Vacrigistina's Blog

media, comunicazione, società e politica secondo la mia prospettiva di genere

Parliamo di forme di lotta

Posted by vacrigistina su 18 luglio 2011

Riporto alcune parti di un interessante intervento di Stefano Ciccone inviato a Il Manifesto e pubblicato anche sul sito dell’associazione Maschile Plurale,di cui consiglio la lettura.

Nel decennale del G8, riflettiamo sui linguaggi dei movimenti, sulle pratiche politiche e sulla loro efficacia. Per liberarci da una cultura militarista, e dal virilismo e dalla logica che rimuove libertà e differenze.

….l a radicalità delle proprie ragioni e del proprio desiderio di trasformazione non si misura sulla disponibilità allo scontro in piazza, sulla sfida con la polizia per attraversare una linea rossa. La radicalità di un movimento si misura sulla sua capacità critica, sulla sua proposta innovativa rispetto all’ordine delle cose, sulla sua capacità di smascherare linguaggi di potere invisibili e forme di dominio diffuse e di di riconoscere le forme di complicità con tutto quello che ci sembra naturale: la gerarchia tra uomini e donne innanzitutto. …..

…In molte mobilitazioni le donne hanno un ruolo decisivo ma senza che questo venga riconosciuto come dato che trasforma quei percorsi. In molte lotte le dinamiche violente, il linguaggio utilizzato per denigrare l’avversario (pensiamo alla Gelmini) fanno ricorso alla volgarità misogina o omofoba che a stento viene problematizzata…

….  La violenza non è, infatti, solo politicamente inutile, è culturalmente subalterna….

….Non ci piacciono i corpi militari, i corpi collettivi in cui perdere la nostra singolarità e ci spaventa la seduzione che esercita, soprattutto su molti maschi, l’emozione di sentirsi parte di un “corpo unico” che si scontra col nemico. Rifiutiamo qualunque pratica che chieda alle persone di omologare la propria irriducibile singolarità. Vogliamo liberarci da una cultura militarista, dal virilismo, dalla logica che rimuove la libertà e la differenza di ognuno e ognuna.

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Appuntamento a Siena!

Posted by vacrigistina su 8 luglio 2011

Puoi seguire l’evento anche in streaming al link

Tutte le informazioni per partecipare sul blog Se non ora quando

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Accade alla Maddalena di Chiomonte. Messaggio alle forze dell’ordine

Posted by vacrigistina su 5 luglio 2011

Direi che non c’è bisogno di aggiungere niente….ecco una donna che ha trovato le parole per dirlo e il modo più giusto e bello di farlo.

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La credibilità di chi denuncia uno stupro

Posted by vacrigistina su 5 luglio 2011

Delusione e rabbia, le emozioni provate leggendo l’articolo di Mario Platero di domenica 3 luglio pubblicato sul Sole24ore, sul presunto stupro di Strauss-Kahn. Emozioni che oltre a spingermi a scrivere alla redazione, probabilmente mi indurranno anche a non comprare più il quotidiano di Confindustria. Ma credo che poco importi, dato che forse la redazione di quel giornale si arrocca ancora sullo stereotipo che “l’economia non è affare da donne”, rivolgendosi soprattutto ad un target di lettori uomini e facendo scrive in larga maggioranza giornalisti uomini. In ogni caso mi sono sentita in dovere di intervenire, perché ogni silenzio supporta il rafforzamento degli stereotipi e l’uso di un linguaggio e un giornalismo sessista, fattori che ovviamente contribuiscono alla violenza di genere, o comunque non concorrono alla sua eliminazione. Ma forse la carta dei doveri del/la giornalista e la deontologia professionale non trattano né la questione della violenza di genere né la questione di un linguaggio rispettoso dell’identità femminile e non sessista. Ma torniamo al punto. Tralasciando la questione di innocenza o colpevolezza che è materia di giudici, e non di lettori/lettrici ne tantomeno di giornalisti/e, ciò che mi offende e mi solleva dubbi sulla capacità di analisi del giornalista che ha scritto l’articolo (dovrei forse sospettare anche di un velato maschilismo?), è la criminalizzazione della donna che ha denunciato lo stupro, e quindi della VITTIMA, almeno fino a prova contraria (nuovamente nella materia dei giudici e non dei/lle giornalisti/e) di questa vicenda, che mi fa si preoccupare ma non mi sorprende, o meglio non mi appare, a fronte delle statistiche e delle vicende storiche più o meno recenti, così inverosimile.

La donna non è “attendibile”, perché fidanzata/spostata o amante di un uomo attualmente incarcerato per reati di droga? Perché ha sui suoi conti bancari 100 mila euro (acquisiti in modo legalo o illegale)? Perché è un’immigrata (e per giunta africana che parla Fulani) che ha fatto carriera come cameriera velocemente? Perché è una presunta – più o meno occasionale – prostituta (tesi sostenuta ovviamente della difesa, di cui lo stesso giornalista sottolinea la mancanza di prove!)? O perché dopo l’interrogatorio (che ricordiamo riguarda uno stupro, cioè una violenza fisica grave e con conseguenze anche psicologiche) urla nei corridoi?

Mi chiedo, come questi aspetti evidenziati nell’articolo influenzino l’attendibilità in merito alla denuncia di uno stupro subito. Cosa dovrei leggere tra le righe dell’articolo, che una prostituta è una bugiarda? Che una compagna di un trafficante, mente quando denuncia una violenza?O se una donna fa carriera come cameriera di hotel significa che “sa mungere denaro ai clienti” cioè si prostituisce (elemento considerato tipico d’altronde della carriera femminile?!) e quindi è sospettabile? O forse peggio ancora, che non ci dobbiamo stupire (e forse neppure chiederne giustizia) se chi accetta di essere pagato per prestazioni sessuali viene violentata? E’ davvero grave pensare (e scrivere su un giornale) che una prostituta non è credibile nella denuncia di uno stupro perché in questo modo si legittimano gli stupratori delle prostitute (e si incentivano perché difficilmente punibili legalmente?)

Ma poi magari, in fondo una prostituta se l’è cercata, come quelle donne che girano di notte sole, o quelle che indossano abiti succinti. Alla fine se sei una cameriera di hotel e prostituta, qualche dubbio lo sollevi no? Un po’ come quelle donne che denunciano di essere state violentate pur avendo indosso i jeans, un po’ come le mogli che denunciano la violenza sessuale del marito, ma ci sono restate anni insieme. Non sono credibili. Ed ecco che da vittime diventano prostitute, bugiarde, isteriche, approfittatrici.

Povera Nafissatou Diallo, si era illusa che in quello che è ritenuto il più grande paese democratico del mondo, non fosse difficile denunciare uno stupro, come in alcuni paesi del continente da cui è emigrata, che richiedono la testimonianza di 4 o 5 uomini affinché una donna che è stata violentata possa ricevere giustizia per l’atto di violenza subito. Si era pure illusa, di venire trattata almeno con dignità. Non sapeva che in questo occidente così ancora uomo, non servono testimoni per essere legittimate a denunciare una violenza, ma prove di castità e di buona condotta morale.

Pensando a te, e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, ho scritto questa lettera. Pensando a te e alle tante donne che ogni giorno vengono violentate, boicotterò tutti quei giornali che criminalizzano le vittime (anche se presunte).

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Ricordiamo Anna Politkovskaja

Posted by vacrigistina su 6 ottobre 2010

“I servizi trasmessi in tv e gli articooli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico. I cittadini sanno poco o noente di quello che accade nelle altre zone del paese, e a volte perfino nella loro regione”. A. Politkovskaj

7 ottobre 2006 viene uccisa a colpi di pistola davanti a casa sua Anna Politkovskaja, giornalista russa che ha fatto conoscere a tutto il mondo attraverso i suoi articoli, la guerra e la situazione in Cecenia, denunciando gli abusi del Governo russo. Una voce scomoda, resa silenziosa.

In Cecenia la Politkovskaja si è recata molto spesso, sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profufecendo tante interviste, denunciando sul quotidiano Novaja Gazeta l’operato delle forze russe e le violenze verso la popolazione civile.

Già nel settembre 2004 ci fu un tentativo di fermare Anna: sull’aereo che doveva portarla a Beslan venne improvvisamente colpita da un malore e perse conoscenza, a causa di un ormai certo avvelenamento, attribuito da Anna stessa ai servizi segreti russi. La vita di Anna Politkovskaja non era certo facile, come più volte da lei stessa raccontato, la trattavano da rietta, infangavano il suo nome anche attraverso gli altri organi di stampa, la facevano passara da pazza. Ma Anna Politkovskaja non era pazza; era una donna che scegliendo la professione di giornalista aveva scelto di cercare e dire la verità, e di farlo sempre con passione. Faceva la giornalista. Di quelle vere, come poche adesso se ne trovano. ricordando – e piangendo – una giornalista così coraggiosa, il pensiero va subito ad Ilaria Alpi. E insieme a loro anche tanti uomini che sono morti per raccontare la verità ed informarci.

Il processo per l’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca nel 2006, si chiude il 19 febbraio 2009 con quattro assoluzioni. Il verdetto e la scarcerazione degli imputati hanno sollevato un coro d’indignazione in tutto il mondo. Nel giugno 2009, annullando quattro assoluzioni, i giudici della Corte Suprema russa riaprono dopo quattro mesi il processo per l’omicidio della giornalista. I responsabili dell’omicidio restano ancora senza nome. Le accuse sono cadute e i giovani che in base alle indagini risultavano i colpevoli dell’omicidio sono stati liberati. Fra di loro non c’erano né il mandante né l’esecutore materiale del delitto. In questo articolo si possono leggere le opinioni di Majnat Kurbanova, giornalista cecena, su questo processo farsa.

Sul sito osservatorio su balcani e caucaso è disponibile anche un breve dossier su Anna Politkovskaja.

Qui trovate alcuni articoli di Anna Politkovskaia

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Mondiali e diritti delle donne – Gironi C e D

Posted by vacrigistina su 21 giugno 2010

Secondo articolo sulla situazione delle donne nei paesi che partecipano ai mondiali di calcio 2010. 

Molte delle informazioni sono state riprese dalle schede dei rapporti annuali di Amnesty (anni 2010-2009-2008), in alcuni casi è stato possibile rintracciare anche ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Sul sito  di Amnesty sono disponibili maggiori informazioni e le schede del report annuale 2010 relative ai paesi partecipanti al mondiale.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Girone C

Regno unito  (15° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty International) Nel novembre 2009, il governo ha lanciato una strategia per affrontare la violenza contro le donne, in linea con gli impegni assunti nel quadro della Piattaforma d’azione delle Nazioni Unite di Pechino del 1995.  Il governo ha annunciato un progetto pilota della durata di tre mesi per fare fronte al problema dei diritti umani delle donne a rischio di violenza e il cui status di immigrazione è incerto.

A causa della regola «nessun ricorso a fondi pubblici», per donne soggette al controllo di immigrazione e che avevano subito violenze nel Regno Unito, inclusa violenza domestica e tratta di persone, è stato quasi impossibile accedere ai benefici per l’abitazione o ai sussidi in denaro che necessitavano. Tale regola stabilisce che alcune categorie di immigrati, che hanno il permesso di entrare e rimanere nel Regno Unito per un periodo limitato di tempo, non hanno il diritto (a parte alcune limitate eccezioni) di ottenere tali sussidi.

Nel 2007 il Regno Unito ha sottoscritto la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro la tratta di esseri umani. A dicembre è stato reso noto che l’Autorità per l’indennizzo alle vittime di reati penali avrebbe concesso un risarcimento in denaro a quattro donne vittime di tratta nel Regno Unito a fine di sfruttamento sessuale. Tale decisione potrebbe costituire un precedente e consentire ad altre donne vittime di tratta di avere diritto a un risarcimento. Nel 2007 alcune ONG si sono dette preoccupate per la mancanza di idonee strutture, finanziate dal governo, per accogliere le vittime della tratta

Stati uniti (31° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2009, il dottor George Tiller è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in Kansas, da un attivista antiabortista. Il dottor Tillet era stato vittima di una serie di minacce e attacchi per aver praticato aborti legali in stato avanzato di gravidanza, a donne il cui stato presentava un grave rischio per la loro salute o il cui feto non sarebbe sopravvissuto. Dopo l’omicidio del dottor Tiller, il governo federale ha aumentato la protezione per altri medici abortisti. Tuttavia, le minacce e vessazioni nei confronti di medici e sanitari sono continuate.

Il numero di decessi prevenibili, derivanti da complicanze collegate alla gravidanza è rimasto elevato: centinaia di donne hanno perso la vita nel corso dell’anno. Vi sono state disparità nell’accesso all’assistenza sanitaria prenatale sulla base del reddito, dell’etnia o dell’origine nazionale, con le donne afroamericane quattro volte più esposte al rischio di morire per cause legate alla gravidanze rispetto alle donne caucasiche. Agli inizi dell’anno erano circa 52 milioni le persone al di sotto dei 65 anni che non avevano un’assistenza sanitaria, di più rispetto all’anno precedente

 Nel 2007 le donne native e dell’Alaska hanno continuato a essere vittime in modo sproporzionato di stupri e violenze sessuali senza riuscire a ottenere giustizia in modo adeguato. Gli ostacoli che esse hanno incontrato erano dovuti al complesso intrico di giurisdizioni tribali, statali e federali che permettono ai responsabili degli abusi di sfuggire alla condanna, alla scarsità di fondi che il governo stanzia per i servizi essenziali e all’incapacità delle autorità statali e federali di perseguire i casi.

 Algeria  (117° posto nella classifica gender gap)

 (Amnesty International) A luglio 2009, l’Algeria ha revocato le riserve all’art. 9.2 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), relativo alla parità di diritti delle donne in merito alla nazionalità dei loro figli. Gli emendamenti al codice sulla nazionalità del 2005, avevano già consentito alle donne algerine coniugate con cittadini stranieri di confermare la nazionalità dei loro figli. Alcune clausole discriminatorie continuano a essere inserite nel codice di famiglia, in particolare in merito a matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità e parallelamente continuano a esserci riserve da parte dell’Algeria riguardo a diversi altri articoli della Cedaw.

Il rapporto del 2008 della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha apprezzato gli avanzamenti nei diritti delle donne in Algeria, ma criticato il fallimento delle autorità nell’affrontare in modo appropriato la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne. La Relatrice Speciale ha richiesto alle autorità di indagare la violenza sessuale commessa durante il conflitto interno, di risarcire le sopravvissute e di assicurare i responsabili alla giustizia.

Secondo la polizia giudiziaria, tra il mese di gennaio e giugno 2008 sono state ricevute 4.500 denunce di violenza e molestie nei confronti di donne. Si ritiene che la cifra reale sia molto più elevata. 

In Algeria è prevista la poligamia e all’interno della famiglia e della società predomina il sistema patriarcale.  

Slovenia (52°posto nella classifica del gender gap)

  Girone D

 Germania (12° posto nella classifica del gander gap)

Australia (20° posto classifica del gender gap)

(fonte Amnesty international) A maggio 2008, il governo australiano ha istituito il consiglio nazionale per ridurre la violenza sulle donne e i loro figli. Ad agosto, l’Alta corte d’Australia ha confermato la condanna della proprietaria di un bordello di Melbourne, Wei Tang, la prima persona a essere condannata ai sensi della legislazione contro la schiavitù introdotta nel 1999.

Nel 2007 Amnesty ha denunciato che nel mese di dicembre, una Corte distrettuale ha definito lo stupro di gruppo di una ragazzina indigena di 10 anni come «un’esperienza infantile», inserendo inopportunamente nel processo la questione del consenso. I 9 uomini giudicati colpevoli non hanno ricevuto pene detentive.

 Serbia

(fonte Amnesty international) Nel 2009 Modifiche apportate al codice penale hanno accresciuto le sanzioni per la violenza domestica e la tratta e hanno introdotto il reato di sfruttamento consapevole di una persona vittima di tratta. Un progetto di legge sulla violenza domestica è stato oggetto di critiche da parte di Ngo, perché non prevedeva il rafforzamento dei meccanismi di protezione, né garantiva il perseguimento di chi aveva violato gli ordini di protezione.

L’Ompf ha riferito in merito a 400 casi di aggressioni a sfondo sessuale avvenuti in Kossovo tra il 2003 e il 2008, di cui solo il 10 per cento sono stati oggetto di esame forense. Oltre un terzo delle vittime avevano meno di 16 anni. Un sondaggio del 2009 ha rilevato che la maggior parte delle violenze sessuali non venivano segnalate alle autorità.

(fonte osservatorio balcani) Nel 2007 l’organizzazione non governativa Governo femminile della Serbia, denunciava che il primo diritto negato alle donne è la questione della violenza familiare. Viviamo in una società che non è orientata verso le persone, ma verso la violenza

Nonostante il fatto che i datori di lavoro durante l’assunzione facciano domande vietate per legge sullo stato civile e sulla maternità, le donne temono a denunciarli perché hanno paura i subire gravi conseguenze.

Ogni giorno una donna muore di una forma curabile di cancro perché non è andata in tempo dal medico, perché non ha i soldi per il medico. Soltanto l’otto percento delle donne è in possesso in modo indipendente degli immobili, fino al 17 percento di esse ha il contratto di condivisione sulla proprietà di qualche bene mobile o immobile, e le macchine vengono registrate in massa a nome degli uomini, questo è un ostacolo per l’ ingresso delle donne nell’imprenditoria” a causa della difficile possibilità di ottenere finanziamenti.

 Nel 2006 la Rete delle donne kosovare e le Donne in nero della Serbia si sono unite in una Coalizione pacifista, rivendicando un ruolo nella definizione dello status del Kossovo e avanzando precise richieste riguardanti le condizioni delle donne in questa zona.

 Sempre sul sito dell’osservatorio balcani è disponibile un articolo del 2005 sul ruolo delle donne in Serbia.

Non possono mai essere dimenticati gli stupri etnici e le violenze commesse contro le donne durante il lungo periodo di conflitto in Jugoslavia.

Ghana (80° posto nella classifica gender gap)

(fonte Amnesty international) La violenza contro donne e ragazze ha continuato a essere un fenomeno diffuso e si ritiene che le violenze all’interno della famiglia colpiscano una donna su tre. Secondo l’Unità di sostegno alle vittime della violenza domestica istituita presso la polizia, i casi denunciati di violenza contro donne e ragazze sono aumentati nel corso del 2009.

(fonte peacereporter) Le associazioni ghanesi per i diritti delle donne hanno richiamato l’attenzione sulle pratiche tradizionali di infibulazione che ancora si registrano nel nord del paese. La legge, che nel 1994 ha dichiarato illegali questi interventi operatori, non sarebbe abbastanza severa in quanto non punisce la complicità dei genitori, della famiglia e dei membri della comunità, che consentono ai chirurghi che praticano la mutilazione genitale femminile di agire indisturbati.

In Ghana è diffuso un sistema patriarcale e la poligamia.

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Mondiali e diritti delle donne – Girone A e B

Posted by vacrigistina su 17 giugno 2010

Amnesty international ha denunciato violazioni dei diritti umani in Sud Africa nel periodo di organizzazione dei mondiali di calcio 2010. Sul sito sono disponibili maggiori informazioni e le schede del report annuale 2010 relative ai paesi partecipanti al mondiale.

Tra le diverse richieste che Amnesty ha rivolto al governo del Sud Africa c’è anche quella di “accrescere gli sforzi per contrastare le violazioni dei diritti delle donne all’uguaglianza e alla dignità, che costituiscono elementi fondamentali dei programmi di prevenzione e di trattamento dell’Hiv”

Vorrei dedicare i prossimi articoli ad una breve (e purtroppo non esaustiva) indicazione relativa alla situzione delle donne, e soprattutto ai diritti umani delle donne, nei vari paesi che partecipano al mondiale. Molte delle informazioni sono state riprese dalle schede dei rapporti annuali di Amnesty (anni 2010-2009-2008), in alcuni casi è stato possibile rintracciare anche ulteriori informazioni da altre fonti.

Per ogni paese inoltre è disponibile la scheda relativa al Global Gender Gap Report 2009.

Girone A

Sudafrica: (6° nella classifica del gender gap 2009)

(fonte Amnesty international) I dati forniti dalla polizia per l’anno con termine marzo 2009 hanno fatto registrare un aumento del 10,1 per cento dei reati sessuali, stupro compreso, ai danni di adulti e bambini, con 30.000 casi di donne al di sopra dei 18 anni

Il Consiglio sudafricano di ricerca ha pubblicato i risultati di uno studio che dimostra che più di due/quinti degli uomini intervistati aveva usato violenze fisiche nei confronti della partner.

Un’altra indagine mostra che la polizia non adempie agli obblighi sanciti dalla legge sulla violenza domestica. Vi sono stati inoltre una serie di comprovati reclami contro la polizia per non aver, tra le altre cose, arrestato i perpetratori di violenza che non rispettavano l’ordine di protezione o per non aver consigliato alla parte querelante le opzioni previste dalla legge e per “aver scacciato” chi intendeva sporgere denuncia.

Anche i dati del gender gap mostrano una scarsa legislazione contro la violenza contro le donne; in Sud Africa inoltre è abbastanza diffusa la poligamia e il sistema patriarcale.

Le donne hanno continuato a essere sproporzionalmente colpite e infettate da Hiv e Aids. A giugno, lo studio sull’incidenza dell’Hiv condotto dal South African Human Sciences Research Council ha dimostrato che le donne tra i 15 e i 19 anni avevano un tasso d’incidenza di oltre il 6 per cento, più del doppio dei loro coetanei maschi, e che questo aumentava a oltre il 32 per cento per le donne dai 25 ai 29 anni. Le donne africane dai 20 ai 34 anni sono state individuate come gruppo maggiormente a rischio nel paese.

Messico: (99° della classifica del gender gap 2009)

(Amnesty international)La violenza contro donne e ragazze nella comunità e nell’ambiente domestico è rimasta diffusa nella maggior parte degli stati. Sono stati denunciati decine di casi di omicidio in cui donne erano state rapite e stuprate, negli stati di Chihuahua e Mexico. Tutti gli stati hanno adottato provvedimenti legislativi per migliorare la prevenzione e la sanzione dei casi di violenza di genere ma l’applicazione delle nuove leggi è rimasta molto limitata. L’impunità per l’omicidio e altri crimini violenti contro le donne ha continuato a essere la norma.

Nel 2009 on sono cessati gli omicidi e i rapimenti di donne e ragazze a Ciudad Juárez. Secondo quanto riportato, almeno 35 donne sono state rapite e a fine anno non si avevano notizie sulla loro sorte. Il governo dello stato ha pubblicato un rapporto sui progressi nella prevenzione e sanzione degli omicidi di donne ma non ha fornito un pieno resoconto di tutti i casi denunciati. A novembre, la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito che nel caso “campo di cotone” (Campo Algodonero), il Messico era colpevole di discriminazione e di mancata protezione nei confronti di tre giovani donne assassinate nel 2001 a Ciudad Juárez e di non avere garantito un’inchiesta efficace sul loro rapimento e omicidio.

Il diritto all’interruzione di gravidanza in Messico non è garantito a livello legislativo. Nel 2007 il distretto federale ha previsto una decriminalizzazione dell’aborto; come reazione 17 delle 31 Assemblee legislative del Messico hanno approvato emendamenti alle costituzioni statali, garantendo il diritto legale alla vita sin dal momento del concepimento.

Il governo ha pubblicato una direttiva aggiornata per gli operatori medico-sanitari che si occupano di donne vittime di violenza, in base alla quale, le sopravvissute allo stupro hanno il diritto di essere informate riguardo all’accesso all’aborto legale. Alcuni governi statali hanno fatto sapere ai media che la direttiva non sarebbe stata applicata nei loro stati.

Uruguay: (57° nella classifica del gender gap 2009)

(fonte amnesty international) Le donne vittime di violenza di genere hanno continuato a incontrare ostacoli nell’ottenere protezione, giustizia e risarcimenti. La mancanza di risorse e l’inadeguata formazione dei magistrati hanno ostacolato l’applicazione della legislazione sulla violenza domestica. Secondo dati ufficiali, tra novembre 2008 e ottobre 2009, erano state uccise 23 donne.

A novembre 2008 il presidente Tabaré Vázquez ha posto il veto su un progetto di legge sui diritti sessuali e riproduttivi che era stato precedentemente approvato dal Congresso. La legge avrebbe permesso l’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza e in caso di stupro e di pericolo per la vita della donna. Meno di un mese prima, il Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne aveva espresso preoccupazione per l’alta incidenza di mortalità materna, la cui causa principale era riconducibile alla pratica di aborti non sicuri.

Il Comitato ha inoltre criticato l’Uruguay per l’assenza nella propria legislazione di una definizione chiara e diretta di discriminazione nei confronti delle donne, e per le clausole discriminatorie presenti nel codice penale. Una proposta di riforma del codice penale era stata presentata al Senato nel 2005. Ai sensi dell’attuale legislazione l’aborto è punibile fino a nove mesi di carcere per le donne e due anni di carcere per la persona che pratica l’aborto.

Francia: (18° nella classifica del gender gap 2009)

Amnesty international non denuncia particolari situazioni a danno dei diritti delle donne. Come in tanti altri paesi europei, oltre al gender gap ancora presente, sono soprattutto la violenza di genere e la violenza domestica i problemi maggiore per le donne francesi. Sono poi presenti problemi di discriminazione nei confronti delle donne migranti.

Girone B

Argentina: ( 24° nella classifica del gender gap)

La violenza di genere ha continuato a destare grave preoccupazione. E’ stata emanata una legge per prevenire e punire la violenza sulle donne. Questa prevede l’assistenza legale gratuita per le donne vittime di violenza e stabilisce protocolli per la raccolta e la registrazione sistematica di dati ufficiali sulla violenza di genere. Tuttavia, a fine del 2009, la legge non aveva ancora trovato applicazione.

Nigeria: (108° nella classifica del gender gap)

(fonte Amnesty) La violenza sulle donne ha continuato a essere dilagante, compresa la violenza domestica, lo stupro e altre forme di violenza sessuale, sia da parte di funzionari statali che di privati cittadini. Le autorità hanno regolarmente disatteso il loro compito di esercitare la diligenza dovuta nell’impedire e affrontare la violenza sessuale, sia da parte di attori statali che non statali, contribuendo a creare una radicata cultura d’impunità.

Mentre alcuni stati della Nigeria hanno adottato legislazioni per tutelare le donne dalla discriminazione, la Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne non aveva ancora trovato applicazione a livello federale e statale, a quasi 25 anni dalla sua ratifica.

Nel 2008 con all’incirca 59.000 decessi materni all’anno, la Nigeria si attestava al secondo posto mondiale. Il tasso di mortalità materna della Nigeria è stato all’incirca di 1 su 100 nati vivi. Tra i fattori che hanno contribuito a tale primato si citano la mancanza di accesso ai servizi sanitari e la loro inefficienza, la corruzione, aborti insicuri, e malattie come l’eclampsia e la malaria.

(fonte peacereporter) L’applicazione del diritto penale islamico da parte dei tribunali del nord del paese ha provocato un forte peggioramento della situazione dei diritti umani in generale e, in particolare, della situazione femminile. grave la situazione dei diritti delle donne, come dimostrano i due famosi casi di Amina Lawal e di Safya Yakubu Hussaini, condannate alla lapidazione ma salvate grazie alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale.

Da ricordare inoltre le tante ragazze provenienti dalla Nigeria vittime di tratta a fini di sfruttamenti sessuali e che arrivano anche nel nostro paese.

In Nigeria inoltre – secondo i dati del gender gap report – è diffusa la poligamia, predomina il sistema patriarcale, ci sono casi di mutilazioni genitali femminili, anche se in percentuale minore rispetto a tanti altri paesi africani.

Corea del Sud: (non presente nella classifica del gender gap)

(fonte Terra news e Peacereporter) Un rapporto pubblicato lo scorso anno dalla Commissione per i diritti umani in Corea del Nord, una Ong con base a Washington, dal titolo Lives for sale, “Vite in vendita”, raccontava le storie di 53 donne cadute nella rete dei trafficanti.

Sono in crescita infatti le donne che per scappare dalla povertà del paese di origine finiscono nelle mani dei trafficanti, che con la promessa di un lavoro in Cina, le obbligano alla prostituzione o al concubinaggio.

Grecia: (85° nella classifica del gender gap)

La Grecia ha continuato a essere sia un paese di transito, sia la destinazione finale per donne e ragazze vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Ciononostante, il numero di donne e ragazze riconosciute come vittime dalle autorità è rimasto basso e ha reso impossibile alle donne l’esercizio del proprio diritto all’assistenza e alla protezione. Le poche donne identificate come vittime della tratta hanno potuto esercitare tali diritti solo a condizione che collaborassero con le autorità nei procedimenti giudiziari contro i loro sospetti trafficanti. In tal modo, oltre a non tenere in alcuna considerazione i timori delle donne di essere vittime di ritorsione, non vi è stata rispondenza alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, che la Grecia non ha né ratificato, né applicato. Alle donne non è stato accordato neppure il periodo di riflessione garantito loro dal diritto greco, il cui scopo era quello di far assumere alle donne decisioni totalmente consapevoli sulla misura della loro collaborazione con le autorità.

Nel 2009 oltre alle preoccupazioni dovute alle insufficienti misure intraprese dal governo per l’identificazione delle vittime di tratta, il progetto di linee guida proposto da una coalizione di Ngo, tra cui Amnesty International, non è stato adottato. La mancanza di finanziamenti statali ha portato alla chiusura di alcuni centri di accoglienza per le vittime di tratta.

Nel gennaio 2007 è entrata in vigore la legge 3500/06 sulla lotta alla violenza domestica. Tuttavia, alcune parti della legge non sono state pienamente in linea con il dovere dello Stato di proteggere i diritti delle donne.

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Mondiali e sessismo

Posted by vacrigistina su 15 giugno 2010

Appena pubblicato l’articolo sui mondiali, e aver scritto un altro articolo che presto pubblicherò, aprendo la cassetta della posta di casa mia ho scoperto un terzo fattore legato ai mondiali che mi crea qualche problema: la pubblicità sessista (a domicilio).

Nella mia cassetta ho infatti trovato un volantino di una pizzeria della zona che promuove le offerte previste per i mondiali. Ecco qua la foto del volantino:

Penso che l’immagine si commenti da sola. La pizzeria in occasione dei mondiali seleziona i migliori prodotti, cioè donne formose. La metafora donna=prodotto basterebbe , ma con la scelta della foto, credo che sia veramente disgustosa e offensiva. Spero che chi troverà questo volantino nella cassetta della posta, abbia la dignità e l’intelligenza d fare ordini a questa pizzeria e di non dare soldi a chi offende e mercifica le donne.

Colgo l’occasione per segnalare l’articolo del sito Maschile Plurale I mondiali degli uomini dove si parla delle ragazze che vengono fatte prostituire in occasione dei mondiali.

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Perché, perché la domenica non ci porti pure me?

Posted by vacrigistina su 15 giugno 2010

Ci ho pensato bene, ma non riesco a trovare qualcosa nel complesso più irritante dei mondiali di calcio. Tutti quei soldi, tutta quella pubblicità, tutte quelle bandiere, tutto quel dire e commentare.

I mondiali sono il trionfo dell’ignoranza, dell’ipocrisia e del conformismo. Strade deserte, gente che si affretta, e organizza tempi ed impegni in base al programma delle partite. Qualcuno ha pure parlato di permessi straordinari da lavoro per vedere le partite dell’Italia. Assurdo. Ci mancherebbe questa immensa discriminazione, o meglio stronzata, per rinunciare alla minima speranza che ancora ho verso i miei diritti di lavoratrice a progetto. Ma di assurdità legate ai mondiali ce ne sono parecchie.

Due sono le cose che diventano davvero intollerabili:

* le persone che di calcio non ci capiscono niente, che non hanno mai messo piede in uno stadio, che prima di seguire le partite domenicali del campionato se atee andrebbero in chiesa o andrebbero a lavorare, ma che quando ci sono i mondiali, organizzano serate tra amici per tifare tutti insieme, che programmano i loro impegni in base alla partita, che di improvviso non perderebbero gli undici uomini in maglietta azzurra per niente al mondo. E questa incomprensibile perchè improvvisa passione per il calcio, nasce in molte donne – almeno quelle dalla mie età. Molte ragazze che non sanno neppure le regole del calcio, che non hanno neanche molto spirito patriottico, anzi tutt’altro, si lasciano trascinare in questi sentimenti da tifose. Qualcuna accetta inviti in maniera confusa, il suo corpo si muove verso la casa con il maxischermo o la piazza dei festeggiamenti, ma la sua testa è altrove…Altre invece diventano vere proprie promotrici di eventi, organizzatissime, si muniscono perfino di colori per dipingersi la faccia e le unghie. Spero che qualche interrogativo sia concesso.

Ma perché accettare così passivamente i gusti del momenti? Essere così vittime dell’agenda setting? Perché, perché, come mai? Cosa succede nella vostra mente? Io non riesco davvero a capirlo e non posso accontentarmi delle risposte “ma si fa per passare una serata tutte insieme, così per divertirsi”. No, ci sono mille modi per divertirsi, e altrettanti per stare insieme. E poi allora perché la domenica non andate mai allo stadio per stare tutte insieme e per divertirvi? Ve lo dico io, che vi conosco, perché non siete appassionate di calcio, perché le partite vi annoiano, perché non ve ne può frega de meno di chi vince perde o pareggia… Vi fa anche un po’ schifo, ma quando arrivano gli azzurri, boh, d’improvviso non c’è niente di più divertente e simpatico che incollarsi alla tv a vedere 22 uomini giocare a calcio (anche se magari fuori ci sono 30 gradi). E so anche che non è neppure la voglia di “sentirsi italiane”, molte di voi sono disgustate da questo paese e non fanno che dire quanto vorrebbero andare all’estero….e poi cos’è per voi quest’Italia? Ci vogliono smantellare la costituzione, ma tutti difendiamo più che i costituenti, l’allenatore della nazionale. Un paese che ci offre solo contratti a progetti, ma in un modo o nell’altro alimentiamo il mercato calcistico. Un paese governato da persone che cercano di aggirare, neppure tanto di nascosto, la democrazia e altre che si abbeverano nelle sacre acque del Po pisciando nel Tevere, ma tutte di improvviso sono orgogliose di essere italiane. Si urla davanti al pericolo di un’azione di attacco davanti alla porta azzurra, e si fanno spallucce di fronte alle manovre finanziarie che ci rovineranno a livello economico. Peggio ancora ci interessiamo ad avere un’opinione in merito agli schemi decisi dal mister, e poco ci importa di capire perché lo schema occupazionale di questo paese prevede sempre la solita formazione: politici all’attacco, imprenditori in allenamento, sindacati in debole difesa subito sfondata, stagisti e co.co.pro in panchina, migranti a raccattare le palle, donne a fare i massaggi.

Ridicole, tristi, irritanti, ipocrite e conformiste. E non c’è peggior cosa di una donna  conformista. Ecco diciamola la verità. E’ questa. E come non mi sono mai sentita offesa dalle critiche al mio poco “amore verso la nazionale” o per il mio atteggiamento definito snob solo perché libero dai condizionamenti del momento, o dalle accuse di essere noisa e rigida intellettualmente, spero che non si offendano le persone, che si rispecchiano in questo bel quadretto di neo-tifose calcistiche.

Seconda cosa davvero irritante (e questa comunque mantiene un certo andamento costante, anche quando i mondiali non ci sono):

* gli articoli e i servizi dei giornali e dei tele o radio giornali. Gli allarmi lanciati sul “pericolo abbandono donne” “sul rischio di solitudine delle donne in questo periodo”. C’è chi per arginare il pericolo gravissimo che non ci sia abbastanza tenerezza e attenzione verso le donne, che ha organizzato il bacio gratis per strada. La stampa definita e ritenuta femminile, propone una serie di consigli per non sentirsi sole o per non farsi abbandonare dei mariti e compagni.

Insomma ci mettono in guardia, noi donne, dalla possibilità che il nostro compagno preferisca vedere la partita alla nostra compagnia. E forse mettono in guardia anche gli uomini: insomma non si sa mai, cosa può fare la tua compagna mentre con gli amici bevi birra davanti alla tv??

Eccolo qua lo stereotipo classico. Eccoci di nuovo qua, ad annegare negli stereotipi promossi e consolidati dai nostri media. Media che non parlano quasi mai del pericolo della violenza domestica, che non dedicano più di 2 minuti al mese alla violenza di genere, ma che però ci aiutano a capire il rischio solitudine causa mondiali.

Stereotipi. Anche se il calcio è ancora oggi un gioco sessuato, cioè il gusto e la passione verso il calcio, è legata al genere: se nasci bambino hai molte più probabilità di appassionarti al calcio di una bambina (con le rare eccezioni che sempre ci sono in questi casi) a causa di tutti i condizionamenti sociali, culturali e comportamentali dell’ambiente in cui vivi (famiglia, scuola, società). Questo è purtroppo innegabile. Una società meno condizionata da sovrastrutture legate al genere, non farebbe diventare il calcio gioco maschile.

Ok. Fino a qui ci siamo. Ma perché legare a questo dato oggettivo lo stereotipo della donna che si dispera perché l’uomo va a vedere la partita? Cos’è, ci siamo fermati davvero agli anni di Rita Pavone? E poi perché dare così tanto peso all’assenza dell’uomo? Al tempo dedicato ai mondiali? Penso che sempre, aldilà dei mondiali, i componenti delle coppie abbiano i loro impegni, i loro interessi, i loro spazi. Qual è quindi il pericolo?

E quale sarebbe poi la soluzione? Non si capisce se sia meglio baciare uno sconosciuto per strada o scimmiottare i gusti del proprio compagno, o peggio ancora rassegnarsi a soffrire per questi momenti di abbandono, o forse la cosa migliore sarebbe approfittare della casa libera per le pulizie. Confido nel prossimo editoriale del Tg1 per scoprire come risolvere il problema.

Intanto i primi risultati:

Stereotipi battono cambiamento per 2 a 0.

Ipocrisia batte sincerità 3 a 0.

Conformismo batte autonomia mentale 4 a 1.

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Gli spazi di donne fanno paura e danno fastidio

Posted by vacrigistina su 11 giugno 2010

Fonte notizia Global Voices

La comunità russa girls only su LiveJournal è stata oggetto di un attacco di pirateria: la comunità è un forum chiuso, al quale per accedere sono necessarie alcune “credenziali” (essere donna e essere invitata da un’iscritta alla comunità) e nel quale le partecipanti discutono, si raccontano, si confidano, si danno consigli. Uno spazio insomma ‘separatista’, anche se forse con contenuti più femminili che femministi.

Tutti i post ed i commenti, l’intero contenuto del sito è stato copiato e trasferito su un sito mirror, diventando quindi pubblico e visibile a tutti/e.

Questo attacco ha ovviamente sollevato problemi relativi al diritto di riservatezza e in merito alla, molto precaria, possibilità di mantenere un livello di difesa e riservatezza sulle informazioni e i contenuti che mettiamo in rete. Ma oltre a questo problema, ben affrontato nell’articolo di Global voices, si solleva anche un’altra questione: perchè è stato fatto un gesto simile?

La causa non è soltanto la curiosità maschile di conoscere il contenuto dei messaggi scambiati tra le iscritte alla comunità. Purtroppo è anche altro. Nasce forse dalla convinzione che uno spazio di donne che chiaccherano sia luogo di frivolezza, e che possa essere spiato per farsi due risate, per trovare la conferma a tutte le immagini stereotipate che si hanno delle donne e delle ragazze, ma è la reazione anche a qualcosa di più profondo e pericoloso. Reazione all’insofferenza verso uno spazio solo di e per donne, che esclude esplicitamente gli uomini. Reazione al disagio di coloro che sono sempre stati escludenti e non esclusi. Ma è soprattutto reazione al timore di quello spazio, dove alcune donne parlano e si aiutano, timore della collaborazione e del supporto tra donne.

Conferma di questo atteggiamento da un lato difensivo e dall’altro offensivo, sono le opinioni poi espresse da alcuni uomini sui messaggi scritti nel sito girls only, e che Global Voices riporta: “Avevo un’opinione migliore delle donne. […] Le donne non sono stupide. Sono più immorali, cattive e meno tolleranti degli uomini”. Tanto per citarne uno.

Non so cosa possa aver letto questo povero uomo, così morale e tollerante da invadere uno spazio “privato” e spiare altre persone, per averlo portato ad una conclusione così lapidaria (probabilmente qualche commento sentito come “attacco” alla virilità maschile). Ma so che un atteggiamento del genere, è il classico esempio di quanta insofferenza ci sia verso la prospettiva delle donne sul mondo, sulla loro visione delle relazioni, di quanto venga sminuito il loro desiderio di confronto e di scambio tra donne, di quanto sia facile giudicare – negativamente – senza comprensione, quello che le donne pensano e si raccontano. E creare uno spazio autonomo risponde anche al bisogno di essere libere da questo giudizio così socialmente e storicamente condizionante e limitante.

Ma le donne non possono avere una “camera tutta per loro”, uno spazio libero dal controllo e dal giudizio degli uomini, non possono fare rete tra donne, non possono pensare e parlare tra loro negando la possibilità agli uomini di giudicare e togliendoli il divertimento di ridicolizzarle. Riducendo cioè il potere che gli uomini hanno sulle donne.

La rete tra donne dà fastidio (e forse forse, fa anche un pò invidia) e fa paura, perchè dalla rete può nascere condivisione dei problemi e costruzione delle soluzioni, può nascere la voglia e la possibilità di reazione di fronte ad alcune situazioni, può generare voglia, offrendo anche gli strumenti, per il cambiamento. E’ questo ovviamente per chi è stato e sta in una situazione di privilegio e di potere, non può che far paura. Spazi per pensare collettivamente sulle relazioni di genere, luoghi virtuali di idee, consigli, parole in libertà, se dichiaratamente separatisti fanno paura, perchè sono espressione della libertà e dell’autonomia delle donne.

Quindi aldilà dei contenuti del sito Girls only (che non posso consultare non conoscendo il russo) personalmente difendo la possibilità delle donne – per secoli impossibilitate ad entrare negli spazi pubblici – di scegliere di costruirsi uno spazio virtuale pubblico solo per loro, perchè difendo la libertà di essere e di pensare delle donne nei modi che esser ritengono più opportuni e perchè questo attacco al loro spazio virtuale mi sembra un’altra nuova declinazione della violenza psicologica di genere.

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Anniversario sentenza costituzionale n°33/1960 (le mestruazioni non contano più)

Posted by vacrigistina su 19 maggio 2010

Presentata il 13 maggio e depositata in cancelleria il 18 maggio la sentenza costituzionale n°33 del 1960 segna un passaggio fondamentale nel cammino verso la parità tra donne e uomini nel nostro paese.

La sentenza infatti si pronuncia sull’incostituzionalità della norma contenuta nell’art.7 legge del 17 luglio 1919 n° 1176, articolo, sulla base del ricorso presentato nel 1959 da Rosa Oliva contro il Ministero dell’Interno per l’impossibilità, in quanto donna, di partecipare alla selezione concorsuale per la carriera prefettizia. Tale norma infatti escludeva le donne da tutti gli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di diritti e di potestà politiche, limitando quindi per esempio l’accesso alla carriera prefettizia e alla magistratura.

La corte costituzionale dichiara la legge incostituzionale perché in contrasto con l’art.3 Cost. e l’art.51, stabilendo che il legislatore non può dettare norme attinenti al requisito del sesso e non può infrangere il principio fondamentale dell’eguaglianza.   

A seguito di questa sentenza, nel 1963 è stata emanata la legge n°66 che abroga la legge 1176 e stabilisce che “La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge. L’arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari”.

La legge relativa alla forze armate, è stata poi emanata nel 1999, dopo ben 36 anni!

L’eguaglianza che oggi a molte giovani donne sembra tanto scontata, e sembra raggiunta totalmente, fino a 50 anni fa, era esplicitamente negata da leggi e ordinamenti. Grazie all’iniziativa di una coraggiosa e determinata donna, è stato possibile eliminare una grave discriminazione. E oggi a che punto stiamo? Come possiamo agire per andare oltre l’eguaglianza formale e arrivare all’eguaglianza sostanziale? Molte sono le risposte. Al convegno tenuto dal “Comitato 50 anni verso la parità” (sono previste altre iniziative per celebrare questo importante anniversario), le presenti Rosa Oliva e Maria Rita Saulle – giudice costituzionale – hanno invitato a “richiamare” l’attenzione della corte costituzionale su altre norme che possono in un qualche modo limitare l’eguaglianza e discriminare le donne, soffermandosi in particolare sulle norme spesso disattese relativi alle azioni positive. Intanto sarebbe già una buona cosa ricordare questo momento, ricordare che fino a non molto tempo fa a causa delle nostre mestruazioni non potevamo fare le giudici o le magistrate, e tenendo ben presente che i diritti e la possibilità di esercitarli non sono mai stati regalati del potere di turno e sono sempre in pericolo. I diritti purtroppo in queste nostre società falsamente democratiche e egualitarie, vanno conquistati e una volta conquistati vanno difesi. Non ci possiamo distrarre e non ci possiamo crogiolare sulle conquiste altrui. Anche se oggi siamo tornando ad livello ancora più basso: moltissime sono le ragazze e le donne che non conoscono e riconoscono le conquiste delle donne, per le donne e per una società migliore, moltissime sono pronte a sputare sul piatto dove mangiano (spesso accontentandosi delle briciole o scambiando per caviale gli avanzi di lombo o peggior ancora volendo adeguarsi al gusto del caviale) servito dai movimenti femministi e da donne coraggiose e determinate. Oggi, forse schiacciate dal benessere e dalla precarietà esistenziale, siamo ad un livello ancor più basso perché non sappiamo più riconoscere i nostri diritti, riconoscere le offese e le discriminazioni, non sappiamo più dare voce ai nostri desideri e alle nostre idee, non ci sembra poi così anormale e ingiusto non aver diritti o non poterli esercitare.

Ma adesso ricordiamo i bei momenti: auguri sentenza costituzionale 33/60!

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Stupratele tanto abortiscono

Posted by vacrigistina su 12 maggio 2010

Domenica a Massa Carrara si è svolto un convegno sulla pillola RU486 organizzato da Forza Nuova. All’incontro è intervenuto Roberto Fiore che dopo aver espresso le sue posizioni anti abortiste e aver paragonato l’interruzione di gravidanza all’eutanasia è stato contestato da alcune donne del comitato “Usciamo dal silenzio”. In risposta alle contestazioni (condivisibili) è stata urlata la frase, difficile da commentare per la sua gravità e violenza,  “strupatele tanto abortiscono”.

Per maggiori informazioni potete leggere l’articolo pubblicato su l’Antefatto e sul Tirreno di Massa Carrara

In risposta a quanto accaduto sul blog di Forza Nuova è stata pubblicata la posizione del partito fascista che accusa le femministe (?) presenti di essersi “rese protagoniste di un tristissimo spettacolo sul finire della conferenza, durante il quale hanno inveito con rabbia e astio nei confronti del nostro segretario nazionale Roberto Fiore, ospite dell’evento, che dal canto suo ha tenuto toni bassi e moderati, rispondendo alle loro farneticazioni con calma e precisione“.  E ancora: “Le femministe hanno quindi ben pochi motivi per fare dello strumentale vittimismo di convenienza: la loro azione si è dimostrata per quello che è, ovvero una becera e premeditata provocazione ai limiti della democraticità e del comune senso di civiltà”  (che invece a quanto sembra Forza Nuova e Fiore hanno).

Fiore, sempre sul sito di Forza Nuova, ha inoltre precisato che il suo “intervento volgeva proprio all’ esaltazione dell’ orgoglio femminile e materno che deve al dilà delle avversità economiche, sociali e culturali difendere quella fortunata condizione naturale che le porta ad essere portatrici di Vita e di Futuro per la nostra nazione. Pertanto oggi posso solamente dire alle donne che sarebbero state raggiunte dal demenziale insulto che Forza Nuova le criticherà fortemente sempre per le loro posizioni, ma le difenderà sempre come nostre sorelle, madri, mogli e figlie” In proposito alle azioni di difesa della destra avevo già scritto qualcosa in questo post ; vorrei far notare la visione fallocentrica del partito: le donne – qui quelle femministe – esistono solo nelle relazioni familiari e in relazione quindi agli uomini; le donne hanno un’orgoglio femminile (bleah) perchè possono procreare per la nazione. Anche per questa visione (oltre a tutte le altre posizioni che qua non sto a riprendere) oltre che per la posizione antiabortista espressa nell’intervento, le donne che si sono alzate e hanno contestato non solo non meritano insulti ma al contrario si meritano applausi. Quelli di Forza Nuova sono fascisti, hanno fatto bene a ricordarlo “le femministe” presenti. E dai fascisti non ci si può aspettare altro che violenza fisica e verbale e una visione del mondo patriarcale.

Per quanto riguarda la definizione usata da Fiore per qualificare l’insulto,  altro che demenziale chi ha pronunciato quella frase ha compiuto un vero e proprio atto di incitamento all’odio e alla violenza di genere. Demenziale definirei piuttosto il paragone aborto-eutanasia. Anche se ovviamente non sarebbe del tutto insensato se il paragone volesse evidenziare la posizione di certe forze sociali e politiche, partiti fascisti e chiesa cattolica in primis, versoquesti due diritti e verso il corpo delle donne e delle persone, volesse evidenziare la loro ipocrisia verso quello che loro definiscono vita ma vita non è ancora o non è più bilanciata da un’indifferenza – silenzio – razzismo verso quella che è vita ma che loro giudicano vita inferiore.

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Donne avete paura?

Posted by vacrigistina su 11 maggio 2010

Il silenzio di queste settimane diventerebbe assordante in queste giornate di violenza contro le donne. Consapevole del fatto che oggi non è una giornata così particolare, e che purtroppo gli episodi di violenza degli uomini sulle donne (come ben ci ricorda il blog bollettino di guerra) sono quotidiani, anche se non considerati dai media.

Sto ascoltando la trasmissione di Popolare Network “Microfono aperto” dedicata alla violenza di genere. Mi sono persa l’inizio ma mi sembra di capire che il focus sia incentrato sul fastidio degli uomini nel sentirsi paragonati a bestie violente. Mi sembra di capire che è emerso anche un certo fastidio verso la scelta del tema. Mi sembra di capire che la domanda che il conduttore ha posto alle donne è la seguente: avete paura degli uomini?

Sono una grande fan di Popolare Network, e anche della trasmissione, e so che buona parte di essa viene “affidata” agli interventi degli ascoltori, ma credo che oggi sia stato commesso un grave errore di prospettiva.

Parlare di violenza sulle donne, chiedendo agli uomini se si sentano infastiditi dalle notizie di cronaca e dalle valutazioni (purtroppo sempre superficiali) che vengono fatte mi sembra veramente assurdo. Dovrebbero più che essere infastidi essere preoccupati per sè e per la società in cui vivono. E questa potrebbe essere già una domanda più intelligente. Credo che un maggior coinvolgimento degli uomini su questa tematica sia fondamentale, ma coinvolgerli significa informarli, farli riflettere, spingerli a mettersi in discussione, e non tanto stimolare la loro difesa e il loro rifiuto della violenza.

Noi donne, più o meno femministe, abbiamo a lungo riflettuto sui ruoli di genere, sugli stereotipi, sulle pratiche e sui modelli sessisti, perchè gli uomini non l’hanno mai fatto? Perchè invece di mettere in discussione loro stessi e la società maschilista e patriarcale in cui vivono, parlano di fastidio? Perchè non si sono mai chiesti davvero come mai siano gli uomini a fare violenza fisica sulle donne? Perchè accettano quotidianamente che questo accada? Perchè non fanno qualcosa di concreto (insieme alle tante donne che lo fanno) invece di limitarsi a trovare giustificazioni, spiegazioni alle singole storie di violenza, cause, invece di lmitarsi a difendere la loro immagine sociale? Tutti pronti a dire che non tutti gli uomini sono violenti e nessuno pronto a riflettere veramente sulla violenza di genere. Nessuno pronto a mettersi in discussione. Ed è ovvio il motivo: la loro secolare situazione di privilegio. Il loro secolare potere. La loro secolare posizione di comodo. Cambiare la società per eliminare la violenza di genere comporta un cambiamento radicale delle relazioni tra generi, che avrebbe come prima conseguenza la perdita del potere e del privilegio degli uomini. Questo è il vero problema. Questo è il vero ostacolo.

Ma perchè, poi, chiedere se gli uomini sono infastiditi da questa immagine di violenza che li viene associata quando (raramente) i media parlano dei tanti episodi di omicidi, stupri, stalking a danno delle donne? Perchè allora non chiederli (quello che invece io mi chiedo sempre) se non si sentono infastidi dall’essere trattati come bestie dalle pubblicità e dai vari media che li bombardano con immagini di donne nude, di culi, di tette? Perchè non chiederli se non si sentano infastiditi da un governo di puttanieri? Perchè non chiederli se non si sentono infastiditi dalla loro condizione di privilegio? Dall’essere (auto?) esclusi dai compiti di cura della famiglia e della casa? Si sentono forse infastiditi da un parlmento quasi totalmente maschili? Si sentono infastiditi dalle battute sessiste? Dai ruoli stereotipati a cui sono educati? Quando saranno chiamati gli uomini a dover rispondere a queste domande invece che spinti a difendersi e a difendere la loro posizione di privilegiati?

Certo sapere che ci sono uomini che prendono le distanze dalla violenza, mi potrebbe far piacere se prendere le distanze non significasse indifferenza o fastidio, come invece mi sembra sia.

Comunque rispondendo alla domanda rivolta dal conduttore: si ho paura. Ho paura perchè oggi si parla di disagio degli uomini di fronte ai cambiamenti sociali e alle relazioni di genere, si parla di fastidio di fronte all’associazione uomo-violenza, si parla di solitudione dell’uomo, di difficoltà maschile di fronte ai cambiamenti sociali delle donne dentro e fuori le mura domestiche, ho paura perchè questa prospettiva nella migliore delle ipotesi far perdere di vista le cause reali e nella peggiore giusitifica la violenza di questi giorni. Violenza che forse è bene ricordare, c’è sempre stata anche quando le donne lavoravano solo dentro casa, quando le donne non potevano divorziare, quando le donne non potevano scegliere il fidanzato, quando non potevano avere diverse esperienze sessuali. Non cerchiamo quindi stupide spiegazioni nel divorzio, nella difficoltà dei giovani di fronte ai cambiamenti, nella solitudine degli uomini lasciati. Queste sono solo alcune sfumature di una stessa cuasa: abuso del potere maschile. E l’unica soluzione è quella di introdurre una nuova concezione di potere e soprattutto di eliminare il potere degli uomini in tutte le sue forme. Se questo non avviene io ho paura ma non degli uomini ma dei pericoli di una società che non sa cambiare.

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In Toscana incarichi politici importanti a donne

Posted by vacrigistina su 26 aprile 2010

Che bello trovare un interessante articolo sul quotidiano il Tirreno, che molto spesso nel dare notizie di genere, se così le possiamo definire, fa spesso errori di prospettiva e di linguaggio. Peccato solo per le virgolette alla parola “assessore”,e la sostituzione della parola assessora con assessore ma sempre meglio dell’espressione donne assessori. Meglio poi di altri quotidiani toscani che titolano “giunta rosa”.

l’articolo che commenta la scelta del nuovo presidente della Toscana di nominare due donne – Daniela Scaramucci e Anna Marson – rispettivamente assessora alla sanità e dell’urbanistica

Daniela Scaramucci , manager della McKinsey, ha svolto una ricerca – Women matter – dimostrando che le aziende con una maggiore presenza femminile ai vertici hanno un’organizzazione più efficace e migliori performance. Questo ci fa ben sperare che la assessora possa nel suo ruolo istituzionale portare con sè una consapevolezza di genere e una differenza nella gestione del “potere”.

Di Anna Marson, docente di tecnica e pianificazione urbanistica, un’intervista interessante è consultabile sul sito Tempi e spazi

Nella Giunta Toscana su 10 assessorati 5 sono stati assegnati a donne – cose che potrebbe essere scontata o non rilevante ma che come sappiamo bene non è ancora così – e anche per il posto di vice è stata nominata una donna.

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25 aprile

Posted by vacrigistina su 25 aprile 2010

Stamattina mi sono alzata,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
Stamattina mi sono alzata
E ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
O partigiano portami via
Che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiana
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E se io muoio da partigiana
Tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E seppellire lassù in montagna
Sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
E le genti che passeranno
Mi diranno o che bel fior.

È questo il fiore della partigiana
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
È questo il fiore della partigiana
Morta per la libertà.

È questo il fiore della partigiana
Morta per la libertà.

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