Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Archive for giugno 2009

Con il cuore e la mente rivolti all’Iran..

Posted by vacrigistina su 30 giugno 2009

“Mi piacerebbe credere che tanto entusiasmo fosse il sintomo di qualcosa, che ci fosse qualcosa nell’aria, a Teheran, se non proprio una primavera, almeno una leggera brezza, una promessa di primavera. E’ a questo che mi aggrappo. al debole soffio di una esaltazione sofferta e repressa, alla consapevolezza di aver letto un libro come Lolita a Teheran” – Azar Nafisi Leggere Lolita a Teheran – Gli adelphi 2007

E’ difficile proporre una riflessione interessante su ciò che sta avvenendo in queste settimane in Iran, ed è ancora più difficile comprendere cosa sta succedendo, o meglio, cosa si sta muovendo, quali sono gli obiettivi che si vorrebbero raggiungere, quali sono i poteri che si muovono nell’ombra. L’Iran è un paese complicato, con una storia complessa e con un passato non ancora finito, con un futuro falsamente annunciato più volte… L’Iran è un paese complicato, con fantasmi che ritornano, con nuovi personaggi politici che ripropongono vecchie dittature , con un popolo pieno di paure e pieno di forza rivoluzionaria, un paese dove la religione uccide e toglie la libertà… L’Iran mi ha sempre affascinato, come mi hanno affascinato molte donne di quel paese… Umilmente però ammetto di non trovare le parole per esprimere una mia personale visione dei fatti…nomi si confondono nella poca storia che conosco di quel paese Rafsanjani, Mousavi, Khamenei, Khomeini…

Non trovo parole per esprimermi, e quindi lascio lo spazio alle parole di una scrittrice iraniana che ho iniziato a leggere qualche settimana fa, Azar Nafisi, e all’immagini di un’altra scrittrice-regista, Marjane Satrapi.

“Un giorno di primavera del 1981 mi accorsi di non esistere. Poco più di un anno dopo esser tornata nel mio paese, nella mia città, a casa mia, scoprii che lo stesso decreto che aveva trasformato l’Iran in Repubblica islamica dell’Iran aveva reso me e tutto ciò che ero stata assolutamente insignificante. Il fatto di condividere questo destino con tante altre donne non mi aiutava un granché”

“[…] Le mie ragazze avevano due storie, una reale e una inventata. per quanto provenissero da ambienti diversi, il regime tentava di obliterare la loro identità. Per il governo erano sempre e solo “donne musulmane”. Chiunque fossimo – e non importava a quale credo appartenessimo, se volevamo portare il velo oppure no, se osservavamo e meno certi precetti religiosi – eravamo diventate il prodotto del sogno di qualcun altro. Un severo ayatollah, un sedicente re filoso, si era posto alla guida del paese in nome di un passato che, sosteneva, ci era stato rubato. E ora voleva crrci tutti di nuovo, a immagine e somiglianza di quel passato illusorio. Poteva esserci di consolazione – e avevamo voglia di ricordarcelo? – che ciò era accaduto perchè noi glielo avevamo permesso?”

Un’intervista ad Azir Nafisi sul sito di Al jazeera (in inglese), nel sito si trovano tanti altri articoli interessanti.

Ultime parole per ringraziare i/le blogger e chi diffonde informazione dal basso in Iran…quando la libertà di stampa e di informazione è negata o limitata, si comprende ancora di più il potere e l’importanza dei new media e dei nuovo giornalismo….

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Omofobia

Posted by vacrigistina su 12 giugno 2009

Aggressione ad una coppia gay a campo di fiori a Roma

articolo su http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=28546 

Che bella la città di Alemanno, che bravo è stato a rendere roma più sicura, che bravi i media a parlare di sicurezza per giorni e giorni ai tempi delle elezioni e a omettere oggi questa (e tante altre) notizia …

Ricordiamo anche tutte le difficoltà con cui si sono scontrate le associazioni LGBT per organizzare il PRIDE quest’anno…per fortuna domani si farà la manifestazione (colorata ed arrabbiata): appuntamento ore 16 piazza Repubblica

maggiori info (soprattutto sul  carro Papi Gay e il camper Anti-ciarpame) ..sul sito del Circolo di cultura omossesuale Mario Mieli

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Libertà per Laura Ling e Euna Lee

Posted by vacrigistina su 11 giugno 2009

dal sito di Reporters sans frontieres

dal sito di Reporters sans frontieres

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Le donne contro Gheddafi

Posted by vacrigistina su 11 giugno 2009

” Siamo donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa. Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della ‘vendita’ di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti. Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati. Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati”” tratto da AP COM

Si può aderire all’iniziativa “io non ti voglio incontrare” al seguente indirizzo: http://www.globalproject.info/art-20077.html

Ricordiamoci anche che il regime libico discrimina e usa violenza contro le donne…

la scheda della Libia e del suo governo sul sito di Amnesty international

dal sito peacereporter

dal sito peacereporter

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Donne e fotografia

Posted by vacrigistina su 2 giugno 2009

Per rimanere in linea con l’evento culturale del momento nella capitale (che non è ovviamente la parata militare del 2 giugno), il festival della fotografia, ecco alcuni spunti di genere…

Qualcosa di interessante si può ancora trovare nel sito di Repubblica, cercando tra il cappellino vittorioso di Carlà, l’infaticabile Pamela Anderson ed il bopdy painting di completini sportivi su donnine con in mano un pallone da calcio (e questo è proprio drammaticamente attuale e drammaticamente penoso) ho visto anche le foto realizzate da Angelo Cricchi, che verrano esposte al Mak Museum a Vienna. L’esposizione dal titolo “Gloomy Sunday. Imaginary Portraits of Women who chose Death”, ha appunto come soggetto, donne famose che si sono suicidate. Devo dire che le fotografie mi hanno colpito positivamente e, anche se mancano donne morte suicide a me molto care, anche se dovrei informarmi maggiormente sui motivi della scelta e sul significato voluto trasmettere dall’autore, come prima visione, le foto mi sono piaciute.

ecco qua il link dal sito di Repubblica

Gloomy Sunday. Imaginary Portraits of Women who chose Death

e il link alla rivista DROME che ha organizzato l’evento al MAK museum

Ancor più interessante, la mostro fotografica di Ico Gaspari sull’uso dell’immagine femminile nella pubblicità per le strade di Milano. La mostra si chiama “Chi è il maestro del lupo cattivo”. Un’intervista all’autore sul sito Donnatv

Sempre sul sito di Donnatv inoltre si trovano informazioni sulla rassegna fotografica “Obiettivo donna” organizzata dall’associzione Officine fotografiche, una rassegna di foto realizzate da fotografe.

Spero che le lettrici e le amiche appassionate di fotografia interverrano sul tema offrendo altri suggerimenti ed indicazioni..

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I dubbi di una vagina stanca

Posted by vacrigistina su 2 giugno 2009

Oggi, per scherzare, con un mio collega, ho definito me , lui ed altre lavoratrici presenti in ufficio “comitato no al ponte”, dato che invece che rimanere a casa o partecipare all’esodo dalla capitale per questo inflazionato ponte, siamo andate a lavorare…

Il collega mi ha detto: ” beh, chi è venuto oggi in ufficio appartiene ad una delle seguenti categorie:

1) sfigata

2) disadattata

3) depressa

4) una che ha troppe vagine per la testa per starsene a casa a pensare

Mi sono chiesta quindi, a quale appartenessi io, promotrice del comitato no ponte…beh forse in questo periodo un pò a tutte, ma credo di appartenere soprattutto alla categoria

5) ho bisogno del mio lavoro, del mio ufficio, della mia gratificazione quotidiana..

In questo momento di crisi di identità personale e politica (la politica è stata per anni fondamentale nella mia vita e soprattutto una ben definibile leva identaria), il mio lavoro sta prendendo sempre più tempo e spazio nelle mie giornate e nella definizione della mia identità…lavorare ed essere indipendenti, fare qualcosa che mi piace e sentirmi realizzata, stare fuori casa tutto il giorno e tornare troppo stanca per cucinare, è questo che desidero, ed è questo che mi fa star bene..è sbagliato?

qual è il confine che separa il lavoro come motore di indipendenza, come conquista, come desiderio di realizzarsi fuori dagli schemi fino ad oggi dominanti, dalla schiavitù, dalla fuga dal vuoto che sta intorno, dalle sconfitte delle vita e dal disgusto del mondo?

e considerando la precarietà del nostro lavoro, e le nuove necessità imposte, lavorare oggi, a certi ritmi, è davvero una scelta? a quali nuovi compromessi siamo costrette a scendere?

fare del lavoro la bandiera dell’indipendenza e del rifiuto del patriarcato è poi cosi benefico per noi neo-lavoratrici?

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