Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Le donne non lo sanno fare…serve un uomo!

Posted by vacrigistina su 12 marzo 2010

La Corte di Cassazione, con la sentenza di oggi n°10164, ha stabilito che usare espressioni discriminatorie legate all’appartenenza di genere, nella formulazione di un giudizio sul lavoro e sull’attività svolti, è da considerarsi reato di diffamazione, che quindi prevede il risarcimento alla persona diffamata.

La sentenza, emanata in relazione all’articolo pubblicato nel 2002 sul Corriere di Caserta “Carcere: per dirigerlo serve un uomo”, nel quale un sindacalista ha espresso la necessità di una gestione maschile del carcere, criticando il lavoro della dirittrice del carcere, non in base a fatti e comportamenti, ma solo sulla base dell’essere donna, stabilisce quindi che critiche incentrate sul genere costituiscono reato di diffamazione. Non so fino a quale ambito e circostanza, può esser esteso tale principio espresso dalla Cassazione, ma anche eventualmente limitato all’ambito professionale, mi sembra già qualcosa.

Il sex typing professionale (e formativo) e i processi di femminilizzazione di alcune professioni, generando la cosiddetta “segregazione orizzontale”, rappresentano ancora oggi un importante problema per le donne e un grave limite allo sviluppo culturale, sociale ed economico del paese (anche se per alcuni aspetti, considerando in particolare l’aumento del settore dei servizi, hanno favorito l’ingresso delle donne nel mercato di lavoro e l’aumento quantitativo delle lavoratrici). La sentenza non risolve certo il problema della segregazione orizzontale, ne tantomeno quello della diffusione di stereotipi di genere, ma perlomeno, può servire a metter un freno alle lingue, alle penne e a certi pensieri che supportano una visione sessuata del lavoro e delle professioni e una divisione di genere nel mercato lavorativo. Un utile strumento giuridico per contrastare il pensiero ancora oggi dominante “che esistono lavori che si adattano meglio alle donne e altri più congeniali per gli uomini” “che alcuni lavori sono svolti meglio dalle donne e altri meglio dagli uomini”. Pensiero discriminatorio che, almeno fino ad oggi, ha svantaggiato le donne rilegandole in professioni, considerate generalmente meno prestigiose, spesso meno pagate e con meno possibilità di avanzamento. E di esempi se ne potrebbero fare a centinaia.

Tutelare le lavoratrici (ma anche i lavoratori) di fronte ad affermazioni che le offendono e discriminano in quanto donne, rappresenta quindi un altro piccolo tassello per le pari opportunità nel mercato del lavoro, anche se ovviamente per distruggere gli stereotipi di genere, per eliminare la creazione di ruoli maschili/femminili (fuori e dentro casa), per cambiare l’opinione comune “che le donne siano più brave a fare le maestre e gli uomini a dirigere le aziende” non può bastare una sentenza. E prima che questo avvenga, di frasi offensive sono convinta che ne leggeremo e sentiremo ancora molte, con la speranza, però, che chi le pronuncia o scrive, venga prima denunciato e poi condannato.

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