Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Votate per chi si pronuncia a favore della vita

Posted by vacrigistina su 24 marzo 2010

A quale vita mi sto riferendo? Alla vita serena di tutte le bambine e i bambini del mondo, a quelli senza genitori che potrebbero avere una famiglia o anche un unico genitore se si semplificassero le pratiche di adozione, alla vita serena dei bambini/e che vengono abusati o trattati come merce, alla vita delle coppie di gay e lesbiche che si vedono negato il diritto ad amarsi, alla vita delle coppie eterosessuali che si amano pur non sposandosi, alla vita di alcune coppie che vorrebbero avere figli/e attraverso la fecondazione assistita, alla vita delle persone che vivono liberamente la loro esistenza, alla vita dei malati che potrebbero curarsi con la ricerca sulle staminali. Penso alla vita delle migranti e dei migranti di e in tutti i luoghi. Alla vita delle precarie e dei precari che non vedono prospettive in questo paese, alla vita delle disoccupate e dei disoccupati, alla vita dei lavoratori e delle lavoratrici che lavorano senza sicurezza rischiando di morire o di ammalarsi, alla vita di chi non ha reddito e non può lavorare, alla vita di chi è malato ma non hai i soldi per curarsi o non trova una struttura decente dove farlo. Alla vita dei disabili, alla vita degli studenti universitari che pagano prezzi assurdi per una stanza, agli alunni che  assistono al declino della scuola e al crollo delle scuole. Penso alla vita delle donne.
Queste sono le vite da tutelare, da aiutare e soprattutto da rispettare. Almeno per me che sono atea. E i partiti che lo fanno sono quelli che meritano il mio voto.

Ma veniamo all’argomento di questo articolo, che probabilmente, è stato già intuito: la prolusione del cardinale Bagnasco. Me la sono letta, e quindi vorrei esprimere una mia opinione.
Si parla di molte cose in quel documento, oltre a quelle sottolineate dai media. Si trattano argomenti, quali le catastrofi naturali (il terremoto di Haiti, del Cile e dell’ Abruzzo), che pur essendo imponderabili non devono lasciarci “sedurre dall’illusione di poter vivere senza dio”, ai problemi dei migranti (Rosarno, via Padova) che richiedono “una fondamentale strategia di integrazione”, che richiedono un “monitoraggio urbano”, un’azione fatta “con determinazione e lungimiranza” tenendo sempre in mente “che nessuna persona ha il diritto di ritenersi superiore ad altre: gli immigrati sono donne e uomini come noi” (perchè ricordiamoci sempre che esiste un noi e un loro!). Si parla di lavoro, e di crisi economica. Il lavoro che è “bene per l’UOMO, per la famiglia e per la libertà, ed è fonte di libertà e di responsabilità” (probabilmente le donne sono considerate solo indirettamente nel concetto di famiglia perchè è lì che le donne devono concentrare le loro energie e le loro attività). Tutti questi argomenti vengono trattati con molta leggerezza e rapidità. Vengono pronunciate alcune frase ad effetto senza proposte serie per affrontare e risolvere i problemi. Insomma quello che più o meno potremmo dire al bar con le nostre amiche: la disoccupazione è brutta, le aziende che cercano solo il profitto sono cattive, migranti e italiani sono uguali nessuno è superiore.
Nel documento si dedica molto spazio soprattutto al ruolo dei preti e dei vescovi, alle loro difficoltà in questa società, ai loro possibili dubbi. Si sottolinea soprattutto il ruolo di educatori dei preti e si invitano ad una riflessione sulla loro vocazione a Dio. Si parla anche di politica “alta” e della necessità di recuperare il senso di quello che è pubblico, della necessità di “uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornoconto” (io avrei in mente a chi rivolgere questo consiglio?). Trapela anche un velato rimpianto per la Democrazia Cristiana: “Quella energia morale che avevamo dentro e che ha consentito ad una nazione, uscita dalla guerra in condizioni del tutto penose, di ritrovarsi in qualche decennio tra le prime al mondo (?), quella forza vitale che fine ha fatto?Perchè il vincolo che ci aveva legato nella stagione della ricostruzione post-bellica […] è sembrato da un certo punto in avanti non unirci più?

Si parla, poi, ovviamente di pedofilia e degli abusi sessuali compiuti su minori da ecclesiastici. Si parla di aborto. Ed eccoci al punto.

Ovviamente non sorprendono le opinioni espresse in questo testo. Sono le solite posizioni della Chiesa Cattolica, che da sempre ha svalutato le donne e le loro capacità.
Posizioni che non dovrebbero neanche interessarci, dato che siamo in uno stato laico. Uso il condizionale perchè, pur essendo il nostro stato laico, e anche se sono convinta che queste parole non spostino un voto (perchè credo che le italiane e gli italiani, nel bene e nel male, non siano poi molti interessati al tema dell’aborto), dobbiamo comunque intervenire sulle parole pronunciate, perchè ci offendono. Per l’ennesima volta ci offendono. E ci offendono ancora di più, quando vengono strumentalizzate a fini elettorali, dai partiti, quando il nostro corpo e la nostra libertà di scelta viene trattata come merce di scambio per un riequilibrio dei poteri tra Chiesa e Stato (credo che infatti il pronunciamento della chiesa cattolica su alcune tematiche non sia dovuto ad un interesse reale verso il “problema”, quanto piuttosto una pseudo-dimostrazione del potere per non perdere privilegi e per mantenere i corteggiamenti dei partiti). Quelle parole ci offendono ancora di più quando vengono amplificate dai media. Quei media che non danno spazio alle donne per rispondere. Per questo, anche se non mi interessa l’opinione della Chiesa cattolica, mi sento di dover rispondere in qualche modo a quelle parole.

Le donne non sono considerate nel documento, se non quando si parla di aborto. Ma non stupisce, la concezione e l’immagine della donna nella chiesa cattolica non è certo positiva: vergine, prostituta e peccatrice, strega. Dio “si è fatto uomo” e non donna. La donna ha come unico scopo quello della procreazione (principio che come ha sottolineato Galimberti contrasta con il principio base dell’etica kantiana “di non usare la persona come mezzo ma come fine”) e la cura della famiglia. Quindi non stupisce l’indifferenza verso i problemi delle donne, della violenza di genere, dei crimini verso le donne in molte parti del mondo. Non stupisce neanche che Bagnasco si rivolga ai preti, ai vescovi e non alle suore, che vengono completamente dimenticate.
Ma veniamo all’aborto. Per l’interruzione volontaria di gravidanza vengono usate le seguenti parole: delitto incommensurabile, ecatombe progressiva, dati agghiaccianti. Si usa un linguaggio e un tono stilistico grave, si lanciano accuse anche pesanti.
Mentre per gli abusi sessuali su minori (che vengono condannati) si usano le seguenti parole: fenomeno, crimine odioso, peccato scandalosamente grave, qualcosa di aberrante, tragedia, fatto non compatibile con la scelta di dio.
I sentimenti dei vescovi verso gli episodi di pedofilia sono: profondo dolore, insopprimibile senso di vergogna, rammarico, sgomento, senso di tradimento, rimorso.

Nel documento si usa sempre la parola aborto, e mai interruzione volontaria di gravidanza, espressione prevista dalla legge nazionale 194/78, mentre per quanto riguarda la pedofilia, tale espressione spesso è sostituita nel caso degli ecceclesiastici, da “abusi su minori”.
Le donne che scelgono di abortire sono ipocrite, privilegiate, persone che si ritengono per lo più evolute.
Gli ecclesiastici che hanno abusato dei bambini sono dei peccatori che tradiscono il patto di fiducia iscritto nel rapporto educativo, che dovrebbero riconoscere la colpa e sottomettersi “alle esigenze della giustizia”.
I dati relativi all’interruzione volontaria di gravidanza in Europa dell’istituto per le politiche familiari (viene da chiedersi perchè Bagnasco non ha citato i dati istat che mostrano un progressivo calo del numero di aborti in Italia) sono agghiaccianti. Il “fenomeno della pedofilia” è rilevato “ da varie parti, anche non cattoliche” (non si cita nessuna ricerca anche approssimativa e nessun dato) come “appaia tragicamente diffuso in diversi ambienti e in varie categorie di persone”.

Il discorso sulla pedofilia conduce ad una riflessione sull’esasperazione della sessualità sganciata dal suo significato antropologico (?) e sull’edonismo a tutto campo, sul relativismo. Il discorso sull’aborto conduce alle elezioni politiche

Ma voglio riportare le frasi più offensive per noi donne riportate nella parte dedicata “alla vita”:

il delitto incommensurabile […] si può fare solo in forza di una tacita convenzione culturale che è abbastanza prossima alla ipocrisia

Nella mentalità di persone che si ritengono per lo più evolute si è insediato un singola ribaltamento di prospettive nei riguardi di situazioni e segmenti di vita poco appariscenti, quasi che l’esistenza dei già garantiti valga di più della vita degli invisibili.

L’aborto ha perso l’immagine di una pratica eccezionale e dolorosa per diventare un metodo normale di controllo delle nascite (forse Bagnasco si confonde con il gendercide in Cina o in India)

Nuovi metodi abortivi hanno come effetto quello di far scomparire l’aborto, agendo nel dubbio di una gravidanza in atto che la donna sarà così in grado di coprire meglio, rispetto agli altri ma rispetto anche a se stessa.

E così la «rivoluzione» iniziata negli anni Settanta per sottrarre l’aborto alla clandestinità, al pericolo per la salute delle donne, al loro isolamento sociale, si chiude tornando esattamente là dove era cominciata, con il risultato finora acquisito dell’invisibilità sociale della pratica, preludio di quella invisibilità etica che è disconoscimento che ogni essere è per se stesso, fin dall’inizio della sua avventura umana. Domanda per nulla polemica: che cosa ci vorrà ancora per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?

Domanda per nulla polemica: che cosa ci vorrà ancora per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile dei bambini e delle donne, ogni scivolamento (anche dei politici, degli ecclesiastici) diviene a portata di mano?

Detto questo, detto tutto.

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