Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Chi ha timore di essere ridicola?

Posted by vacrigistina su 8 marzo 2010

Ho capito cosa non mi piace della giornata delle donne oltre alle cenette fuori, ai brindisi senza contenuto, agli auguri senza consapevolezza, alle serate dance e cose di questo di tipo: gli articoli dei principali giornali e delle agenzie di stampa. Gli (unici) articoli che poi leggono la maggior parte delle persone, quelle che gestiscono la res publica, quelle che amministrano le aziende, quelle che insegnano nelle scuole e nelle università, quelle che prendono il nostro stesso autobus, quelle che vivono i nostri stessi luoghi e i nostri stessi tempi, quelle che costruiscono/distruggono la società in cui viviamo. Per questo non riesco a restare indifferente di fronte a certi contenuti, anche se pur sapendo che per leggere parole sensate e intelligenti, capaci di far riflettere e di insegnare, è possibile navigare in rete tra i tanti blog e siti che si dedicano, con passione e cura, 365 giorni all’anno, alle tematiche di genere. Continuo forse, a fare l’errore di aprire i giornali on line sperando di trovare, almeno oggi, un articolo intelligente. E trovandone troppo pochi, perchè il mondo del giornalismo è ormai pieno di qualunquiste, continuano ad arrabbiarmi. E, quindi, per gestire in modo costruttivo questa rabbia, scrivo la mia opinione.

Sull’Unità ho trovato 5 articoli. Era chiedere troppo che tutti fossero alla nostra altezza (di donne e di femministe). Quello intitolato “Nè pregio nè diffetto: essere donna è solamente un dato di fatto”, già il titolo dice qualcosa di quello che potate trovare nel testo, che mi rappresenta? Voglio riportare in particolare una frase “non ho mai conosciuto nessuno più femminista di papà”, femminista perchè ama la mimosa (ma che donne avrà frequentato l’autrice dell’articolo nella sua vita?quasi quasi la cerco per battere il primato). In un altro articolo, “Imparare a usare il linguaggio dei colonizzatori”, invece, l’autrice non prova il minimo imbarazzo nello scrivere una frase del tipo ” ho sempre odiato il femminismo, il separatismo, lo studio delle identità di genere”; riconosciamole il fatto che con il tempo si è accorta di avere avuto una visione parziale e deresponsabilizzata, ma peccato che nel prosieguo dell’articolo non c’è modo di verificare il suo cambiamento.Peccato, occasione persa per dare spazio a chi non ha mai odiato il femminismo e alle grandi intellettuali che hanno dedicato il proprio tempo agli studi di genere.

Ma passiamo al Corriere, e all’articolo della giornalista Maria Laura Rodotà. Non so se il giudizio è un pregiudizio, le “figlie di” non mi stanno mai un granchè simpatiche ammetto, e Amica non è proprio la rivista che ammiro (ma piuttosto la classica lettura da bagno), ma comunque mi sembra un pò distaccato dalla realtà. Dalla realtà di donne che scendono ancora in piazza, senza sentirsi ridicole, di donne che scrivono e che studiano, che agiscono nel quotidiano delle loro vite, che fanno scelte, che parlano in tutte le occasioni possibili, senza mai dimenticare la loro rabbia e senza odiare il simbolo della mimosa. Probabilmente di rabbia e di imbarazzo ne dovrebbe provare un pò di più l’autrice stessa dell’articolo, e poi potrebbe venire ad una manifestazione, ad un’inizativa, entrare in un collettivo o in un centro violenza per vedere il lavoro, il coraggio e la grinta delle donne che pensano alle donne non solo l’8 marzo e non solo per vendere spazi pubblicitari alle case di moda. Purtroppo non basta citare Simone De Beauvoir, cara Rodotà Menomale c’è l’articolo provocatorio della collega, la proposta di uno sciopero generale al femminile, anche se con alcuni correttivi rispetto a quello proposto nell’articolo, non è male.

Al contrario ho apprezzato gli articoli (stranamente) della concorrenza, La Repubblica, quello “L’8 marzo compie 100 anni” e soprattutto l’articolo di Adriano Sofri ” Bambine mai nate” (che merita il link!)

Ma veniamo all’articolo peggiore, tra quelli che ho letto e trovato, quello intitolato “8 marzo, la festa della donna ormai autarchica” pubblicato dall’Ansa. Ecco le frasi che gli hanno garantito il premio: una donna “che non rinuncia ai suoi desideri tanto meno per tenersi stretto un uomo”, che oltre ovviamente a dimenticare tutte le donne lesbiche, conferma l’obiettivo più importante per le donne, che oggi, pensa te viene lasciato, quello di trovare e tenersi un uomo!Che tristezza! E ancora: “l’uomo riconosce alla donna qualità migliori – bisogna poi vedere quali – e la vorrebbe addirittura come capoufficio”. Si l’ha scritto veramente. Non sto scherzano. Quale conclusione migliore se non quella di citare Miss Italia e riportare una frase di “un’ex reginetta” che desidera per questa occasione speciale, informarci del fatto che vorrebbe che il concorso rappresentasse un momento in cui presentare agli italiani (solo uomini) persone esemplari, giudicate su indicatori educative, che vadano oltre l’estetica” Come commentare tali stupidità?

Mi piacerebbe concludere rispondendo al Capo di Stato che oggi ci ha celebrato, peccato che con tutte le schifezze che, più o meno, silenziosamente sta accettando nel nostro paese, tale figura abbia perso qualsiasi autorevolezza. Forse invece di esortare noi donne ad esigere rispetto, Napolitano dovrebbe esigere, realmente, rispetto per la nostra costituzione, la legalità, le istituzioni, la libertà di informazione, la democrazia vera, invece di dire solo, e poche, scontate frasette ogni tanto?

Purtroppo c’è anche qualcosa di peggio degli articoli sopra riportati, le trasmissioni televisive. Purtroppo tutte queste parole, nonostante l’importante significato che questa giornata dovrebbe avere, fanno venire tanta voglia che finisca il prima possibile. Purtroppo ancora una volta tutte queste donne, che scrivono e che conducono programmi televisivi, fanno intristire la mia vagina, che oggi come tutti gli altri giorni dell’anno dovrebbe invece essere allegra, combattiva e fiera.

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2 Risposte to “Chi ha timore di essere ridicola?”

  1. Margana said

    Ebbene sì, c’è molto di peggio: il pomeriggio dell’8 marzo di RAI1 è stato dedicato ai padri separati e al loro piagnisteo corale nel pretendere che nulla cambi mai (specie i propri privilegi!). “Dopo il divorzio m’è venuta la depressione e ho perso il lavoro perché ero sempre deconcentrato”, “io non ho tempo di vedere i figli perché lavoro”, ecc… Il tutto presentato come colpa delle ex mogli che li han voluti rovinare! Ohé! Anche a me è venuta la depressione (per aver affrontato nell’arco di pochi anni due tumori, la maternità e la fine della relazione con mio marito) e non è venuto nessuno ad alleggerirmi il lavoro dentro e fuori casa, a darmi più tempo per mio figlio o a garantirmi protezione, mentre ricostruivo la mia vita! Ma che pretendono? Addirittura hanno trasmesso un servizio propagandando quant’è bravo il comune di Milano, che trova alloggio ad alcuni padri separati perché con 1050 euro al mese non ce la fanno… La mia amica Barbara ne guadagna 600, ha cresciuto da sola un figlio meraviglioso, e in bagno sopra la lavatrice tiene il beautycase e la cassetta dei ferri per sistemarsi le cose da sola!

    P.S. Al programma ha partecipato pure l’immancabile prete chiattone, il quale per due volte ha detto “legge sull’aborto” riferendosi a quella sul divorzio…

  2. vacrigistina said

    Per fortuna che il mio telecomando non mi condotto su raiuno, perchè non so se avrei sopportato tanta ipocrisia. Dare spazio, nella giornata delle donne, a uomini divorziati che accusano le ex mogli dei propri errori o della propria debolezza è veramente offensivo.Spero che a questi uomini siano state poste anche queste domande: “si occupa dei lavori domestici?” “condivideva con sua moglie i lavori di cura?” “si interessava ai suoi orgasmi?” “ha supportato sua moglie nelle sue aspirazioni e desideri?” “Vedeva in lei qualcosa di più che un surrogato di sua madre, un utero sforna figli, o una domestica a tempo pieno gratis?”
    Senza entrare nel merito delle storie di questi ex mariti che non conosco, e che neanche mi preoccupo di conoscere, mi sembra solo che oggi, oltre a tutto il resto, venga attribuita a noi donne la colpa della crisi dell’uomo del nuovo millennio, invece che riconoscerci il merito di aver messo in discussione una società patriarcale, sessista, discriminatoria. Se l’uomo, come è sempre stato visto, inteso ed educato oggi è in crisi, lasciamoli pure soli a piagnere e a riflettere sul loro problema di aver perso privilegi e potere, e noi godiamoci la vittoria. Anche se sempre parziale, forse possiamo davvero, oggi, costruire una società migliore per tutti e tutte.
    Grazie per aver condiviso la tua interessante opinione e la tua storia, confermandoci che siamo, anche se nessuno lo riconosce, forti e coraggiose più di tutti i soldati che combattano con le armi, più di tutti i politici che si accoltellano alle spalle, più di tutti i vescovi che si avvelano per la successione al potere.
    Grazie davvero

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