Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Donne in tv: il convegno che svela le due facce del paese

Posted by vacrigistina su 18 aprile 2010

Oggi, con più calma e con più freddezza, vorrei proporre ulteriori riflessioni sul convegno che si è tenuto giovedì scorso relativo a “donne in tv e nei media”.

Io ho assistito soltanto alla prima parte dell’incontro, e da una collega ho saputo che nella seconda parte, sono state esplicitate dai presenti alcune critiche a cui avevo accennato nel post precedente, oltre a trattare con più professionalità e compenza alcuni temi. La mia amica ha commentato così “In quel convegno ho visto le due Italie di oggi” La prima Italia, rappresentata da chi è intervenuto nella parte iniziale, è quella di chi parla per obbligo di presenza senza averne competenza, senza aver approfondito la tematica, l’Italia di chi non fa autocritica ma cerca belle parole per difendere i suoi errori cercando di scaricare il barile su qualcun altro, l’Italia che trasforma un incontro serio in una vetrina per se e per il suo partito-sostenitore politico/economico, mentre nella seconda parte ha parlato l’Italia degli intellettuali, degli studiosi, di chi fa ricerca e di chi interviene con consapevolezza e competenza cercando di condividere il sapere per il miglioramento. Nella seconda parte, da parte soprattutto della Zanardo (la produttrice del video “Il corpo delle donne”, che era stata attaccata per “aver fatto, in maniera facile e superficiale, un collage del peggio – che rappresenta una parte minore dell’offerta televisiva secondo Marano – offrendo quindi “un prodotto che falsifica la realtà e alimenta la drammatizzazione”, sono state espresse parole forti contro le modalità del convegno, e soprattutto contro l’atteggiamento di alcuni presenti nei confronti della mercificazione del corpo femminile.Purtroppo non essendo presente non ho i dati che Elisa Manna responsabile politiche culturali del Censis (e che comunque possono essere trovati nel Libro Bianco del Censis Women and media in Europe) che mostrano che il college della Zanardo presenta solo una piccolissima parte delle immagini della donna-merce che sono ben maggiori in televisone al contrario di quello che ha sostenuto Marano (che peccato però se ne era già andato, insieme a tutte le altre persone intevenute nella prima parte). Purtroppo non posso neanche riproporre le pubblicità mostrate da Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso. Quindi riporterò le proposte espresse e ciò che a quanto pare è stato già raggiunto grazie all’azione di lobbyng al femminile iniziata con l’appello “donne e media” fatto circolare in rete dal mese di novembre ( e che secondo Gabriella Cims è stato un vero e proprio successo delle rete), frenando la tentazione di commentare ancora gli interventi fatti e l’incorenza di alcune persone, come la direttrice della rivista A o di Lucia Annunziata.

L’appello chiedeva a chi di competenza di inserire una valutazione di genere della televisione pubblica nelle fase di rinnovo del contratto di servizio RAI (ancora al vaglio parlamentare), una valutazione al fine di garantire maggiore tutela dell’immagine e della dignità delle donne in televisione e di promuovere programmi su tematiche importanti come la violenza di genere.

Vediamo in sintesi cosa è emerso nella prima parte del convegno.

Gli obiettivi da raggiungere

-limitare (io direi eliminare) della donna “offerta come bene di consumo”, che offende la dignità e alimenta il contesto in cui avvengono le molestie e le violenze sessuali verso le donne

– riequilibrare la presenza delle donne in televisione, offrendo una visione più eterogenea delle donne e più vicina alla realtà, evitando quindi che in televisione venga proposta unicamente la donna-velina

– promuovere programmi “intelligenti” dedicati ad alcune tematiche di genere (come la violenza domestica) e inserire una prospettiva di genere nei diversi programmi

– dare più spazio alle donne reali e alle loro storie, ma anche alle esperte alle professioniste nelle trasmissioni (bassissima infatti è la percentuale di donne che vengono chiamate nelle varie trasmissioni “alte” come esperte)

– bilanciare le storie negative (la madre che uccide il figlio) con quelle posivite

I nodi problematici

– il mercato e le sue regole, la necessità di competere con la televisione privata e la ricerca dei finanziamenti privati (e quindi la necessità di proporre donne nude perchè vendono meglio i programmi, ancora una volta Berlusconi docet e tutti obbediscono!) [Marano /Garimberti]

– il sistema di misurazione dell’audience (auditel) non può rappresentare l’unico sistema in base al quale decidere i programmi e i palinsesti per evitare di continuare a seguire i gusti maschilisti e morbosi del pubblico (donne e uomini) [Roberto Rao]

– debolezza strutturale della RAI e la riproposizione dei modelli che vengono proposti dagli investitori [Roberto Rao]

– il ruolo ormai ridotto della commissione di vigilanza RAI e la necessità di difendere chi non è difeso ma che paga il canone Rai

– la mancanza di donne nei luoghi di potere della RAI

– l’atteggiamento conforme ai modelli/gusti maschilista delle donne che lavorano in RAI, il loro collaborazionismo

– il problema della ridotta autorevolezza delle donne (non è quindi “un problema di corpo ma del peso della testa delle donne” secondo Lucia Annunziata che caratterizza la società in generale e che dipende da un problema di autostima che deve esser risolto nella scuola)

– la necessità di considerare anche gli altri media e di risolvere il problema dell’immagine femminile in maniera integrata

– una valutazione sul ruolo effettivo su alcuni target come i giovani della televisione

Cosa è stato inserito nel contratto di servizio RAI (a quanto sembra)

– la promozione di programmi di informazione sulla violenza di genere

– alcuni principi per il rispetto della dignità della donna e per un riequilibrio dell’immagine della donna proposta

Le proposte per il futuro:

– La creazione di un tavolo tecnico di confronto costituito da vari soggetti per avviare un dibattito finalizzato alle riforme e per colmare il gap con altri paese europei

– L’emanazione di un codice deontologico condiviso

– La nomina di un soggetto (comitato, osservatorio o commissione di vigilanza) per il controllo che siano rispettati i principi definiti

– nuovi programmi “intelligenti” [Roberto Rao: programmi veri sulla violenza domestica e di genere, sullo sfruttamento delle donne immigrate, sulle giovani madri sole, sulle discriminazioni sul lavoro, sui successi delle donne]

Chiudo con una domanda: ma dov’era la Ministra delle Pari Opportunità? Perchè non ha preso parte ad un convegno ritenuto così importante? Probabilmente la contraddizione sarebbe stata troppo evidente, il conflitto di interessi pure. Insomma cosa avrebbe potuto dire la Carfagna sulle “troppe donne veline in tv”? Sul collaborazionismo delle donne? Sul successo ottenuto solo attraverso il potere erotico e la mercificazione del corpo?Come chiedere, insomma, di cambiare un sistema televisivo che svende le donne e le mercifica a chi deve il suo attuale successo politico proprio a tale sistema televisivo? Forse qualcuno vedrà nella sua storia, un lieto fine dovuto proprio a questo sistema televisivo e quindi un motivo per difenderlo, per vederlo come un giusto trampolino di lancio per i più diversi settori: “insomma si inizia a fare la ‘ballerina’ e si arriva a fare la ministra. Si parte dall’esibizione del corpo sul piccolo schermo e si arriva all’esibizione del cervello a palazzo chigi. Se questa non è meritocrazia, cos’è? Ah già, maschilismo e esempio del potere maschile.

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