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Mondiali e diritti delle donne – Gironi C e D

Posted by vacrigistina su 21 giugno 2010

Secondo articolo sulla situazione delle donne nei paesi che partecipano ai mondiali di calcio 2010. 

Molte delle informazioni sono state riprese dalle schede dei rapporti annuali di Amnesty (anni 2010-2009-2008), in alcuni casi è stato possibile rintracciare anche ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Sul sito  di Amnesty sono disponibili maggiori informazioni e le schede del report annuale 2010 relative ai paesi partecipanti al mondiale.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Girone C

Regno unito  (15° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty International) Nel novembre 2009, il governo ha lanciato una strategia per affrontare la violenza contro le donne, in linea con gli impegni assunti nel quadro della Piattaforma d’azione delle Nazioni Unite di Pechino del 1995.  Il governo ha annunciato un progetto pilota della durata di tre mesi per fare fronte al problema dei diritti umani delle donne a rischio di violenza e il cui status di immigrazione è incerto.

A causa della regola «nessun ricorso a fondi pubblici», per donne soggette al controllo di immigrazione e che avevano subito violenze nel Regno Unito, inclusa violenza domestica e tratta di persone, è stato quasi impossibile accedere ai benefici per l’abitazione o ai sussidi in denaro che necessitavano. Tale regola stabilisce che alcune categorie di immigrati, che hanno il permesso di entrare e rimanere nel Regno Unito per un periodo limitato di tempo, non hanno il diritto (a parte alcune limitate eccezioni) di ottenere tali sussidi.

Nel 2007 il Regno Unito ha sottoscritto la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro la tratta di esseri umani. A dicembre è stato reso noto che l’Autorità per l’indennizzo alle vittime di reati penali avrebbe concesso un risarcimento in denaro a quattro donne vittime di tratta nel Regno Unito a fine di sfruttamento sessuale. Tale decisione potrebbe costituire un precedente e consentire ad altre donne vittime di tratta di avere diritto a un risarcimento. Nel 2007 alcune ONG si sono dette preoccupate per la mancanza di idonee strutture, finanziate dal governo, per accogliere le vittime della tratta

Stati uniti (31° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2009, il dottor George Tiller è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in Kansas, da un attivista antiabortista. Il dottor Tillet era stato vittima di una serie di minacce e attacchi per aver praticato aborti legali in stato avanzato di gravidanza, a donne il cui stato presentava un grave rischio per la loro salute o il cui feto non sarebbe sopravvissuto. Dopo l’omicidio del dottor Tiller, il governo federale ha aumentato la protezione per altri medici abortisti. Tuttavia, le minacce e vessazioni nei confronti di medici e sanitari sono continuate.

Il numero di decessi prevenibili, derivanti da complicanze collegate alla gravidanza è rimasto elevato: centinaia di donne hanno perso la vita nel corso dell’anno. Vi sono state disparità nell’accesso all’assistenza sanitaria prenatale sulla base del reddito, dell’etnia o dell’origine nazionale, con le donne afroamericane quattro volte più esposte al rischio di morire per cause legate alla gravidanze rispetto alle donne caucasiche. Agli inizi dell’anno erano circa 52 milioni le persone al di sotto dei 65 anni che non avevano un’assistenza sanitaria, di più rispetto all’anno precedente

 Nel 2007 le donne native e dell’Alaska hanno continuato a essere vittime in modo sproporzionato di stupri e violenze sessuali senza riuscire a ottenere giustizia in modo adeguato. Gli ostacoli che esse hanno incontrato erano dovuti al complesso intrico di giurisdizioni tribali, statali e federali che permettono ai responsabili degli abusi di sfuggire alla condanna, alla scarsità di fondi che il governo stanzia per i servizi essenziali e all’incapacità delle autorità statali e federali di perseguire i casi.

 Algeria  (117° posto nella classifica gender gap)

 (Amnesty International) A luglio 2009, l’Algeria ha revocato le riserve all’art. 9.2 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), relativo alla parità di diritti delle donne in merito alla nazionalità dei loro figli. Gli emendamenti al codice sulla nazionalità del 2005, avevano già consentito alle donne algerine coniugate con cittadini stranieri di confermare la nazionalità dei loro figli. Alcune clausole discriminatorie continuano a essere inserite nel codice di famiglia, in particolare in merito a matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità e parallelamente continuano a esserci riserve da parte dell’Algeria riguardo a diversi altri articoli della Cedaw.

Il rapporto del 2008 della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha apprezzato gli avanzamenti nei diritti delle donne in Algeria, ma criticato il fallimento delle autorità nell’affrontare in modo appropriato la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne. La Relatrice Speciale ha richiesto alle autorità di indagare la violenza sessuale commessa durante il conflitto interno, di risarcire le sopravvissute e di assicurare i responsabili alla giustizia.

Secondo la polizia giudiziaria, tra il mese di gennaio e giugno 2008 sono state ricevute 4.500 denunce di violenza e molestie nei confronti di donne. Si ritiene che la cifra reale sia molto più elevata. 

In Algeria è prevista la poligamia e all’interno della famiglia e della società predomina il sistema patriarcale.  

Slovenia (52°posto nella classifica del gender gap)

  Girone D

 Germania (12° posto nella classifica del gander gap)

Australia (20° posto classifica del gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2008, il governo australiano ha istituito il consiglio nazionale per ridurre la violenza sulle donne e i loro figli. Ad agosto, l’Alta corte d’Australia ha confermato la condanna della proprietaria di un bordello di Melbourne, Wei Tang, la prima persona a essere condannata ai sensi della legislazione contro la schiavitù introdotta nel 1999.

Nel 2007 Amnesty ha denunciato che nel mese di dicembre, una Corte distrettuale ha definito lo stupro di gruppo di una ragazzina indigena di 10 anni come «un’esperienza infantile», inserendo inopportunamente nel processo la questione del consenso. I 9 uomini giudicati colpevoli non hanno ricevuto pene detentive.

 Serbia

(fonte Amnesty international) Nel 2009 Modifiche apportate al codice penale hanno accresciuto le sanzioni per la violenza domestica e la tratta e hanno introdotto il reato di sfruttamento consapevole di una persona vittima di tratta. Un progetto di legge sulla violenza domestica è stato oggetto di critiche da parte di Ngo, perché non prevedeva il rafforzamento dei meccanismi di protezione, né garantiva il perseguimento di chi aveva violato gli ordini di protezione.

L’Ompf ha riferito in merito a 400 casi di aggressioni a sfondo sessuale avvenuti in Kossovo tra il 2003 e il 2008, di cui solo il 10 per cento sono stati oggetto di esame forense. Oltre un terzo delle vittime avevano meno di 16 anni. Un sondaggio del 2009 ha rilevato che la maggior parte delle violenze sessuali non venivano segnalate alle autorità.

(fonte osservatorio balcani) Nel 2007 l’organizzazione non governativa Governo femminile della Serbia, denunciava che il primo diritto negato alle donne è la questione della violenza familiare. Viviamo in una società che non è orientata verso le persone, ma verso la violenza

Nonostante il fatto che i datori di lavoro durante l’assunzione facciano domande vietate per legge sullo stato civile e sulla maternità, le donne temono a denunciarli perché hanno paura i subire gravi conseguenze.

Ogni giorno una donna muore di una forma curabile di cancro perché non è andata in tempo dal medico, perché non ha i soldi per il medico. Soltanto l’otto percento delle donne è in possesso in modo indipendente degli immobili, fino al 17 percento di esse ha il contratto di condivisione sulla proprietà di qualche bene mobile o immobile, e le macchine vengono registrate in massa a nome degli uomini, questo è un ostacolo per l’ ingresso delle donne nell’imprenditoria” a causa della difficile possibilità di ottenere finanziamenti.

 Nel 2006 la Rete delle donne kosovare e le Donne in nero della Serbia si sono unite in una Coalizione pacifista, rivendicando un ruolo nella definizione dello status del Kossovo e avanzando precise richieste riguardanti le condizioni delle donne in questa zona.

 Sempre sul sito dell’osservatorio balcani è disponibile un articolo del 2005 sul ruolo delle donne in Serbia.

Non possono mai essere dimenticati gli stupri etnici e le violenze commesse contro le donne durante il lungo periodo di conflitto in Jugoslavia.

Ghana (80° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) La violenza contro donne e ragazze ha continuato a essere un fenomeno diffuso e si ritiene che le violenze all’interno della famiglia colpiscano una donna su tre. Secondo l’Unità di sostegno alle vittime della violenza domestica istituita presso la polizia, i casi denunciati di violenza contro donne e ragazze sono aumentati nel corso del 2009.

(fonte peacereporter) Le associazioni ghanesi per i diritti delle donne hanno richiamato l’attenzione sulle pratiche tradizionali di infibulazione che ancora si registrano nel nord del paese. La legge, che nel 1994 ha dichiarato illegali questi interventi operatori, non sarebbe abbastanza severa in quanto non punisce la complicità dei genitori, della famiglia e dei membri della comunità, che consentono ai chirurghi che praticano la mutilazione genitale femminile di agire indisturbati.

In Ghana è diffuso un sistema patriarcale e la poligamia.

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