a vacillare: mi sono sempre detta che oggi l’instaurazione di un regime dittatoriale nel nostro paese sarebbe stata impossibile, impensabile, assurda, perché non sarebbe stata permessa dai noi cittadini/e, nati/e, cresciuti/e e abituati/e alla democrazia e all’esercizio della libertà. E mi sono sempre chiesta come avessero fatto a permettere lo sviluppo del fascismo, pensando che oggi sia diverso, che noi siamo diversi.

Ma questa certezza, di fronte all’indifferenza verso alcuni fatti che ledono le nostre libertà, i diritti costituzionali, i principi su cui si fonda la democrazia, l’indifferenza verso il potente che delinque, di fronte all’affermazione del principio più becero “vince chi è furbo”, di fronte ad un’opinione pubblica che latita e che anche se si esprime in mille modi nuovi e diversi, come per esempio la rete, non riesce ad aggregarsi, non riesce a incidere. Di fronte al fondo che si sposta sempre più in profondità, proporzionalmente all’aumento del grado di sopportazione e alla diminuzione del voglia/necessità/capacità di indignazione, la certezza che oggi un regime non si possa instaurare, vacilla. E però insieme all’incertezza, in modo molto contraddittorio, vacilla anche l’entusiasmo di esercitare il mio diritto/dovere al voto. Che fare quindi? Come riuscire a diventare (di nuovo) il granello di sabbia che inceppa la ruota del sistema? Come diventare l’ostacolo della corsa al potere?

Come convertire tutti i pensieri in azioni? Come trasformare le azioni in pensieri? Simone Weil riusciva a farlo, ha dedicato la sua vita a “testimoniare”, e la sua testimonianza nasceva dall’esperienza concreta (della fabbrica, della guerra, dei campi), Simone Weil quando non ha più potuto testimoniare a rinunciato alla vita. E io nei confronti di questo, nei confronti di quello che sta succedendo, mi sento profondamente vigliacca, stupida, inutile. Ma poi mi dico, che in fondo anch’io, anche se in maniera minore, sto testimoniando con questo mio blog. Testimoniando la condizione delle donne, testimoniando che c’è qualcuna che non sta in silenzio. Ma questo può bastare?

Poi torno sempre al punto di partenza: il potere con cui oggi facciamo i conti, il potere che la storia ci ha mostrato e trasmesso è sempre potere maschile, perché inventato, progettato, costruito ed esercitato dagli uomini. Torno sempre alla domanda centrale delle mie riflessioni: come ci possiamo porre noi donne nei confronti del potere? Come possiamo lavorare per la sua demolizione? Decidiamo di rifiutarlo o di esercitarlo nostro malgrado o a nostro modo? Torno sempre al disagio generale di fronte al potere, e al disagio particolare, di donna di fronte al potere maschile…

Tra l’altro Simone Weil ha scritto anche il Manifesto per la soppressione dei partiti politici, nei quali vedeva “un male allo stato puro o quasi”, partiti che avevano secondo la Weil l’ideale “un partito al potere e tutti gli altri in prigione” (ovviamente pensiero che va adattato ai tempi in cui l’ha scritto, cioè dei totalitarismi europei).

E anche i partiti che oggi si contendono l’esercizio del potere, sono partiti maschili, perché costruiti da uomini su tempi e modi maschili. In questi partiti alcune donne hanno deciso di entrare, con esiti più o meno positivi. Ma, anche qui, non è il caso di chiederci cosa e come, possiamo fare noi donne, qualcosa magari che vada oltre i partiti e che duri di più di un movimento? E che sia espressione di tutta la società e non solo di una sua parte.

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 3 Comments »

Donne e politica – intermezzo

Posted by vacrigistina su 23 febbraio 2010

E’ arrivato il momento di proporre una nuova questione: le quote rosa
Una breve premessa però sulla scelta della definizione è d’obbligo: prendo le distanze dall’aggettivo rosa perché non fa che avvallare gli stereotipi che con tanta fatica quotidiana, cerco di far notare e di eliminare.
Tornando al tema delle quote, lo propongo per due ragioni. Primo perchè non si può parlare di elezioni, politica e candidate senza porre l’accento sull’assenza delle donne dai luoghi decisionali. Secondo perchè in Campania, esiste una legge regionale che prevede le quote per le donne, e mi sembrava interessante farlo notare anche in questo spazio.

Probabilmente le nuove candidature di cui ho parlato nel precedente post, che considerando l’importanza della carica, risultano superiori quantitativamente alle precedenti elezioni, farebbero supporre che il cambiamento sta avvenendo anche senza una legge che preveda una quota minima di donne nelle liste elettorali. E per cambiamento si intende la partecipazione delle donne alla politica e conseguentemente il loro ingresso nelle istituzioni.
Ricordiamo che la legge proposta dall’allora ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo, fu respinta a larga maggioranza in parlamento. Votarono contro rappresentanti, uomini ovviamente interessanti a mantenere il loro culetto al caldo sulle comode poltrone da parlamentari, di tutti i partiti, anche quelli di centrosinistra , che poi si fecero vanto nelle successive elezioni politiche di aver riservato (la scelta del termine non è casuale, dato che la partecipazione delle donne sembra sempre essere una concessione degli uomini, se a parlare/votare/decidere sono proprio coloro che per secoli e secoli hanno goduto di privilegi e hanno costruito modi e tempi sulle loro esigenze), posti nelle liste a candidate di genere femminile. Peccato che i posti erano pochi (fatta eccezione per la Sinistra arcobaleno e per Sinistra critica) e in posizioni difficilmente eleggibili.

Sulla questione delle quote, comunque, il dibattito (almeno in passato) è articolato.
Da un lato ci sono critiche alle leggi che prevedono quote perché sembrano essere una concessione più che un intervento strutturale capace di intervenire sui reali ostacoli che rendono difficile la partecipazione delle donne alla vita politica attiva (o meglio a quella di rappresentanza).
Pure e dure alcune donne ritengono che “i posti non ce li devono dare, ma che ce li dobbiamo prendere”. Opinione condivisibile, ma forse poco realistica e poco attenta ai problemi, di tempo soprattutto, ma anche di relazioni di potere, che svantaggiano le donne.
Da un altro punto di vista, le critiche alle quote nascono dalla paura che tale misura sia solo di facciata: garantire un numero minimo di posti alle donne non significa garantire la partecipazione, nè tanto meno la sua qualità.

Aggiungo un altro spunto: vogliamo entrate davvero nei palazzi di vetro costruiti e sostenuti da braccia maschili? Se si, a che prezzo? Se si a che modo? Queste domande celano la mia preoccupazione per l’omologazione della “politica delle donne” agli usi e ai costumi della politica che fino ad oggi è stata maggioritaria, cioè quella degli uomini; politica che è bene ricordare, ha costruito una società piena di ingiustizie, violenze, guerre ecc ecc.

Esistono poi le sostenitrici delle quote. Donne che partendo dai reali problemi che ancora oggi esistono, ritengono che inizialmente, per riequilibrare la presenza, sia necessario garantire un numero di posti significativo alle donne (il 40% o nelle migliori delle ipotesi il 50%). Le quote sono quindi, in questa prospettiva, il primo passo. I passi successivi, dovrebbero esser fatti, dalle donne che entrate nelle istituzioni prendono decisioni e attuano azioni utili per il miglioramento della situazione femminile. Donne che agiscono sempre seguendo il principio del gender mainstreaming.
Ma guardandomi attorno, non mi sembra che questo accada, non almeno per le donne che fanno politica (fatta eccezione per le ministre per le pari opportunità). Nella maggior parte dei casi, le donne che entrano nelle istituzioni, perdono (qualcuno direbbe che sono costrette ma sinceramente non condivido) la loro identità di genere (sempre che poi l’abbiano avuta prima di essere elette).

E forse è su questo che dovremmo lavorare di più. La stupida frase “le donne sono le peggior nemiche delle donne”, merita forse in questo caso di esser presa in considerazione almeno parzialmente. Probabilmente ciò deriva dal fatto anche che le donne che vengono scelte dai colleghi di partito, lo sono proprio perchè omologate ad un modello rispondente alle logiche del potere dominante.

Direi quindi che forse non è tanto il numero delle donne ma piuttosto la qualità, che si esprime in consapevolezza dell’identità di genere, sulla quale dovremmo interrogarci e riflettere.
Che me ne faccio insomma di 100 candidate se queste poi si comportano come gli uomini? Se non intervengono in maniera trasversale sulle pari opportunità? Se non cooperano per la costruzione di una società più paritaria? e arrivate nei luoghi di potere, intendano ed esercitano questo potere nell’unica accezione che oggi è conosciuta, cioè quella maschile? (Per non dire poi che me ne faccio di 100 candidate se queste sono come la Binetti-donna cilicio?)

Insomma la tematica, non si riduce alla matematica, non può esser semplicemente risolta con un algoritmo (menomale perché le donne si sa che biologicamente non sono portate per tale disciplina, e che al massimo si possano dedicare ai conti della spesa, senza però considerare l’inflazione perché è troppo complicata per i loro cervellini).

Per quanto mi riguarda credo che le quote possano rappresentare un’utile azione, se “transitoria” e soprattutto supportata da altre azioni positive, in modo particolare azioni mirate a diffondere la cultura di genere, a promuovere la condivisione di ruoli e lavori (domestici e di cura) e a eliminare gli stereotipi.

Concludo, senza concludere la riflessione, ma proponendo un articolo sul sito In genere.

So già che ne riparleremo di questo tema…purtroppo!

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , | 1 Comment »

Donne e politica – atto II

Posted by vacrigistina su 20 febbraio 2010

Manca poco più di un mese alle elezioni regionali, è iniziata la par condicio ma forse l’attenzione verso il voto non è così alta. E non stupisce. Perchè le persone dovrebbero prepararsi a votare con consapevolezza quando le istituzioni e la politica che le costruisce stanno ad livello così basso di credibilità, di moralità, di legalità e di contenuti?

Ma, dato che il diritto al voto, soprattutto per noi donne, è stata una conquista e dato che a queste elezioni non si fa che parlare di donne, anche se ormai più dirottata verso l’astensionismo consapevole, mi sento in dovere di scrivere due righe sulle candidate.

E vediamo quindi chi sono le donne candidate alla presidenza delle Regioni.

Nel Lazio, oltre alle ormai note Renata Polverini ed Emma Bonino, la rete civica dei cittadini candida Marzia Marzioli. Brutto segno però che il principio numero uno del programma della rete sia “Una regione a misura D’UOMO”. Anche se qualcuno potrà pensare che è soltanto un’espressione, ribadisco il concetto più volte trattato in questo spazio dell’importanza di un linguaggio non sessista.

In Puglia, dopo il suo splendido balletto, l’UDC ha candidato Adriana Poli Bortone, ex (?) missina, ex ministra dell’Agricoltura del primo governo Berlusconi, ex deputata, ex membro del Parlmanto Europeo per Alleanza Nazionale ( e si sa finiscono tutti lì), per nove anni sindaca di Lecce. Ma che ci fa con l’UDC?

In Umbria sono le candidate sono tutte donne: la vincitrice delle elezioni primarie del Centrosinistra Catiuscia Marini, per i radicali Maria Antonietta Farina Coscioni deputata radicale del PD e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, per il Pdl Fiammetta Modena, attualmente avvocata di Perugia, ed infine la sorprendente Paola Binetti per l’Udc, che non ha bisogno di presentazioni perchè (purtroppo) ormai conosciuta. La Binetti è entrata nell’UDC solo da pochi giorni dopo l’uscita dal Pd , a causa dell’appoggio alla candidura dell’ “anticlericale” Emma Bonino nel Lazio.

In Toscana la sola candidata donna è del Pdl: Monica Faenzi, sindaca del Comune di Castiglion della Pescaia e deputata (sul sito openparlamento si può consultare la sua attività e la sua presenza alle sedute parlamentari, ecco il link diretto).

In Emilia Romagna è stata candidata dal Pdl Anna Maria Bernini, sul sito Openpolis si può vedere che cosa fa in parlamento.

In Piemonte si è nuovamente candidata l’uscente presidente Mercedes Bresso (biografia politica sul sito openpolis )

Nessuna candidata per le regioni Marche, Calabria, Basilicata, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria.

Sul sito Donna Tv sono disponibili gli interventi delle 4 candidate del Pdl tenuti alla conferenza stampa di qualche giorno fa. Interventi pieni di ringraziamenti al Presidente Silvio Berlusconi, per la sua magnanima scelta di candidare delle donne. Ma i candidati uomini di solito ringraziano il segretario del loro parito con questa enfasi e prostrazione?

Sul sito Donna Tv, sempre nello speciale elezioni, sono disponibili alcuni video di e per Emma Bonino.

Comunque dopo questa breve presentazione, rimandando ad un altro post le riflessioni sul significato e sul non signficato della presenza femminile nella politica, direi che il premio per la scelta oculata delle candidate (oltre all’appoggio alla candidatura della Polverini) lo vince l’UDC: una fascista e una bacchettona… olè!

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

Donne e politica – atto I

Posted by vacrigistina su 18 febbraio 2010

Da una parte le escort dall’altra le candidate…da una parte le veline dall’altra le sindacaliste e le radicali. Che sia di un tipo o di un altro, sempre strumentalizzazione è. E forse ormai ci dovremmo essere abituate. Come dovremmo essere abituate alle frasi – supportate dai fatti – sessiste del presidente del consiglio (questo non si merita la maiuscola!).

Strumentalizzazione delle donne. E si ci dovremmo essere abituate. In passato alcuni partiti, primi tra tutti i PCI, avevano tentato di strumentalizzare per il loro fine e di appropriarsi di battaglie importanti, come quella per l’aborto e il divorzio, e insieme alle cause avevano tentato di strumentalizzare chi le portava avanti, cioè il movimento delle donne. Ancora prima l’allargamento del diritto di voto alle donne era stato visto soltanto da un’unica prospettiva dai partiti, allora interamente maschili: da che parte votano le donne? è un voto conservatore o socialista?

Oggi, invece, sta succedendo una cosa alla quale non siamo (ancora) abituate: un aumento di donne candidate alle elezioni. Ma può bastare? Può bastare “l’importante è esserci” o “l’importante è che se ne parli”? A che punto siamo con la partecipazione delle donne alla vita pubblica in tutti i suoi livelli? L’ultimo rapporto del World Economic Forum colloca l’Italia al 45esimo posto nella graduatoria del Gender Gap, per quanto riguarda l’indicatore della partecipazione femminile alle decisioni pubbliche. E non mi sembra buono. Che siano “il vento (non oso dire sole perchè non è proprio il caso dato la loro posizione politica) dell’avvenire” le candidate alle regionali del 2010?

Ma ci rappresentano davvero? E ancor di più, mi chiedo, cosa rappresentano? Hanno una valida consapevolezza di genere, che possa dare significato alla loro attribuzione di donne candidate e non solo di candidate?

Sinceramente, ho qualche perplessità sul fatto che donne che si candidano in una coalizione come quella del PDL, accettando fatti indecenti dei loro colleghi (compagni?camerata? fratelli? come si chiamano quelli di forza italia?) e frasi sessiste del loro “capo” senza dir niente, come è successo anche ieri alla presentazione delle candidate della sua coalizione a Roma, possano rappresentare ed avere un’identità di genere. E sul discorso del presidente del consiglio anche questa volte è utile  rifletterci meglio.

Berlusconi, infatti, ha detto le seguenti parole: “Siamo lieti di aver messo in campo (ma non è vecchia ormai la metafora calcistica?!) un’esercito (altra parola associabile più agli uomini) di donne che sono gradevoli (come le giornate di primavera?), che sono brave (ma che dà i voti come alle elementari alle scolarette?), e che sono soprattutto donne (questo uomo alle volte mi fa venire lo schifo per la mia stupenda vagina!)

La cosa ancor più interessante è stata questa: Berlusconi, ha parlato al pluralis maiestatis (direi proprio calzante per sua signoria!) “La nostra scelta è stata quella giusta” Noi chi? Voi uomini dI Forza Italia o Pdl? Allora è questa la situazione? Uomini che scelgono, nonostante i rischi, di candidare donne, di farle arrivare in parlamento, che scelgono di nominarle ministre. Uomini, che scelgono “avendo il convincimento della loro inferiorità maschile nei nostri confronti”. Grazie per la magnanimità. Loro, che sono uomini, hanno scelto noi, che siamo donne (ecco la grandiosa visione dicotomica dell’universo e della politica). Comunque GRAZIE per questo gesto di sensibilità, altruismo (che cela ovviamente opportunismo), bontà. Questa si che è apertura mentale. Questi si che sono passi in avanti per le pari opportunità. Che grande vittoria essere scelte dagli uomini. E  per fortuna il Cavaliere si è reso conto che siamo più brave (a scuola, all’università e sul lavoro), perchè se fosse mancato questo pseudo-riconoscimento, che cosa avrebbe fatto di peggio che insultarci, concederci le briciole e pagarci (anzi farci pagare perchè lui era solo l’utilizzatore finale) quanti, mille euro a serata? Forse non ci avrebbe scelto. O forse avrebbe scelto le gradevoli ma non brave. O il contrario, chi lo sà. Siamo state fortunate ad avere un presidente che ama così tanto le donne, e che ama circondarsi di tali piacevoli creature un pò ovunque, in parlamento, nel consiglio dei ministri, alla televisione, a palazzo grazioli.

Comunque con questa presentazione un insegnamento il Cavaliere ce l’ha dato: non è giusto pensare che se una donna è bella (anzi gradevole) non sia anche brava (purtroppo viene da chiedersi conoscendo il soggetto a far che?) in politica? Menomale che c’è lui che è femminista. Però Silvio, forse era assente nei primi cinque minuti della prima lezione del femminismo, quando ci hanno insegnato che “donne non si nasce, si diventa”. Quindi non basta che la candidata, gradevole e brava, o meno gradevole e brava comunque, abbia la vagina, per essere una CANDIDATA DONNA.

Fine primo atto

Posted in La politica delle e per le donne, varie | Leave a Comment »