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Statistiche di genere: leggere le differenze per attuare politiche efficaci

Posted by vacrigistina su 19 marzo 2010

Ho più volte sottolineato quanto sia importante l’uso del linguaggio per la costruzione di una società meno discriminatoria; non meno importanti sono però anche i numeri, o meglio, i dati statistici. La rilevazione di alcuni fenomeni, la diffusione e la lettura di alcuni indicatori è infatti indispensabile per la comprensione della società, e delle differenze esistenti tra donne e uomini. Le statistiche di genere, sono indispensabili per attuare interventi e politiche adeuate alle esigenze delle donne, politiche che possano realmente migliorare la società e la vita delle cittadine. L’individuazione di indicatori adeguati è indispensabile per misuare e rilevare le differenze e darne una lettura sistematica, lettura chedovrebbe essere tenuta in considerazione dai decision makers e comunicata alla cittadinanza, attraverso strumenti come il Bilancio di genere. Per capire l’importanza delle statistiche di genere, si puù leggere l’intervento di Linda Laura Sabbadini

Per approfondimenti invece sull’iniziative a favore di una legge sulle statistiche di genere l’articolo pubblicato dal Paese delle donne. Tra queste si sottolinea la proposta del CNEL.

Ma vediamo quali statistiche di genere sono diffuse dall’Istituto Statistico Italiano.

L’Istat nel mese di gennaio ha aggiornato le “100 statistiche per capire il paese”, pubblicano un sito ad hoc chiamato NoiIalia che propone alcuni dati interessanti e di facile lettura anche per le non addette ai lavori. Per quanto riguarda gli indicatori di genere, in particolare, troviamo le seguenti statistiche aggiornate:

1) Bambini che fruiscono di asili nido e servizi per l’infanzia

2) Diffusione di asili nido e servizi per l’infanzia

Secondo l’Istat i dati sulla diffusione sul territorio degli asili nido e il numero di bambini che fruisce dei servizi per l’infanzia rappresentano indicatori utili per misurare l’attuazione delle politiche volte alla conciliazione degli impegni casa-lavoro (che come si sa nel nostro paese riguardano soprattutto le donne).

3) Fecondità totale

Nel confronto internazionale sui livelli di fecondità l’Italia, con 1,41 figli per donna, secondo i dati Istat ,si colloca nel 2008 in una posizione molto lontana da quella di importanti paesi europei, quali Francia (2,02) e Regno Unito (1,94). L’attuale numero medio di figli per donna corrisponde tuttavia al più elevato livello registrato in Italia dal 1991 ed è il risultato dell’andamento crescente iniziato dopo il 1995, anno in cui la fecondità italiana ha toccato il minimo storico con un valore di 1,19 figli per donna. Le stime a livello sub nazionale mostrano lievi incrementi per le regioni del Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno presenta lievi flessioni in quasi tutte le regioni della ripartizione. [Fonte Istat – NoiItalia]

4) Nelle statistiche relative alla popolazione inoltre si possono trovare i tassi di separazione, nuzialità.

5) Nelle statistiche dedicate al mercato del lavoro invece si possono consultare i tassi di attività, occupazione/disoccupazione e altri indicatori relativi al lavoro disaggregati per genere. Stessi indicatori anche per quanto riguarda la popolazione straniera.

Nel mese di febbraio l’Istat ha inoltre diffuso i dati riferiti all’anno 2007 relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza. Le tavole, contengono un’analisi temporale del fenomeno, riferita agli anni 1988-2007, e per l’ultimo anno della rilevazione i dati sono presentati a livello nazionale e a livello di dettaglio regionale e provinciale. Sono incluse informazioni sulle caratteristiche socio-demografiche della donna (età, stato civile, titolo di studio, condizione professionale, luogo di residenza, cittadinanza), sulla storia riproduttiva pregressa (numero di nati vivi, nati morti, interruzioni volontarie e aborti spontanei precedenti) e sull’aborto (età gestazionale, rilascio della certificazione, tipo di intervento, terapia antalgica, durata della degenza). [fonte Istat]
Si nota che dal 1988 al 2007 si è registrata una progressiva diminuzione del numero di interruzioni di gravidanza in Italia (pari a 56 mila casi in meno nel 2007 rispetto all’88).

Nel mese di ottobre sono state diffuse le statistiche relative alla Violenza contro le donne, nell’ ambito dell’ Indagine multiscopo sulle famiglie “Sicurezza delle donne” riferita all’anno 2006, effettuata da istat attraverso interviste telefoniche (proposte a 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni)Nell’indagine sono state analizzate diverse forme di violenza fisica e sessuale, nonché la violenza psicologica dal partner e lo stalking, ovvero i comportamenti persecutori messi in atto dal partner al momento della separazione o dopo. L’indagine offre una stima della prevalenza e dell’incidenza del fenomeno e offre informazioni sulle conseguenze a breve e a lungo termine, le modalità di accadimento, la denuncia alle forze dell’ordine. [Fonte Istat]

E’ possibile inoltre consultare e scaricare la tavola (in formato excel) di alcuni indicatori disaggregati per genere (anni 1995-2007), inserita nella banca dati sviluppata da Istat nell’ambito del progetto “Informazione statistica territoriale e settoriale per le politiche strutturali 2001-2008” e come impegno a supportare l’attività di monitoraggio e valutazione del Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006.

Gli indicatori socio-economici regionali, (indicatori di contesto chiave e le variabili di rottura), disponibili per tutte le regioni e per macro-area, sono articolati secondo gli assi di intervento ed ambiti prioritari del QCS 2000-2006: gli assi I-VI riguardano appunto gli indicatori di genere. Tra questi troviamo indicatori relativi all’occupazione/disoccupazione femminile, al livello di istruzione secondaria e universitari, ai trasporti (grado di soddisfazione e utilizzo dei mezzi pubblici), allo sport. [Fonte Istat]

Ci auguriamo infine che Istat aggiorni anche gli indicatori relativi alle Statistiche di genere che aveva presentato in maniera sistematica e di facile lettura. Tali indicatori infatti diffusi nel marzo 2007 si riferiscono all’anno 2006.

Ovviamente non è soltanto l’Istat a diffondere e produrre dati statistici. Anzi, è fondamentale che gli uffici di statistica regionali e degli altri enti locali, sappiano rilevare le differenze, in modo tale da offrire gli strumenti alle amministrazioni per attuare politiche efficaci. Tra le varie attività degli enti locali, si presenta per esempio il lavoro del Comune di Bologna.

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