Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Donne e politica – intermezzo

Posted by vacrigistina su 23 febbraio 2010

E’ arrivato il momento di proporre una nuova questione: le quote rosa
Una breve premessa però sulla scelta della definizione è d’obbligo: prendo le distanze dall’aggettivo rosa perché non fa che avvallare gli stereotipi che con tanta fatica quotidiana, cerco di far notare e di eliminare.
Tornando al tema delle quote, lo propongo per due ragioni. Primo perchè non si può parlare di elezioni, politica e candidate senza porre l’accento sull’assenza delle donne dai luoghi decisionali. Secondo perchè in Campania, esiste una legge regionale che prevede le quote per le donne, e mi sembrava interessante farlo notare anche in questo spazio.

Probabilmente le nuove candidature di cui ho parlato nel precedente post, che considerando l’importanza della carica, risultano superiori quantitativamente alle precedenti elezioni, farebbero supporre che il cambiamento sta avvenendo anche senza una legge che preveda una quota minima di donne nelle liste elettorali. E per cambiamento si intende la partecipazione delle donne alla politica e conseguentemente il loro ingresso nelle istituzioni.
Ricordiamo che la legge proposta dall’allora ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo, fu respinta a larga maggioranza in parlamento. Votarono contro rappresentanti, uomini ovviamente interessanti a mantenere il loro culetto al caldo sulle comode poltrone da parlamentari, di tutti i partiti, anche quelli di centrosinistra , che poi si fecero vanto nelle successive elezioni politiche di aver riservato (la scelta del termine non è casuale, dato che la partecipazione delle donne sembra sempre essere una concessione degli uomini, se a parlare/votare/decidere sono proprio coloro che per secoli e secoli hanno goduto di privilegi e hanno costruito modi e tempi sulle loro esigenze), posti nelle liste a candidate di genere femminile. Peccato che i posti erano pochi (fatta eccezione per la Sinistra arcobaleno e per Sinistra critica) e in posizioni difficilmente eleggibili.

Sulla questione delle quote, comunque, il dibattito (almeno in passato) è articolato.
Da un lato ci sono critiche alle leggi che prevedono quote perché sembrano essere una concessione più che un intervento strutturale capace di intervenire sui reali ostacoli che rendono difficile la partecipazione delle donne alla vita politica attiva (o meglio a quella di rappresentanza).
Pure e dure alcune donne ritengono che “i posti non ce li devono dare, ma che ce li dobbiamo prendere”. Opinione condivisibile, ma forse poco realistica e poco attenta ai problemi, di tempo soprattutto, ma anche di relazioni di potere, che svantaggiano le donne.
Da un altro punto di vista, le critiche alle quote nascono dalla paura che tale misura sia solo di facciata: garantire un numero minimo di posti alle donne non significa garantire la partecipazione, nè tanto meno la sua qualità.

Aggiungo un altro spunto: vogliamo entrate davvero nei palazzi di vetro costruiti e sostenuti da braccia maschili? Se si, a che prezzo? Se si a che modo? Queste domande celano la mia preoccupazione per l’omologazione della “politica delle donne” agli usi e ai costumi della politica che fino ad oggi è stata maggioritaria, cioè quella degli uomini; politica che è bene ricordare, ha costruito una società piena di ingiustizie, violenze, guerre ecc ecc.

Esistono poi le sostenitrici delle quote. Donne che partendo dai reali problemi che ancora oggi esistono, ritengono che inizialmente, per riequilibrare la presenza, sia necessario garantire un numero di posti significativo alle donne (il 40% o nelle migliori delle ipotesi il 50%). Le quote sono quindi, in questa prospettiva, il primo passo. I passi successivi, dovrebbero esser fatti, dalle donne che entrate nelle istituzioni prendono decisioni e attuano azioni utili per il miglioramento della situazione femminile. Donne che agiscono sempre seguendo il principio del gender mainstreaming.
Ma guardandomi attorno, non mi sembra che questo accada, non almeno per le donne che fanno politica (fatta eccezione per le ministre per le pari opportunità). Nella maggior parte dei casi, le donne che entrano nelle istituzioni, perdono (qualcuno direbbe che sono costrette ma sinceramente non condivido) la loro identità di genere (sempre che poi l’abbiano avuta prima di essere elette).

E forse è su questo che dovremmo lavorare di più. La stupida frase “le donne sono le peggior nemiche delle donne”, merita forse in questo caso di esser presa in considerazione almeno parzialmente. Probabilmente ciò deriva dal fatto anche che le donne che vengono scelte dai colleghi di partito, lo sono proprio perchè omologate ad un modello rispondente alle logiche del potere dominante.

Direi quindi che forse non è tanto il numero delle donne ma piuttosto la qualità, che si esprime in consapevolezza dell’identità di genere, sulla quale dovremmo interrogarci e riflettere.
Che me ne faccio insomma di 100 candidate se queste poi si comportano come gli uomini? Se non intervengono in maniera trasversale sulle pari opportunità? Se non cooperano per la costruzione di una società più paritaria? e arrivate nei luoghi di potere, intendano ed esercitano questo potere nell’unica accezione che oggi è conosciuta, cioè quella maschile? (Per non dire poi che me ne faccio di 100 candidate se queste sono come la Binetti-donna cilicio?)

Insomma la tematica, non si riduce alla matematica, non può esser semplicemente risolta con un algoritmo (menomale perché le donne si sa che biologicamente non sono portate per tale disciplina, e che al massimo si possano dedicare ai conti della spesa, senza però considerare l’inflazione perché è troppo complicata per i loro cervellini).

Per quanto mi riguarda credo che le quote possano rappresentare un’utile azione, se “transitoria” e soprattutto supportata da altre azioni positive, in modo particolare azioni mirate a diffondere la cultura di genere, a promuovere la condivisione di ruoli e lavori (domestici e di cura) e a eliminare gli stereotipi.

Concludo, senza concludere la riflessione, ma proponendo un articolo sul sito In genere.

So già che ne riparleremo di questo tema…purtroppo!

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